Seduta pomeridiana di Consiglio regionale dedicata alla discussione di alcune mozioni: di seguito la sintesi.
Recepimento del progetto “Liberi di scegliere” all’interno della legislazione regionale
Via libera del Consiglio regionale ai primi due punti della mozione presentata dalla Presidente della Commissione Antimafia Paola Pollini (M5Stelle) e relativa al recepimento del progetto “Liberi di scegliere” all’interno della legislazione regionale.
Il progetto riguarda il rafforzamento dell’azione preventiva e protettiva nei confronti delle nuove generazioni, al fine di impedire la trasmissione familiare e culturale di modelli criminali.
Il documento approvato invita la Giunta a promuovere, nell’ambito delle competenze regionali, la conoscenza e la diffusione del progetto “Liberi di scegliere” e di avviare un confronto istituzionale con i Tribunali per i minorenni, i Ministeri della Giustizia e dell’Interno e gli altri soggetti coinvolti nel progetto, al fine di individuare le modalità operative per la sua valorizzazione sul territorio lombardo.
Respinta, invece, la parte del testo che chiedeva di presentare entro sei mesi un progetto di legge di adeguamento normativo.
“L’approvazione del documento, sia pure modificato, è un primo passo – ha evidenziato Paola Pollini -. Ora ritengo necessario trovarsi e lavorare per fare di più. La presenza della criminalità organizzata si trasmette spesso per via intergenerazionale ed è nostro dovere offrire un’alternativa concreta a chi vuole affrancarsi da questi contesti. Serve una legge regionale, che aiuti i figli dei mafiosi a cambiare identità e a uscire dall’ambiente criminale”.
Il Sottosegretario all’autonomia Mauro Piazza ha ribadito che il tema affrontato è già parte integrante delle politiche sociali regionali. Dopo aver elencato gli interventi e le misure già attivate, Piazza ha spiegato che “prima di presentare questo documento in Aula, sarebbe stato utile approfondirlo in Commissione, alla presenza anche della Giunta. Il progetto necessita di essere valutato nei contenuti e nelle esperienze alla luce delle specificità della regione e tenuto conto delle azioni e delle risorse già attivate. Fare un progetto di legge regionale nel giro di sei mesi è prematuro”.
Durante il dibattito Paola Bulbarelli (FdI) ha sottolineato come “la nostra regione già ora combatte la mafia e dimostra di avere la forza di creare una rete di protezione e di offrire risorse per il reinserimento”, mentre Michela Palestra (Patto Civico) ha esortato a ragionare sui contenuti: “Facciamo uscire da questa Aula un segnale forte contro la criminalità”. Il Consigliere del PD Paolo Romano ha concluso: “Non possiamo dividerci su questo tema, altrimenti avremo sprecato un’occasione”.
Revisione dei limiti anagrafici per il personale addetto al soccorso sanitario extraospedaliero e al trasporto sanitario
Rivedere i limiti anagrafici per il personale impegnato nel trasporto sanitario e nel soccorso sanitario extraospedaliero, consentendo agli operatori di proseguire la propria attività fino a 75 anni, purché in possesso dei necessari requisiti di idoneità fisica, psichica e psicoattitudinale. È quanto chiede la mozione presentata da Giuseppe Licata (Forza Italia) e approvata dal Consiglio regionale.
La normativa regionale attualmente stabilisce il limite dei 71 anni per gli autisti del trasporto sanitario e per il personale impegnato nel soccorso sanitario extraospedaliero, compresi autisti soccorritori e soccorritori.
La mozione propone di superare un criterio basato esclusivamente sull’età anagrafica, introducendo invece un sistema che tenga conto delle effettive condizioni della persona e preveda verifiche periodiche e uniformi dell’idoneità.
“Il sistema del soccorso sanitario e del trasporto sanitario si regge anche grazie alla disponibilità e all’esperienza di tanti volontari e operatori che ogni giorno prestano il proprio servizio a favore della comunità – ha sottolineato Giuseppe Licata -. In un momento in cui assistiamo a una progressiva riduzione della disponibilità di volontari e a una crescente difficoltà nel reperire personale, non possiamo permetterci di disperdere competenze ed esperienza solo per il raggiungimento di un limite anagrafico. Chiediamo quindi di valutare la possibilità di arrivare fino a 75 anni, naturalmente subordinando la prosecuzione dell’attività a controlli periodici e rigorosi sull’idoneità fisica, psichica e attitudinale. L’obiettivo è valorizzare chi può ancora dare un contributo importante, garantendo allo stesso tempo la massima sicurezza per cittadini e operatori”.
