Esiste una stretta connessione tra le dinamiche di controllo e isolamento tipiche della violenza domestica e i meccanismi di omertà e sopraffazione propri dei contesti mafiosi e per sconfiggerli è necessario rafforzare le reti di protezione e i percorsi di autonomia per chi decide di denunciare e rompere il silenzio.
Lo hanno sottolineato il Presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e l’avvocato Ilaria Ramoni, consulente della Commissione parlamentare Antimafia e Presidente del Comitato tecnico-scientifico a supporto della Commissione stessa, auditi a Palazzo Pirelli durante una seduta della Commissione speciale Antimafia, anticorruzione, trasparenza ed educazione alla legalità.
“Le riflessioni e i dati presentati -sottolinea la Presidente della Commissione regionale Antimafia Paola Pollini (M5Stelle) –ci consegnano un messaggio chiaro: la violenza di genere, quando si innesta in contesti mafiosi, assume contorni ancora più complessi e richiede risposte istituzionali ancora più solide. La Commissione regionale Antimafia intende trasformare queste indicazioni in azioni concrete, a partire dal Consiglio regionale, per rafforzare la protezione e le opportunità di libertà rivolte alle vittime e per sostenere, con tutti gli strumenti adeguati, l’iter delle proposte di legge richiamate durante l’audizione. Occorre intervenire su più livelli. Serve un salto culturale e una presa di posizione netta e diffusa, capace di isolare socialmente ogni forma di violenza e di sopraffazione. Per questo motivo lavoreremo per rendere più forti le reti territoriali, migliorare la formazione degli operatori e intensificare il raccordo tra istituzioni”.
In tal senso, ha spiegato la Presidente Pollini, le iniziative che la Commissione regionale Antimafia porterà in Consiglio regionale, in coerenza con il percorso già avviato attraverso la ripresa del progetto “Liberi di scegliere”, mireranno in particolare a: rafforzare il coordinamento tra istituzioni regionali, enti locali, autorità giudiziaria, forze dell’ordine e servizi territoriali, per migliorare l’emersione e la presa in carico delle vittime in contesti ad alto rischio; promuovere strumenti di protezione e autonomia (accoglienza, tutela, percorsi abitativi e lavorativi) per donne e minori che scelgono di uscire da circuiti di violenza e condizionamento mafioso; sostenere e valorizzare la rete dei centri antiviolenza, promuovendo anche formazione specifica per la gestione dei casi legati a famiglie e ambienti criminali, dove le pressioni e il rischio di ritorsione sono particolarmente elevati; supportare l’iter delle proposte di legge citate dagli auditi, favorendo un’azione istituzionale di impulso e interlocuzione a ogni livello di competenza, affinché le misure normative possano tradursi rapidamente in tutela effettiva.