Data Center: approvata la legge regionale

L’Aula ha dato il via libera a maggioranza alla normativa che disciplina il settore, la prima in Italia

La Lombardia è la prima a regolamentare i Data Center: per la prima volta in Italia una regione ha approvato una normativa che disciplina il settore dei centri di elaborazione dati.

Nella seduta di oggi il Consiglio regionale, presieduto da Federico Romani, ha approvato a maggioranza la legge sui Data center che ha l’obiettivo di sostenere la crescita del sistema produttivo e di promuovere lo sviluppo sostenibile del territorio e la tutela dell’ambiente, ponendo attenzione alle tematiche ambientali, energetiche e del consumo di suolo.

Il documento nasce dalla necessità di affrontare il fenomeno dei Data Center che in Lombardia è in forte crescita: la nostra Regione ospita quasi la metà delle strutture presenti in Italia, 67 dati center funzionanti nel 2024 su 168 in Italia. Il fabbisogno per tutti i data center in Italia si stima che sia di 3 giga (la metà in Lombardia), mentre gli investimenti del comparto nei prossimi 5 anni ammontano a 22 miliardi in tutta Italia (la metà in Lombardia)

“Con questa legge Regione Lombardia si dota di una cornice chiara e moderna per governare lo sviluppo dei data center, infrastrutture ormai essenziali per la vita quotidiana, l’economia digitale e l’innovazione tecnologica – ha sottolineato il relatore del provvedimento e Presidente della Commissione Territorio Jonathan Lobati (Forza Italia) –. Il nostro obiettivo è coniugare capacità di investimento e sostenibilità ambientale, favorendo il recupero delle aree dismesse, limitando il consumo di suolo e incentivando l’utilizzo di energie rinnovabili. Introduciamo regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici, semplificando i percorsi amministrativi ma garantendo al tempo stesso il controllo pubblico e il coordinamento tra gli enti coinvolti. Vogliamo accompagnare la crescita di un settore strategico come quello dei data center con una visione di sviluppo equilibrata, attenta all’ambiente, all’efficienza energetica e alla qualità del territorio lombardo”.

 Governance regionale delle procedure autorizzatorie (in particolare l’autorizzazione integrata ambientale regionale, AIA), certezza e omogeneità sul territorio regionale con riferimento alla destinazione d’uso urbanistica, gestione dell’elevato consumo energetico, limitando operazioni speculative e favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili, sono i principali indirizzi contenuti nel nuovo intervento normativo che individua le priorità insediative ed energetico-ambientali e disincentiva il consumo di suolo agricolo nello stato di fatto, attraverso la previsione di un maggior contributo di costruzione.

Le due novità principali riguardano la possibilità data ai Comuni di accedere al meccanismo delle compensazioni ambientali nel caso l’operatore intenda realizzare un data center in un’area industriale dismessa e una timeline di un anno (e non più solo 6 mesi) per adeguare i propri strumenti urbanistici alle nuove disposizioni di legge, all’interno di un sistema che prevede incentivi premiali al posto di quelli sanzionatori.

La legge, che è composta da 10 articoli, si introduce nel vuoto normativo nazionale e detta linee guida precise sui criteri di localizzazione, sulle procedure di autorizzazione, sul consumo energetico, prevedendo misure premiali in caso di rispetto delle priorità insediative e introducendo disposizioni per agevolare lo svolgimento delle procedure volte al rilascio dell’autorizzazione unica ambientale di competenza provinciale (AUA) e dell’autorizzazione integrata ambientale di competenza regionale (AIA).

In particolare, l’articolato definisce i data center come insediamenti produttivi ai fini del calcolo del contributo di costruzione e determina gli obiettivi per garantire tempi certi e assicurare il governo regionale delle procedure autorizzatorie.

Istituisce lo “Sportello regionale per i centri dati”, cui spetterà la gestione del procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni, mentre una task force, composta dai tecnici degli enti coinvolti, avrà il compito di indicare le linee di indirizzo tecnico-amministrativo per guidare e agevolare i procedimenti AIA e AUA.

Le aree prioritarie di insediamento saranno quelle di rigenerazione urbana e territoriale, le aree dismesse (cosiddette brownfield), contaminate, degradate, inutilizzate, sottoutilizzate e potenzialmente contaminate. In caso di aree diverse e che consumano suolo agricolo, si prevede l’applicazione di un incremento del contributo di costruzione da destinare a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale e di ripristino dei servizi ecosistemici.

La mappatura aggiornata delle aree comunali dismesse spetterà ai Comuni. Oltre alla Regione, anche le Province e la Città Metropolitana di Milano dovranno tempestivamente pubblicare sul proprio sito istituzionale le informazioni raccolte, pena l’esclusione dall’assegnazione delle risorse regionali in materia di governo del territorio.

L’attuazione della legge regionale, che non prevede nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, sarà infine monitorata da una cabina di regia, composta da tutti i principali attori pubblici coinvolti nell’analisi del “fenomeno centri dati”: rappresentanti della Regione, di ANCI Lombardia, di UPL, di ARPA, di ERSAF, della Città Metropolitana di Milano, delle Università e, previa intesa, da rappresentanti degli Enti gestori delle reti infrastrutturali elettriche.

Nel corso della discussione generale sono intervenuti Giulio Gallera (Forza Italia), Barbara Mazzali (Forza Italia), Michele Schiavi (Fratelli d’Italia), Martina Sassoli (Lombardia Migliore), Silvia Scurati (Lega) e Giacomo Zamperini (Fratelli d’Italia) che hanno posto l’attenzione sulla necessità di governare, in un quadro chiare di regole, il fenomeno della diffusione dei data center che rappresentano sempre di più infrastrutture digitali strategiche per l’economia digitale, lo sviluppo dei territori e la competitività delle aziende.

Per la minoranza sono intervenuti Emilio Del Bono (PD), Nicola De Marco (Movimento 5 Stelle), Michela Palestra (Patto Civico), Matteo Piloni (PD), Onorio Rosati (AVS) e Massimo Vizzardi (Gruppo Misto) che hanno sottolineato l’assenza nella legge del coinvolgimento diretto dei Comuni, limitando l’autonomia dei territori, e di un equilibrio tra la garanzia dello sviluppo e la salvaguardia del territorio poiché non affronta le questioni principali della programmazione, della pianificazione territoriale e del consumo del suolo e non prevede limitazioni alla realizzazione dei data center in aree verdi.

L’Assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica Massimo Sertori ha sottolineato come lo sviluppo dei data center in Lombardia sia collegato all’sistema di “una rete di distribuzione tra le più stabili e affidabile in Europa. I data center sono infrastrutture strategiche di interesse comune. Questa legge nasce da un approccio costruttivo e da un ampio confronto: oggi può fare da apripista a livello nazionale ed essere lo strumento per evitare ogni forma di commissariamento perché è necessario che gli enti locali si assumano le proprie responsabilità. Il futuro è la digitalizzazione: un processo che va gestito e non subito”.

L’Assessore al Territorio e Sistemi verdi Gianluca Comazzi ha parlato della nuova legge come “un punto di riferimento a livello nazionale. I data center sono opportunità di sviluppo per le comunità: con questa normativa abbiamo fissato delle regole e definito un perimetro entro il quale i Comuni e le Province possono gestire il proprio territorio. Senza una legge c’è l’anarchia”.