Documento bipartisan per rafforzare prevenzione, controlli, formazione, investimenti e coordinamento come risposta all’emergenza degli incidenti sul lavoro
Milano, 17 febbraio 2026 – Nove raccomandazioni operative al Governo nazionale e ventuno a livello regionale: sono queste le indicazioni contenute nella Relazione conclusiva della Commissione di inchiesta su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro presentata questa mattina in Consiglio regionale.
La Relazione mette al centro una nuova visione della cultura della sicurezza, intesa come valore aziendale condiviso e come un investimento sul futuro capace di garantire prevenzione e competitività.
Per la costruzione di questo percorso la Relazione individua lo strumento del “Safety by Design” che integra la sicurezza già nelle fasi iniziali della progettazione di ambienti, processi produttivi, macchinari e strumenti di lavoro.
Infine, la Relazione intende superare l’approccio burocratico alla formazione obbligatoria, rendendola continua, interattiva, contestualizzata e orientata alla pratica, con aggiornamenti periodici e percorsi di addestramento mirato.
Il documento è il risultato di un lungo ciclo di audizioni, approfondimenti, analisi e fattori che incidono sugli infortuni e sulle condizioni di sicurezza nei diversi comparti produttivi lombardi. In oltre due anni e mezzo la Commissione di inchiesta si è confrontata con oltre 40 soggetti istituzionali, parti sociali, esperti e operatori di settore.
“La sicurezza sul lavoro è un’emergenza che va affrontata con impegno e con soluzioni all’avanguardia. Bisogna intervenire in maniera più decisa per aumentare la qualità del lavoro, rafforzare il coinvolgimento dei datori di lavoro, migliorare la formazione e, soprattutto, diffondere una cultura della sicurezza che ancora non è abbastanza presente nel nostro Paese e nella nostra Regione – ha sottolineato il Presidente della Commissione d’inchiesta Samuele Astuti (PD) -. È necessario che i percorsi formativi tengano conto dei rischi concreti del singolo lavoratore. Un’attenzione particolare va diretta alle micro e piccole imprese che per ragioni strutturali incontrano maggiori difficoltà nell’implementazione delle misure di protezione e nei percorsi di formazione. lavoro della Commissione rappresenta un punto di partenza, ora è fondamentale tradurre queste indicazioni in scelte concrete e continuative. Serve inoltre proseguire nell’azione istituzionale per trasformare le analisi e le indicazioni in risultati tangibili, perché l’obiettivo imprescindibile è arrivare a zero vittime”.
Il documento aprovato contiene raccomandazioni mirate per rafforzare prevenzione, controlli, formazione, investimenti nelle strutture territoriali e coordinamento tra istituzioni in sette ambiti fondamentali: potenziamento del personale ispettivo, sanitario e di prevenzione; sistema di formazione e controllo sulla qualità dei corsi; maggiore coordinamento tra enti ispettivi e istituzioni; promozione della cultura della sicurezza; innovazione e digitalizzazione per la sicurezza; partecipazione dei lavoratori; mediazione linguistica e potenziamento dei corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri.
“Per quanto riguarda gli infortuni mortali – ha spiegato la Vice Presidente della Commissione d’inchiesta Silvana Snider (Lega) – un dato da evidenziare è che quasi un lavoratore su tre ha cittadinanza straniera e troppo spesso, infatti, i lavoratori stranieri non conoscono la lingua italiana, limitando di fatto fortemente l’efficacia delle norme esistenti. Personalmente, ritengo che la soluzione più efficace sia quella di potenziare l’insegnamento della lingua italiana, sia come strumento di integrazione, comprensione e fattore culturale sull’ importanza della sicurezza sia anche quale veicolo di comunicazione maggiormente efficace nei rapporti con gli altri lavoratori, con il datore di lavoro e con i soggetti preposti alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Questi ultimi in particolare, devono poter impartire le prescrizioni necessarie a tutti i lavoratori in modo efficace ed efficiente”.
La Relazione ha individuato ventuno competenze regionali: rafforzamento del coordinamento territoriale tra Comitato regionale, ATS, associazioni di categoria e sindacati; potenziamento delle attività ispettive delle ATS attraverso investimenti in strumenti tecnologici e formazione tecnica specifica degli operatori; campagne informative rivolte a target specifici; percorsi formativi per i datori di lavoro con focus su prevenzione, responsabilità legale e gestione integrata della sicurezza; sistema di accreditamento e monitoraggio degli enti formatori, per garantire standard qualitativi omogenei sul territorio; monitoraggio delle linee guida vincolanti sui contenuti minimi e sulle modalità della formazione; attivazione di meccanismi di valutazione periodica dell’efficacia dei corsi con la possibilità di sospendere o revocare l’accreditamento agli enti non conformi; incentivazione di piani mirati di prevenzione, con contributi economici coordinati dalle ATS; promozione in ogni provincia lombarda dell’azione del Comitato di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro; rafforzamento del coordinamento tra le P.S.A.L. (Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) di ATS e i Dipartimenti Funzionali di Prevenzione interni alle ASST; ampliamento delle competenze delle ATS, integrando servizi di assistenza tecnica e supporto alle micro e piccole imprese; aumento dell’autonomia gestionale delle risorse derivanti dalle sanzioni per consentire alle ATS di reinvestire in progetti di prevenzione e formazione sui territori; potenziamento degli interventi degli enti bilaterali e paritetici, integrandoli stabilmente nei tavoli di coordinamento e attribuendo loro compiti formativi, informativi e consultivi per promuovere la cultura della sicurezza nelle imprese con alta presenza di manodopera straniera e sviluppare percorsi di sorveglianza sanitaria dei lavoratori stagionali; miglioramento della redazione del “Documento di Valutazione dei Rischi”; avvio della sperimentazione del fascicolo sociale e lavorativo del cittadino; integrazione di percorsi universitari e degli ITS, inserendo moduli obbligatori su salute, sicurezza e prevenzione nei programmi scolastici e formativi e favorendo il collegamento col mondo del lavoro; sostegno ai corsi di studi universitari in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, anche tramite l’istituzione di borse di studio; rafforzamento della figura del medico competente nell’ambito del Comitato regionale; introduzione di clausole sociali e premiali nei sistemi degli appalti a favore di chi certifica la filiera e rispetta i contratti; sostegno della tracciabilità della filiera tramite piattaforma digitale regionale; predisposizione di focus di aggiornamento per le Commissioni Consiliari competenti mediante incarico, da conferire a Polis-Lombardia, di redigere, con cadenza semestrale, un report con la rilevazione dei principali dati inerenti la sicurezza nei luoghi di lavoro sul territorio lombardo.
