La consultazione elettorale sul referendum confermativo della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” a livello nazionale ha visto prevalere il NO con il 53,74% dei voti
Solo tre le regioni italiane che hanno visto prevalere il SI’, nell’ordine il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia, dove ha scegliere il SI’ è stato il 53,57% dei votanti
In Lombardia il SI’ ha prevalso in tutte le province eccetto Milano, dove il NO ha ottenuto il 53,76% a livello provinciale e il 58,33% nel Comune capoluogo.
Nell’ordine il SI ha prevalso in misura maggiore in provincia di Sondrio con il 62,86%, seguita dalle province di Bergamo con il 58,80% e di Brescia con il 59,45%: seguono quindi Cremona con il 58,51%, Como con il 57,74%, Pavia con il 56,77%, Lodi con il 56,07%, Varese con il 55,61%, Lecco con il 55,30%, Mantova con 53,59% e Monza e Brianza con il 52,78%.
In Italia l’affluenza è stata del 58.93%, inferiore al dato lombardo che si è assestato al 63,76%.
In Lombardia i picchi di affluenza maggiore si sono registrati nelle province di Bergamo (65,25%), Lecco (64,95%) e Brescia (64,75%), mentre la provincia che ha fatto registrare il minor numero di votanti è stata Sondrio con il 59,32% seguita da Pavia con il 60,66%.
Con questo voto referendario, gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale sulla giustizia approvata dal Parlamento nel 2025 (senza raggiungere la soglia dei due terzi richiesta per evitare il referendum) che interveniva sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri (giudici e pubblici ministeri avrebbero avuto carriere separate senza possibilità di passare da un ruolo all’altro); promuoveva l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per i giudici e uno per i PM) e la creazione di una Alta Corte disciplinare con competenze esclusive sui procedimenti disciplinari contro i magistrati oggi esercitate dal Csm (Consiglio superiore della Magistratura); introduceva l’avvio di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno dei giudici (scelti anche tramite sorteggio da elenchi di professori, avvocati o magistrati esperti).