Seduta pomeridiana di Consiglio regionale dedicata alla discussione di alcune mozioni: di seguito la sintesi
Interventi volti a garantire la gratuità del raccordo autostradale Ospitaletto-Montichiari, nota come “Corda Molle”
La strada cosiddetta “Corda Molle” nel bresciano è stata al centro del dibattito pomeridiano in Aula Consiliare.
Sul tema, ossia l’introduzione di un pedaggio su un’arteria da sempre attraversabile in modo gratuito, sono state presentate tre mozioni abbinate, firmate rispettivamente da Massimo Vizzardi (Misto), AVS e Pd e Lega.
Al termine della discussione, a seguito anche dell’intervento dell’Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Terzi, si è deciso di approvare i documenti con un dispositivo unificato.
Le mozioni impegnano la Giunta “a sollecitare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti affinché il concessionario Autovia Padana S.p.A. avvii una sperimentazione, che consenta di estendere a tutti i Comuni del bacino afferente alla Corda Molle la gratuità o specifiche agevolazioni, sulla base di criteri oggettivi legati all’impatto territoriale, sociale ed economico dell’infrastruttura e senza oneri a carico del bilancio regionale. Considerata l’estraneità di Regione Lombardia rispetto alle competenze concessorie e tariffarie rispetto all’infrastruttura, a confermare la volontà di farsi parte attiva, in raccordo con la Provincia di Brescia, i Comuni e gli altri soggetti coinvolti (ad esempio le associazioni di categoria degli autotrasportatori) nella definizione e revisione della convenzione in corso di formalizzazione; ad adoperarsi affinché, nell’ambito della convenzione o di eventuali accordi integrativi, sia garantita la gratuità del raccordo, superando soluzioni temporanee o parziali, e a garantire che le ulteriori valutazioni sui flussi di traffico tengano conto dei dati di transito antecedente il primo marzo 2026, cosi da assicurare un’analisi comparativa completa e attendibile”.
Il documento impegna infine a riferire periodicamente alla Commissione consiliare competente sugli esiti delle interlocuzioni avviate e sugli sviluppi della vicenda.
Nel dibattito sono intervenuti: Massimo Vizzardi (Gruppo Misto), Floriano Massardi (Lega), Emilio Del Bono e Miriam Cominelli (PD), Paola Pollini (M5Stelle), Diego Invernici (FdI) e Claudia Carzeri (FI).
Revisione strutturale e gestionale delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA): sostenibilità, qualità delle cure, equità, valorizzazione del settore “non profit”, “rette Alzheimer”, Frisl
L’Aula ha approvato due punti della mozione presentata da Davide Casati (PD) con cui si propone un intervento organico e strutturale sul sistema delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA).
Le azioni approvate riguardano l’evoluzione del modello di RSA verso strutture “multiservizi” integrate con l’assistenza domiciliare e le cure intermedie e la sperimentazione di Centri di Valutazione e Prenotazione (C.V.P.).
Respinti a maggioranza gli altri 8 punti di riforma indicati dalla mozione: l’equilibrio tra componente sanitaria e componente sociale; l’adeguamento del numero dei posti letto convenzionati con il sistema sanitario regionale; la ripartizione degli oneri delle prestazioni sociosanitarie a elevata integrazione sanitaria e la copertura costi di degenza; la revisione degli standard gestionali e strutturali; la valorizzazione del personale; il rimborso dei farmaci; la valorizzazione del “non profit”; il ripristino del FRISL (Fondo Ricostituzione Infrastrutture Sociali Lombardia).
In Lombardia ci sono 700 RSA (il 75% gestite da enti non profit) con 165 mila posti letto con un tasso di saturazione oltre il 95%. Nei prossimi 5 anno 10% degli OSS (Operatore Socio Sanitario) e degli ASA (Ausiliario Socio Assistenziale) e il 4% degli infermieri andranno in pensione. L’aumento dei costi a carico delle famiglie ha subito un aumento del 16%.
“Lo scenario che abbiamo di fronte è preoccupante: va affrontato in modo coraggioso perché il sistema rischia di non reggere in futuro – ha spiegato Davide Casati -. Per questo con questa mozione abbiamo proposto una visione di medio e lungo termine che ci consenta di invertire la rotta e cambiare prospettiva. Il nostro obiettivo è impegnare il Consiglio regionale e la Giunta a intraprendere un percorso di riforma del sistema delle RSA”.
