Monte San Primo (CO): presentati i dettagli del progetto di riqualificazione

Audizione congiunta delle Commissioni Ambiente e Territorio per fare il punto con Comunità montana e Sindaco di Bellagio

Nella foto allegata da destra: Presidente Cantoni, Orsenigo, Fermi, Galli, Barindelli, Cesana e Bianchi

Torna sotto i riflettori il dibattito sul futuro del Monte San Primo, la montagna più alta del Triangolo Lariano. Oggi la Commissione Ambiente e la Commissione Territorio, rispettivamente presiedute da Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale) e Jonathan Lobati (FI), hanno audito il Presidente della Comunità montana Triangolo Lariano, Danilo Bianchi, e il Sindaco di Bellagio, Angelo Barindelli, accompagnato nell’occasione dal Vice Sindaco Luca Galli.
L’incontro è stato richiesto dalla Consigliera Marisa Cesana (FI), a seguito alla precedente audizione che le stesse Commissioni avevano svolto lo scorso ottobre con i rappresentati del Coordinamento Salviamo il Monte San Primo: in quella occasione erano state presentate alcune criticità riguardo alla sostenibilità ambientale ed economica e al mantenimento di una pista sciistica.

Dati alla mano oggi i rappresentanti locali hanno ribadito la valenza di riqualificazione, messa in sicurezza e valenza turistica a scopo sociale del progetto, che vale 5 milioni e 310mila euro, finanziati da bando ASTER, Regione Lombardia, Comunità montana e Ministero.
Il progetto prevede la realizzazione di due aree parcheggio a pagamento con 200 posti auto che eliminerebbero la sosta selvaggia ai bordi della strada; la riqualificazione dell’Alpe del borgo (1 milione di euro), di proprietà della Comunità montana, con zona ristoro, area gioco attrezzata e alpeggio (agriturismo e stalla); la messa in sicurezza della Colonia Bonomelli (2 milioni di euro) con destinazione d’uso per turismo sociale e slow; la creazione in una conca naturale di un invaso (1 milione di euro) come bacino antincendio e riserva d’acqua, anche per innevamento artificiale (con un finanziamento di 600mila euro). Altre opere riguardano la sistemazione della rete elettrica, la rimozione di pali e centraline, la rete dell’acquedotto con la revisione del sistema delle sorgive e dei serbatoi, la sentieristica, la creazione di un PLIS tra i Comuni della zona a tutelare il Monte Nuvolone fino alle sorgenti del Lambro.
Per quanto riguarda i 700mila metri quadrati del comprensorio sciistico, autorizzato da Regione Lombardia dal 1989, verrebbe smantellato circa il 90% delle strutture, a partire dalle due piste in quota, troppo esposte all’irraggiamento, la rimozione delle infrastrutture delle tre seggiovie e il mantenimento di una pista baby (pari a 7 ettari) in una conca con microclima adeguato a mantenere una certa operatività sciistica (45 giorni di innevamento naturale) con due tapis roulant removibili e 2 cannoni sparaneve, con un costo che si aggira sui 25mila euro. L’obiettivo, hanno sostenuto i promotori del progetto, è tutelare e riqualificare le aree oggi abbandonate rendendo fruibile il territorio 365 giorni all’anno per un turismo di prossimità, senza consumo di suolo o nuove edificazioni.

Si è trattato di un incontro necessario utile a fare chiarezza – ha dichiarato il Presidente Cantoni -. Abbiamo acquisito informazioni dettagliate del progetto complessivo, troppo spesso conosciuto solo frammentariamente, e che ora si auspica volga all’esito sperato”.

All’incontro hanno partecipato i Consiglieri del territorio Anna Dotti (FdI), Presidente della Commissione Cultura, ricerca e innovazione, sport e comunicazione e Angelo Orsenigo (PD), oltre a Marisa Cesana.
Alcune perplessità sono state espresse da Giacomo Zamperini (FdI), Presidente della Commissione speciale “Valorizzazione e tutele dei territori montani e di confine e Rapporti tra Lombardia e Confederazione Svizzera”, che ha chiesto anche il ripristino della centralina metereologica, e da Onorio Rosati (AVS) che ha richiesto uno studio imparziale sulla sostenibilità economica della pista da sci, alla luce dei cambiamenti climatici.

All’incontro era presente anche Alessandro Fermi, Assessore all’Università, Ricerca, Innovazione che ha sottolineato la valenza storico-culturale del progetto che valorizza il Monte San Primo nella sua complessità.


Nella foto allegata da destra: Presidente Cantoni, Orsenigo, Fermi, Galli, Barindelli, Cesana e Bianchi