L’opera resterà esposta nello spazio espositivo al piano terra del Pirellone fino al 30 gennaio
Milano, 20 gennaio 2026 – “In attesa di poter riportare e ospitare un giorno la Gioconda originale leonardesca in Italia, quella che presentiamo oggi nell’Aula del Consiglio regionale è una sua riproduzione che racchiude un messaggio e una storia di grande impatto e suggestione. Una Gioconda che dai musei parigini del Louvre arriva ai quartieri popolari di Baggio portando l’arte universale in periferia e rendendola così accessibile a tutti: un simbolo e un’icona dell’arte italiana che continua a brillare anche oggi a distanza di centinaia di anni grazie al genio e alla bravura di Ahmed”.
Lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Federico Romani, accogliendo nell’Aula consiliare, in apertura dei lavori della seduta odierna, Ahmed Malis, giovane artista milanese autore dell’opera “Mon New Lisa” conosciuta anche come la “Gioconda di Baggio”; l’opera è stata presentata in Aula e successivamente esposta nello Spazio Espositivo al piano terra del Palazzo, dove resterà visibile fino al 30 gennaio.
“Ahmed ce la regala dopo quasi 3 anni di lavoro –ha evidenziato ancora Romani– invitandoci a fare tesoro delle tracce del passato, consapevole che queste stesse tracce possono diventare lo strumento che permetterà a ognuno di noi di crescere, di arricchirsi e di portare una nuova visione delle cose perché solo attraverso la comprensione, il sacrificio, la dedizione e la cura dell’anima possiamo continuare a migliorarci e superarci”.
Il dipinto, realizzato nelle misure originali, presenta tutti i dettagli esistenti nel quadro originale, compresa ogni singola screpolatura causata nell’opera originale dal passare degli anni: la differenza principale sta nella tecnica di realizzazione, dove Ahmed ha deciso di usare una tecnica mista con l’uso principale di matite colorate rispetto al quadro originale della Monna Lisa, che sappiamo tutti essere stata realizzata interamente ad olio.
Il titolo dell’opera rappresenta il manifesto ideale tra la vecchia e la nuova generazione: infatti Ahmed ha deciso di chiamare la sua opera “Mon New Lisa“, ricalcando cosi il tema della “nuova nascita” e allo stesso tempo mantenendo un linguaggio universale decidendo di usare “Mon” come linguaggio francese, “New” come linguaggio inglese e “Lisa” come linguaggio italiano, collegando nel segno della continuità e dell’innovazione la storia del passato e la storia contemporanea.
Ahmed Malis, 29 anni, nato e cresciuto nelle periferie milanesi, si è laureato con lode nel 2021 presso la NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, grazie a una borsa di studio per merito ricevuta dall’accademia stessa. Nei suoi lavori dà vita ai suoi fogli attraverso le matite e vuole portare innovazione nel mondo del realismo e dell’iperrealismo con l’obiettivo di superare il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è. L’obiettivo di Malis è quello di portare l’osservatore a concentrarsi sul senso di realtà e illusione; in un certo modo, l’artista vuole ingannare l’osservatore attraverso la sua tecnica artistica per farlo riflettere sul significato che diamo alla realtà.
”Spesso ci inganniamo attraverso le nostre proiezioni e immagini mentali –ha spiegato Malis-, realizzando poi che la realtà è invece spesso quasi sempre diversa da come l’abbiamo pensata o immaginata: il potere dell’artista sta pertanto nell’ingannare l’osservatore attraverso la forma visiva di qualcosa che poi nella sua realtà si rivela completamente diverso da come lo si immagina”.
“Ho voluto fare mia l’opera di qualcun altro ma per riuscirci ho dovuto imparare a sentire il respiro dentro all’opera — spiega —. Vengo dalle case popolari, da luoghi in cui ti senti dimenticato, dove non esistono i colori e solo i drammi fanno rumore. È stato un lavoro lungo e complicato, ma oggi la Monna Lisa sorride anche a Baggio e a chi a Parigi e al Louvre non ha la possibilità di andarci”.
La Gioconda di Ahmed non è una copia. È un manifesto. È l’arte che rompe i confini e si installa dove nessuno mai pensava di poterla ammirare. Ed è soprattutto un invito alle nuove generazioni a coltivare i propri sogni, che nell’arte spesso sanno trovare realizzazione.