Nel corso del dibattito sono intervenuti:
Samuele Astuti (PD): “Dobbiamo avere la forza di raccogliere con coraggio la sfida di riformare il sistema delle RSA”.
Carlo Borghetti (PD): “La mozione contiene proposte ragionevoli che incidono sulla sostenibilità del sistema RSA che significa sostenibilità per le famiglie che hanno subito un aumento delle rette, per il personale che deve affrontare un aumento del carico assistenziale e nuove competenze e per gli enti gestori. Le RSA hanno le competenze e le figure professionali per fare da regia all’intera filiera socioassistenziale. Mettere risorse sulle RSA significa investire sul futuro perché significa risparmiare sul servizio sanitario”.
Paola Bulbarelli (Fratelli d’Italia): “Le RSA sono un pilastro del modello lombardo e un presidio di cura per le persone più fragili della nostra comunità in un contesto di cambiamenti sociali, demografici e clinici. Oggi queste strutture sono sempre più piattaforme di interdipendenza tra ospedale e territorio ad alata intensità sanitaria e sono collocate in una filiera che integra una presa in carico multidimensionale”.
Claudia Carzeri (Forza Italia): “Le RSA oggi sono presidi sociosanitari ad altissima integrazione sanitaria sempre più integrate con il territorio e con una programmazione coerente con il fabbisogno reale. Dobbiamo lavorare per ridurre il peso sulle famiglie senza creare scompensi al sistema”.
Diego Invernici (Fratelli d’Italia): “È sicuramente positivo il percorso volto a rafforzare l’integrazione delle RSA con medicina territoriale, all’interno di una cornice di programmazione regionale esistente”.
Emanuele Monti (Lega): “Nella gestione RSA oggi c’è un coinvolgimento pieno del territorio attraverso la partecipazione di Comuni, associazioni e parrocchie. Questo modello funziona pur nella consapevolezza che si debba andare sempre più verso strutture multiservizi integrate con assistenza domiciliare e telemedicina”.
Paola Pizzighini (Movimento 5 Stelle): “Esiste gap profondo tra bisogni dei cittadini e la risposta del welfare regionale che scarica sulle famiglie i costi sanitari pubblici. Serve una revisione profonda del sistema delle RSA perché i parametri regionali sono ormai superati”.
Iniziative regionali per la prevenzione e il contrasto al diabete e all’obesità
“Il nostro obiettivo è chiaro: intervenire prima che la malattia produca complicanze gravi e costi sanitari elevati. Per questo chiediamo di completare l’integrazione del Fascicolo Sanitario Elettronico, migliorare la qualità dei dati, valutare l’istituzione di un Registro regionale dell’obesità e rafforzare la Rete Diabetologica regionale”.
Lo ha sottolineato Silvia Scurati (Lega) presentando in Aula la mozione che prevede iniziative per la prevenzione e il contrasto di diabete e obesità e per la promozione di corretti stili di vita approvata all’unanimità dal Consiglio regionale.
La mozione nasce dal lavoro dell’Intergruppo consiliare “Diabete, obesità e stili di vita” nato nel luglio del 2024 su iniziativa di Claudia Carzeri (Forza Italia), Carmela Rozza (PD), Silvia Scurati (Lega) e Alessia Villa (Fratelli d’Italia).
“L’obesità e il diabete rappresentano due emergenze sanitarie in crescita, con un impatto molto rilevante sulla salute pubblica e sui costi del sistema sanitario ed entrambi i fenomeni sono fortemente correlati e influenzati dagli stili di vita – ha spiegato Silvia Scurati -. L’obesità è una condizione che comporta gravi ripercussioni sulla salute: aumenta il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, diabete di tipo due, apnee notturne, artrosi, alcuni tumori, depressione, infertilità femminile, asma e complicanze metaboliche. Una gestione efficace del diabete richiede una presa in carico integrata e continuativa dei pazienti fondata sulla diagnosi precoce, sull’educazione terapeutica, sul monitoraggio glicemico, sulla continuità delle terapie e sul supporto psicologico. Per questo è necessario rafforzare la rete territoriale e la sinergia fra medicina generale, specialisti, servizi sociali e associazioni di pazienti secondo le indicazioni del Piano Socio-Sanitario Integrato della Lombardia 2024-2028 che individua nella prevenzione e nella promozione della salute elementi cardine per la sostenibilità e l’efficacia del sistema regionale di welfare”.
