Favorire forme innovative di gestione associata, a partire da quelle già presenti sui territori, che costituiscono esempi replicabili di efficienza ed efficacia. È quanto chiede alla Giunta regionale la Risoluzione approvata oggi all’unanimità dal Consiglio regionale.
Il documento chiede, inoltre, di avviare una revisione della disciplina delle Unioni di Comuni lombarde e del sostegno all’esercizio associato di funzioni e servizi comunali.
“La capacità dei nostri territori di lavorare in una logica di sistema va riconosciuta -spiega il Presidente della Commissione regionale Autonomia e primo firmatario della Risoluzione Giovanni Malanchini (Lega)-. Questa proposta potrebbe essere un primo passo per giungere poi ad interventi legislativi che, a fianco delle comunità di montagna, preveda la costituzione di comunità di pianura con l’obiettivo di rendere territorialmente omogenea la gestione dei servizi, portare un’economia di scala ai Comuni e garantire capacità di controllo sui servizi. In Lombardia il 70% dei Comuni, 1.034 su 1.502, hanno una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti: si tratta di enti che presentano numerose difficoltà connesse ai processi di riorganizzazione istituzionale, alla limitata disponibilità di risorse umane e finanziarie, alla carenza di professionalità specialistiche. Tra gli amministratori locali è diffusa l’idea che sia necessario per i Comuni trovare forme di aggregazione stabili ed efficienti in modo da ottimizzare i costi dei servizi e aumentare la rappresentanza di territori che rischiano di essere sempre più marginali”.
Durante l’esame del documento in Commissione, era stato svolto un approfondimento con i rappresentanti dell’Area omogenea cremasca che rappresenta l’esempio che ANCI Lombardia ha proposto a livello regionale per l’avvio di un modello di riordino territoriale che favorisca la gestione associata dei servizi.
Il Presidente di ANCI Lombardia aveva proposto alla Regione l’avvio di una sperimentazione finalizzata a definire un modello innovativo che favorisca la gestione associata dei servizi, in considerazione della difficoltà ormai cronica dei Comuni, soprattutto quelli più piccoli, a trovare nuovo personale qualificato per far fronte alla fornitura dei servizi al cittadino e a restare al passo con le innovazioni in corso.
Nel Cremasco l’Area omogenea si è distinta come esempio virtuoso di governance sovralocale, capace di aggregare i Comuni per rispondere in modo più efficace e coordinato alle esigenze dei cittadini. Obiettivo della sperimentazione è consolidare un sistema di governo intercomunale che possa diventare un modello replicabile anche in altri territori lombardi.
“Accogliamo con favore l’impegno e l’interesse della Regione verso questa sperimentazione –sottolinea il Presidente dell’Area Omogenea del Cremasco Gianni Rossoni-. L’iniziativa è un’opportunità per valorizzare il lavoro svolto finora e tendere al riconoscimento dell’Area omogenea come una vera e propria Comunità di Pianura e di Consorzio.it come ‘centro di competenza: auspico che il Consiglio regionale riesca davvero a mettere in campo un’azione legislativa concreta in questa direzione”.
Nel corso del dibattito in Aula sono intervenuti numerosi Consiglieri regionali.
Marco Bestetti (Fratelli d’Italia): “Il lavoro condotto in maniera trasversale in Commissione è stato proficuo. Quello di oggi è un risultato di equilibrio tra sensibilità e sollecitazioni diverse. La forza della Lombardia è la forza dei nostri enti locali e con questo documento stiamo facendo qualcosa di buono per i nostri Comuni”;
Alessandra Cappellari (Lega): “Le fusioni spesso si sono dimostrate fallimentari mentre questa risoluzione parte da un principio diverso. Il suo messaggio è quello di non imporre modelli ma di accompagnare i territori nelle loro necessità. Non si parla di cancellare i comuni ma di aiutarli a collaborare”;
Nicolas Gallizzi (Noi Moderati): “La Lombardia è la terra dei comuni per eccellenza. Ci sono sfide che i piccoli comuni non possono affrontare in solitudine. La politica deve accompagnarli e sostenerli e questo fa la risoluzione, confermando la vicinanza della Regione alle nostre comunità”;
Angelo Orsenigo (PD): “È una battaglia che il PD porta avanti da anni. Deve essere un percorso rapido e concreto anche sotto il profilo delle risorse. Bisogna favorire le gestioni associate e incrementarle. Di fronte al voto favorevole, auspichiamo che si trovino ulteriori fondi per impegnarsi in questa direzione”;
Matteo Piloni (PD): “Oggi il Consiglio regionale affronta la questione delle gestioni associate in Lombardia ed è una grande opportunità per i nostri territori. Mette al centro il futuro delle nostre comunità e dei nostri enti locali, la qualità delle risposte e l’efficienza dei servizi da offrire ai nostri cittadini”;
Ivan Rota (Forza Italia): “Questa risoluzione pone le basi per riconoscere le piccole realtà esistenti sul territorio, consentendogli di assumere maggiore forza”;
Michele Schiavi (Fratelli d’Italia): “Il documento parla di autonomia vera. È un documento che arriva alla fine di un serio e lungo percorso in Commissione e deve rappresentare un punto di partenza dal punto di vista normativo e farci riflettere sulla necessità di una revisione della normativa riguardante le Unioni dei Comuni. Bisogna fare una scelta e decidere se mantenere questi strumenti di organizzazione territoriale. Ci vuole una forte volontà politica e tecnica e ci vogliono modelli non imposti dall’alto ma corrispondenti alle esigenze del territorio”;
Riccardo Vitari (Lega): “Oggi affrontiamo il tema del futuro dei nostri comuni. La collaborazione tra enti locali non significa perdita di identità. Vuol dire lavorare insieme, fare rete e mettere in comune competenze per rendere più efficiente l’azione amministrativa. Significa trasformare i bisogni del territorio in misure concrete”.
Il Sottosegretario all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale Mauro Piazza ha sottolineato come la Risoluzione sia una proposta per “venire incontro a tanti Comuni che oggi vivono una grande difficoltà a trovare persone, risorse e risposte. Le fusioni non sono state risolutive, ma è utile un approccio nuovo e la strada intrapresa con la Risoluzione è un modello da sostenere e da approfondire”.