Professioni sanitarie, via libera alla proposta di legge al Parlamento

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il documento che supera il vincolo di esclusività per il personale sanitario

Il Consiglio regionale compie un passo concreto per rafforzare il Servizio sanitario nazionale (SSN) e supportare il lavoro delle professioni sanitarie: nella seduta di oggi l’Aula ha approvato a maggioranza la proposta di legge al Parlamento “Disposizioni in materia di attività libero-professionale delle professioni sanitarie” che punta a superare definitivamente il vincolo di esclusività per i professionisti sanitari dipendenti del SSN, consentendo loro di esercitare la libera professione al di fuori dell’orario di servizio.

L’iniziativa legislativa nasce dalla necessità di dare una risposta strutturale alle criticità che da anni interessano il sistema sanitario: carenza di personale, scarso interesse per le professioni sanitarie, crescente domanda di assistenza territoriale e domiciliare e necessità di ridurre le liste d’attesa. Dopo le deroghe temporanee introdotte durante l’emergenza pandemica, la Lombardia propone una modifica normativa stabile, riconoscendo pari dignità alle professioni sanitarie rispetto alla dirigenza medica.

Con questa proposta la Lombardia vuole aprire una riflessione nazionale sul futuro del nostro sistema sanitario. Sostenere le professioni sanitarie significa riconoscere competenze, responsabilità e professionalità che rappresentano una colonna portante del sistema sanitario – spiega il relatore Emanuele Monti (Lega) -. Rendere strutturale la possibilità di esercitare la libera professione non indebolisce il servizio pubblico, ma lo rafforza: aumenta l’efficacia del comparto, migliora la continuità delle cure, contribuisce a ridurre le liste d’attesa e offre ai cittadini servizi più vicini ai loro bisogni. È una riforma di buon senso che guarda al futuro della sanità italiana: non pone vincoli o obblighi, ma toglie lacci e lacciuoli che non rispondono ai bisogni sanitari e sociali del nostro Paese. L’obiettivo finale è avviare un confronto in Parlamento per arrivare a una disciplina uniforme e stabile che renda il Servizio sanitario nazionale più moderno, efficiente e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e dei professionisti“.

Secondo l’impostazione della proposta, il vincolo di esclusività risulta non più coerente con le esigenze di un sistema che deve integrare sempre di più ospedale e territorio.

La legge consentirebbe a infermieri, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti, tecnici sanitari e agli altri professionisti del comparto di mettere le proprie competenze a disposizione dei cittadini anche in regime libero-professionale, garantendo continuità assistenziale tra ospedale e territorio e favorendo percorsi di cura personalizzati, soprattutto per i pazienti cronici e fragili.

La proposta di legge, composta da tre articoli, demanda alle Regioni la disciplina organizzativa dell’attività libero-professionale e mira a superare definitivamente l’attuale regime transitorio.

Nel corso del dibattito sono intervenuti numerosi Consiglieri regionali:

Paola Bulbarelli (Fratelli d’Italia): “Il superamento strutturale del vincolo di esclusività riguarda il presente e il futuro del SSN. La proposta di legge ha il merito di aprire una riflessione seria sulla valorizzazione professionale ed economica delle professioni sanitarie non mediche. La libera professione non significa un ‘liberi tutti’: servono regole certe che possano valorizzare le professioni sanitarie senza indebolire il servizio sanitario nazionale che resta e deve continuare ad essere il cardine del nostro sistema di welfare”.

Claudia Carzeri (Forza Italia): “Le politiche innovative sono fondamentali per trovare soluzioni concrete alle difficoltà del nostro comparto sanitario, a partire dalla carenza del personale sanitario. Valorizzazione delle professioni sanitarie attraverso il superamento del vincolo di esclusività va in questa direzione”.

Carmela Rozza (PD): “Il giusto riconoscimento della professionalità del personale sanitario non medico deve passare innanzitutto dalla definizione di un compenso minimo massimo regionale per le prestazioni di cui, però, nella proposta di legge non c’è traccia. L’abolizione del vincolo di esclusività non risolve il problema del valore delle prestazioni degli operatori sanitari”.

Silvia Scurati (Lega): “Con questa proposta di legge abbiamo fatto una scelta chiara: valorizzare le professioni sanitarie e adeguare il quadro normativo. Superare il vincolo di esclusività significa riconoscere la libertà professionale del personale sanitario rafforzando, allo stesso tempo, il servizio pubblico che resta un pilastro del sistema sanitario. Con questo atto normativo, innovando le politiche sanitarie, la Lombardia vuole aprire spazi di autonomia per i professionisti del comparto sanitario all’interno di un quadro di regole certe”.