La mozione mette al centro la prevenzione che deve partire dal territorio, mettendo in rete medici di medicina generale, Case di Comunità, specialisti, farmacie e scuole e puntando su screening più diffusi, educazione alimentare, promozione dell’attività fisica e sostegno alle famiglie, con particolare attenzione ai giovani.
Il documento affronta anche temi fondamentali come l’accesso uniforme ai dispositivi di automonitoraggio, il potenziamento della rete del piede diabetico, l’integrazione tra diabetologia, cardiologia e nefrologia e il contrasto all’abusivismo professionale nel campo della nutrizione.
Grande attenzione è rivolta anche alla scuola, con il rafforzamento delle reti che promuovono salute, programmi continuativi di educazione alimentare, potenziamento delle scienze motorie e sviluppo delle “Palestre e Associazioni per la Salute”, in collaborazione con Comuni e associazioni sportive.
In Lombardia i cittadini con diabete di tipo due sono poco più di 700 mila, circa il 30% della popolazione adulta è in sovrappeso e quasi il 10% è obesa, con tassi in aumento soprattutto nelle fasce più giovani (dati del sistema di sorveglianza PASSI – Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia); circa il 23% dei bambini di 8-9 anni risulta in sovrappeso o obeso, ovvero quasi uno su quattro (dati Sistema di sorveglianza “Okkio alla Salute”); circa 500.000 persone sono affette da diabete mellito, con una prevalenza stimata del 5,1% della popolazione (dati del Piano regionale della prevenzione della Lombardia); in Lombardia ci sono circa 12.000 pazienti con il piede diabetico con alta complessità e nel 2024 ci sono stati oltre 6.000 ricoveri in 92 strutture.
L’impatto economico del diabete sul servizio sanitario lombardo è stimato in 800 milioni di euro annui tra costi diretti (farmacie, visite, ospedalizzazioni) e indiretti (assenza del lavoro, disabilità, perdita di produttività)
Transizione degli allevamenti intensivi ad allevamenti senza gabbie
Respinta dall’Aula del Consiglio regionale la mozione illustrata da Paola Pollini (M5Stelle) che impegnava la Giunta a promuovere e sostenere la transizione degli allevamenti intensivi ad allevamenti senza gabbie.
Nel motivare il voto contrario della maggioranza, Claudio Mangiarotti (FdI) ha spiegato come “Regione Lombardia ha già avviato un percorso concreto per sostenere il miglioramento del benessere animale, accompagnando le aziende con strumenti, risorse e confronto costante con le filiere. La transizione è un processo serio, che richiede gradualità, equilibrio e soluzioni tecniche adeguate, non atti simbolici o prese di posizione ideologiche. Parlare in modo generico di ‘allevamenti intensivi’ senza distinguere specie, strutture e investimenti già realizzati, significa semplificare un tema complesso e rischiare di colpire indiscriminatamente un settore strategico per la nostra economia”.
Il documento presentato dal Movimento 5 Stelle chiedeva alla Giunta di intervenire presso il Governo, anche attraverso la Conferenza Stato-Regioni e in attesa delle decisioni della Commissione europea in merito, affinché siano adottate misure concrete per avviare una transizione graduale verso sistemi di allevamento senza gabbie. Si proponeva inoltre di: sollecitare il Governo alla definizione di disciplinari specifici nell’ambito dei sistemi SQNBA (Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale) e/o SQNZ (Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia) che prevedano il divieto o la forte limitazione dell’uso delle gabbie; garantire che, nell’ambito delle forniture per mense, uffici pubblici e strutture regionali, i prodotti di origine animale provengano esclusivamente da allevamenti senza gabbie; istituire un fondo regionale destinato a sostenere i costi di conversione delle aziende zootecniche verso sistemi di allevamento “cage-free”.