Palazzo Pirelli omaggia Rachele Bianchi, l’artista che ha raccontato le donne

La sua scultura “Personaggio”, collocata in via Vittor Pisani a Milano, è la prima opera pubblica esposta in città realizzata da una donna

Sarà il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani a inaugurare martedì 13 gennaio alle ore 13 presso lo Spazio Eventi di Palazzo Pirelli la mostra dedicata a Rachele Bianchi: è il principale evento promosso dall’Associazione Archivio Rachele Bianchi, in collaborazione con il Consiglio regionale della Lombardia, per celebrare il centenario della nascita dell’artista, scultrice e pittrice milanese di fama internazionale.
Nello stesso giorno la mostra sarà visitabile in anteprima per giornalisti e operatori della stampa a partire dalle ore 12.30.

La mostra, intitolata “Figura Forma. 100 anni di Rachele Bianchi”, sarà visitabile fino al 6 febbraio.
Il percorso espositivo, curato da Erika Lacava e dall’archivio dell’artista, racconta la ricerca artistica di Rachele Bianchi attraverso un centinaio di opere: disegni, modelli in gesso, terracotte, marmi e bronzi. Una sezione trasversale collega disegni degli anni Cinquanta alle tele degli anni 2010, mentre ampio spazio è riservato al tema della maternità che evolve nella figura femminile centrale nei “Personaggi” fino ad arrivare alla “rete” evoluzione del manto simbolo della liberazione femminile. La sezione finale sarà dedicata alle opere monumentali di Rachele Bianchi collocate in spazi pubblici lombardi.
Una delle opere sarà donata all’istituzione regionale ed esposta in forma permanente al Pirellone: si tratta di una scultura in marmo del 1993 intitolata “Figura con braccia alzate”.
Vogliamo prestare grande attenzione all’arte e alla cultura milanese e lombarda – ha ribadito Federico Romaniricavando e destinando spazi che possano richiamare l’attenzione dei visitatori sui più grandi artisti della nostra regione: un percorso che abbiamo inaugurato ospitando opere di Salvatore Fiume e che ora prosegue con Rachele Bianchi”.

Artista indipendente e autodidatta, Rachele Bianchi, nata a Milano il 22 settembre 1925 e scomparsa il 23 settembre 2018, si è sempre concentrata sull’evoluzione e l’emancipazione femminile, spesso entrando anche in conflitto con gli stereotipi sociali del suo tempo.
Formatasi nella Milano del dopoguerra, Rachele Bianchi passò dallo studio domestico alle installazioni pubbliche internazionali. La sua eredità culminò, dopo la scomparsa, con la posa nel 2019 di un suo “Personaggio” in via Vittor Pisani, proiettato con lo sguardo verso la Stazione Centrale: i suoi “Personaggi” sono figure iconiche avvolte in drappeggi che fungono da scudi, esplorano protezione e isolamento, forza e vulnerabilità, memoria, maternità e sacralità. Terracotta, bronzo, marmo e ceramica, lavorati con patine, conferiscono alle superfici una matericità intensa.
Quella posizionata in via Vittor Pisani è la prima statua femminile realizzata da una donna entrata nel patrimonio monumentale della città: è singolare pensare che proprio in una città come Milano, da sempre a forte caratterizzazione socialista e riformista, si sia dovuto attendere il 2019 per vedere esposta e posizionata in un luogo pubblico un’opera femminile. In settant’anni di attività quasi ininterrotta, Rachele Bianchi ha realizzato oltre 1.600 opere tra sculture, bassorilievi, ceramiche, disegni.

L’iscrizione di Rachele Bianchi, il 2 novembre 2019, tra le prime 100 grandi cittadine benemerite e illustri nel Famedio del Cimitero Monumentale, ha ben testimoniato e sottolineato il legame tra l’artista e la sua città, con molte sue opere oggi ospitate in tanti luoghi, musei e palazzi lombardi.

—————

Il percorso espositivo dedicato a Rachele Bianchi e allestito a Palazzo Pirelli si apre con una sala di highlights, dove quattro opere emblematiche sintetizzano la complessità del suo universo creativo. Accanto, le fotografie di Daniela Ferrante Bernasconi documentano la presenza pubblica dell’artista in Lombardia: dal monumentale Personaggio di via Vittor Pisani alle opere che dialogano con musei e spazi aperti.
Una sezione intima introduce invece alla dimensione privata di Rachele Bianchi: pagelle, lettere, schizzi preparatori, fotografie e appunti d’archivio compongono un racconto che permette di “sfogliare” il suo vissuto quotidiano. Lungo il percorso, frasi tratte da interviste scorrono sulle pareti e accompagnano il visitatore.
La mostra prosegue con una sezione dedicata ai disegni degli anni Cinquanta, in cui il tratto essenziale della matita rivela lo studio del corpo femminile nel dopoguerra. Seguono poi le ceramiche, primi segnali del passaggio alla tridimensionalità e testimonianza dell’urgenza di “plasmare la materia” trasformandola in forma e narrazione.
Il cuore della mostra è la grande sala centrale, dedicata ai cicli più profondi e autobiografici dell’artista, dalle sculture ai bassorilievi: le natività e maternità degli anni Cinquanta e Sessanta, permeate di intimità; la donna ammantata, figura-protezione nata nei momenti di crisi; i Personaggi dal manto geometricamente strutturato e via via più rarefatto; e la “rete”, simbolo di inclusione e contaminazione, divenuta una delle cifre più riconoscibili del lavoro dell’artista.
Un’altra sezione è dedicata alle tele degli anni Duemila, opere sorprendenti per energia e libertà formale, che testimoniano come, anche oltre gli ottant’anni, Rachele Bianchi continuasse a sperimentare con uno sguardo lucido sul mondo.
Il percorso si chiude restituendo l’immagine di un’artista autodidatta, prolifica e innovatrice, che attraverso la FORMA ha contribuito alla rappresentazione della donna nel secondo Novecento fino alle soglie del nuovo millennio, rivendicando oggi il suo posto nella storia dell’arte contemporanea.