Una mostra a Palazzo Pirelli per celebrare il centenario della nascita dell’artista Rachele Bianchi, scultrice e pittrice milanese di fama internazionale: è stata inaugurata questa mattina presso lo Spazio Eventi del Pirellone la grande retrospettiva, promossa dall’Associazione Archivio Rachele Bianchi in collaborazione con il Consiglio regionale della Lombardia, dedicata all’artista milanese che ha portato per prima la figura femminile nello spazio pubblico di Milano: la scultura Personaggio, collocata nel 2019 in via Vittor Pisani con lo sguardo verso la Stazione Centrale, è la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne
Il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani ha sottolineato l’importanza di ospitare la mostra antologica di Rachele Bianchi a Palazzo Pirelli, “la casa di tutti i cittadini lombardi. Palazzo Pirelli non è solo il simbolo dello sviluppo e della crescita milanese degli Anni Sessanta e Settanta e del boom economico, ma è anche un simbolo di innovazione e di bellezza, non solo architettonica, ma anche artistica. La mostra dedicata a Rachele Bianchi dimostra come la cultura possa essere strumento di identità, inclusione e crescita per le nostre comunità. Questo progetto culturale tutela e valorizza l’eredità artistica di Rachele Bianchi, trasformando l’idea di ‘rete aperta’ tanto cara all’artista in un orizzonte di dialogo e condivisione con i giovani artisti e con le nuove generazioni creative”.
Il percorso espositivo attraverso un centinaio di opere, disegni, modelli in gesso, terracotte, marmi e bronzi, che “conferiscono alle superfici una matericità intensa e offrono un viaggio immersivo attraverso l’evoluzione del linguaggio di Rachele Bianchi e della profondità dei temi che hanno segnato l’intera produzione dell’artista” – spiega la curatrice Erika Lacava -. La sfida è stata incrociare la produzione cronologica di Rachele con il contenuto simbolico delle sue opere per costruire un percorso tematico”. “La mostra – sottolinea il curatore dell’Archivio Rachele Bianchi Giorgio Uberti – restituisce l’immagine di un’artista autodidatta, prolifica e innovatrice, che attraverso la forma ha contribuito alla rappresentazione della donna nel secondo Novecento fino alle soglie del nuovo millennio, rivendicando oggi il suo posto nella storia dell’arte contemporanea. Con questa mostra ci contaminiamo un po’ tutti con Rachele Bianchi”.
La mostra si apre con una sala di highlights, dove quattro opere emblematiche sintetizzano la complessità dell’universo creativo di Rachele Bianchi accompagnate dalle fotografie di Daniela Ferrante Bernasconi che raccontano la presenza pubblica delle opere dell’artista in Lombardia. Quattordici opere che restituisco una visione inedita del rapporto tra l’artista. il territorio e la dimensione pubblica della sua scultura: Figura (1994) a Renate (MB), Figura (1995) a Morbegno (SO), La caduta (1995) a Teglio (SO), Il castello di Kafka (1995) a Renate (MB), Il castello di Kafka (1995) a Renate (MB), Figura (1996) a Renate (MB), Personaggio (1997) a Sondrio, Personaggio (1997) a Sondrio, Donna (1997) a Teglio (SO), La grande madre (2001) a Marnate (VA), Grande simbiosi (2001) a Milano, L’unione (2007) a Rho (MI), Figura (2008) a Merate (LC) e Personaggio (2014) a Milano.
dal monumentale Personaggio di via Vittor Pisani alle opere che dialogano con musei e spazi aperti. Una sezione intima introduce, invece, alla dimensione privata di Rachele Bianchi: pagelle, lettere, schizzi preparatori, fotografie e appunti d’archivio. Lungo il percorso, frasi tratte da interviste scorrono sulle pareti e accompagnano il visitatore.
L’esposizione prosegue con una sezione dedicata ai disegni degli anni Cinquanta sullo studio del corpo femminile e le ceramiche, primi segnali del passaggio alla tridimensionalità che testimonianza l’urgenza dell’artista di “plasmare la materia” trasformandola in forma e narrazione.
Il cuore della mostra è la grande sala centrale, dedicata ai cicli più profondi e autobiografici dell’artista, dalle sculture ai bassorilievi: le natività e maternità degli anni Cinquanta e Sessanta; la donna ammantata, figura-protezione nata nei momenti di crisi; i Personaggi dal manto geometricamente strutturato e rarefatto; la “rete”, simbolo di inclusione e contaminazione, divenuta una delle cifre più riconoscibili del lavoro dell’artista.
Una sezione conclusiva è dedicata alle tele degli anni Duemila, opere sorprendenti per energia e libertà formale, che testimoniano come, anche oltre gli ottant’anni, Rachele Bianchi continuasse a sperimentare con uno sguardo lucido sul mondo.
“Rachele Bianchi con la sua opera ha rappresentato la donna che cambia nella società ha sottolineato Giuseppe Bariona, Presidente dell’archivio Archivio e figlio dell’artista -. L’artista ha saputo esprimere una volontà espressiva forte spesso in contrasto con le convinzioni dell’epoca. Il centenario è l’occasione per aprire un momento di riflessione sul percorso artistico e sul significato della ricerca di Rachele Bianchi riportato ai nostri giorni”.
Al Consiglio regionale è stata donata un’opera di Rachele Bianchi che sarà esposta in forma permanente al Pirellone: si tratta di una scultura in marmo del 1993 intitolata “Figura con braccia alzate”. “Vogliamo prestare grande attenzione all’arte e alla cultura milanese e lombarda – ha ribadito Federico Romani – ricavando e destinando spazi che possano richiamare l’attenzione dei visitatori sui più grandi artisti della nostra regione: un percorso che abbiamo inaugurato ospitando opere di Salvatore Fiume e che ora prosegue con Rachele Bianchi”.
Artista indipendente e autodidatta, Rachele Bianchi, nata a Milano il 22 settembre 1925 e scomparsa il 23 settembre 2018, si è sempre concentrata sull’evoluzione e l’emancipazione femminile, spesso entrando anche in conflitto con gli stereotipi sociali del suo tempo.
Formatasi nella Milano del dopoguerra, Rachele Bianchi scelse la scultura, un campo tradizionalmente considerato “non adatto” alle donne, dimostrando coraggio e talento straordinari. Nel corso della sua carriera ha saputo affermarsi in un contesto artistico dominato dagli uomini, trasformando materiali impegnativi come marmo e bronzo in opere di grande poesia e potenza espressiva.
In settant’anni di attività quasi ininterrotta, Rachele Bianchi ha realizzato oltre 1.600 opere tra sculture, bassorilievi, ceramiche, disegni, costruendo un percorso artistico centrato sull’evoluzione della figura femminile come archetipo e simbolo.
L’iscrizione di Rachele Bianchi, il 2 novembre 2019, tra le prime cento grandi cittadine benemerite e illustri nel Famedio del Cimitero Monumentale ha sottolineato il legame tra Milano e l’artista che ha saputo lasciare un’impronta significativa nella storia e nella cultura della sua città.
La mostra potrà essere visitata fino a venerdì 6 febbraio nei seguenti orari: da lunedì a giovedì dalle 9 alle 18 e venerdì dalle 9 alle 13. Ingresso libero.
L’Archivio Rachele Bianchi (via Legnano, 14 – Milano), fondato nel 2019, ospita un percorso documentale che ripercorre le tappe fondamentali della vita di Rachele Bianchi attraverso documenti storici. Può essere visitato tutti i mercoledì e giovedì dalle 14.30 alle 18 su prenotazione (info@archiviorachelebianchi.it)