La proposta prevede che l’eventuale revisione della disciplina sia definita in accordo con AREU, ATS, strutture e professionisti competenti e con gli enti del Terzo settore coinvolti. Una modifica che, secondo la mozione, consentirebbe di valorizzare anche il ruolo degli operatori più esperti nella formazione delle nuove leve e di contribuire a garantire continuità a servizi essenziali per i territori lombardi.
Sia i gruppi di maggioranza che quelli di minoranza si sono espressi a favore della mozione precisando che “quando si parla di trasporto e soprattutto di soccorso sanitario, la priorità deve rimanere la sicurezza delle persone, per questo che la mozione subordina l’eventuale proseguimento dell’attività all’accertamento periodico dell’idoneità fisica, psichica e psicoattitudinale. In quest’ottica, se una persona ha maturato esperienze e competenze importanti ed è ancora pienamente idonea a svolgere il proprio servizio, è ragionevole pensare che possa continuare il servizio che eroga da anni in maniera capace e coerente. Sono persone che ogni giorno mettono a disposizione tempo, competenze ed esperienza e che contribuiscono in materia fondamentale a garantire i servizi essenziali e una presenza capillare sul nostro territorio”.
Nel corso della discussione sono intervenuti i Consiglieri Davide Casati (PD), Patrizia Baffi (FdI), Riccardo Pase (Lega), Christian Garavaglia (FdI) e il Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Mauro Piazza.
Rinviata in Commissione la mozione sull’utilizzo di fondi comunitari FSE per il finanziamento delle borse di studio DSU, presentata da Michele Schiavi (FdI). Il documento impegnava il Presidente della Regione e la Giunta ad attivarsi tempestivamente sul fronte della programmazione delle risorse comunitarie e sollecitava l’avvio rapido di una ricognizione delle risorse del PR FSE+ Lombardia 2021-2027 non ancora utilizzate, con l’obiettivo di individuare le coperture necessarie a garantire un tasso di copertura delle borse di studio pari al 100% per l’anno accademico 2026-2027 e per gli anni successivi.
L’Aula ha respinto la mozione presentata da Luca Paladini (Patto Civico) che impegnava la Giunta a rafforzare la disciplina sanzionatoria a carico dei soggetti esterni all’organizzazione dell’Ospedale San Raffaele, prevedendo la sospensione immediata dell’autorizzazione o dell’accreditamento nei casi di violazioni più gravi. Sul fronte delle esternalizzazioni, inoltre, erano richiesti criteri più stringenti e verifiche preventive delle ATS sull’idoneità, la formazione e la supervisione del personale esterno, con particolare attenzione a sicurezza e continuità delle cure. Il documento chiedeva anche di intervenire per il rinnovo del contratto della sanità privata AIOP-ARIS, riducendo le disparità con il personale della sanità pubblica. Infine, la mozione punta a rafforzare il confronto tra strutture accreditate e sindacati, tutelando il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori nella segnalazione delle criticità organizzative e assistenziali.
Respinta anche la mozione abbinata (primi firmatari Onorio Rosati di AVS e Nicola Di Marco del Movimento 5 Stelle) con cui si chiedeva l’intervento immediato della Giunta in merito al licenziamento della storica delegata sindacale, coordinatrice della RSU e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) dell’Ospedale San Raffaele di Milano, avvenuto lo scorso 24 luglio 2026. Il documento invitava la Giunta a richiedere alla Direzione del San Raffaele il reintegro immediato della lavoratrice e di avviare verifiche ispettive e controlli sulla conformità della struttura rispetto alle normative su sicurezza sul lavoro, contrattualizzazione e requisiti di accreditamento con il Servizio Sanitario Regionale. Il licenziamento, motivato dall’azienda con un presunto grave inadempimento contrattuale, è stato contestato dalle organizzazioni sindacali,