Monitorare il costo dell’energia, che penalizza in modo significativo imprese produttive e turistiche di montagna, nonché le produzioni agricole, comprese quelle non certificate; contrastare lo spopolamento dei territori montani attraverso efficaci politiche di welfare e investimenti mirati in housing sociale, al fine di renderli maggiormente attrattivi anche rispetto alle zone confinanti; presidiare il territorio montano a livello ambientale, non solo tramite azioni di prevenzione dei dissesti idrogeologici ma anche di accompagnamento delle comunità locali verso modelli di sostenibilità territoriale; tutelare le concessioni idroelettriche come risorsa fondamentale per i territori, anche in campo energetico.
Dopo il confronto del 26 gennaio scorso con alcuni europarlamentari lombardi e con l’Assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, la Commissione speciale Territori Montani ha definito oggi i contenuti di una proposta di Risoluzione che sarà presentata nella Sessione Europea del Consiglio regionale del 31 marzo, nell’ambito del “Programma di lavoro della Commissione Europea 2026”.
“La montagna lombarda e le esigenze delle nazioni alpine devono tornare al centro dell’agenda europea -ha sottolineato il Presidente della Commissione Giacomo Zamperini –: un “patto delle terre alte” non come tema marginale, ma come priorità strategica per lo sviluppo, la coesione e la competitività dei territori”.
Altri punti salienti del documento approvato riguardano il rafforzamento del ruolo di EUSALP come strumento realmente operativo di dialogo con Bruxelles, la previsione di fondi europei dedicati ai territori montani senza ridurre le risorse per coesione e agricoltura, la valorizzazione dei risultati dei programmi Interreg in vista della programmazione post 2027 e l’introduzione di strumenti strutturali di fiscalità di vantaggio, anche attraverso misure come le ZES alpine, a sostegno di cittadini e imprese delle aree montane e di confine.
Ampio spazio di confronto è stato dedicato al tema del “freedom to stay”, il diritto a restare.
“Senza casa, senza lavoro, senza infrastrutture e senza servizi – prosegue Zamperini – la montagna si spopola e viene abbandonata. È necessario affrontare con decisione il tema della sostenibilità della vita in montagna, soprattutto nelle aree turistiche e interne. Il “freedom to stay” deve diventare un principio guida delle politiche europee, riconoscendo a cittadini e famiglie la possibilità concreta di continuare a vivere e lavorare nei territori dell’arco alpino e prealpino”.