La Commissione ha, inoltre, individuato nove aree per le quali sarebbe auspicabile un intervento anche a livello nazionale: potenziamento del personale ispettivo e sanitario nei settori ad alto rischio (costruzioni, trasporti, agricoltura e manifatturiero), attraverso assunzioni straordinarie, incentivi economici mirati, percorsi di aggiornamento obbligatori e garanzia dell’attuazione di standard minimi territoriali; revisione e semplificazione delle norme in vigore, promuovendo forme di assistenza e sostegno alle aziende, in particolare le medie e piccole imprese artigiane; promozione della cultura della sicurezza tramite campagne nazionali strutturate, premi e incentivi per le imprese virtuose; sostegno alla digitalizzazione e all’innovazione, con la creazione di una piattaforma digitale nazionale per il tracciamento formativo, la condivisione di buone pratiche e il coordinamento tra enti; riforma del sistema formativo, con accreditamento degli enti, qualificazione dei docenti e orientamento alla formazione on the job; promozione di percorsi formativi attenti alla dimensione linguistica e interculturale, al fine di facilitare la piena comprensione dei contenuti da parte dei lavoratori stranieri; partecipazione attiva dei lavoratori alla progettazione delle politiche di sicurezza; rafforzamento del ruolo del Tecnico della Prevenzione; inserimento nei programmi scolastici di ogni ordine e grado percorsi formativi in materia di salute, sicurezza e prevenzione dei rischi sul lavoro.
Le indicazioni contenute nella Relazione si inseriscono in un percorso legislativo che lo scorso gennaio ha portato all’approvazione all’unanimità di una legge per il potenziamento della formazione in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che ha previsto l’investimento complessivo di 1.200.000 per il triennio 2025-2027.
Approvazione bipartisan per l’ordine del giorno presentato da Samuele Astuti (PD) che prevede l’opportunità di istituire una Commissione speciale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con il compito di dare continuità al lavoro della Commissione d’inchiesta e operare come sede permanente di confronto e proposta sulle iniziative legislative e regolamentari in materia prevenzione e sicurezza sul lavoro e sugli esiti degli Accordi Stato-Regioni.
La Commissione di inchiesta “Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in Lombardia” è stata istituita 17 aprile 2023 e ha concluso la propria attività il 2 dicembre 2025, con l’approvazione della Relazione finale.
Nel corso dei suoi lavori, la Commissione ha potuto acquisire elementi di conoscenza e di studio sulla tutela e la sicurezza nei luoghi di lavoro, con riferimento alla prevenzione in edilizia e agricoltura, infortuni e incidenti sul lavoro, prevenzione del rischio cancerogeno professionale, patologie professionali dell’apparato muscolo scheletrico e del rischio stress lavorativo correlato; ha potuto avvalersi della collaborazione delle Agenzie di Tutela della Salute e degli organismi competenti già operanti nel sistema di Regione Lombardia; ha analizzato i dati disponibili attraverso strumenti come il Sistema Informativo della Prevenzione e il Registro regionale degli infortuni mortali per individuare ulteriori azioni regionali finalizzate a migliorare la tutela della salute nei luoghi di lavoro e il contrasto degli infortuni; infine ha avuto la possibilità di mettere in campo strumenti utili per promuovere nelle imprese la conoscenza della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
La Commissione, alla conclusione dei lavori, era così composta: Presidente Samuele Astuti (Presidente – PD), Silvana Snider (Vice Presidente – Lega), Jacopo Dozio (Consigliere Segretario – Forza Italia), Roberto Anelli (Lega), Paola Bulbarelli (Fratelli d’Italia), Giacomo Cosentino (Lombardia Ideale), Romana Dell’Erba (Fratelli d’Italia), Luca Ferrazzi (Gruppo Misto), Nicolas Gallizzi (Noi Moderati), Giuseppe Licata (Forza Italia), Lisa Noja (Italia Viva), Luca Paladini (Patto Civico), Paola Pizzighini (Movimento 5 Stelle), Paolo Romano (PD), Onorio Rosati (AVS), Silvia Scurati (Lega), Roberta Vallacchi (PD).
Nel corso del dibattito sono intervenuti numerosi Consiglieri regionali.
Paola Bulbarelli (Fratelli d’Italia): “Il tessuto produttivo lombardo è diffuso. Dobbiamo affiancarlo e investire su sicurezza e prevenzione, trasformando le indicazioni della Commissione d’inchiesta in azioni concrete”.
Giuseppe Licata (Forza Italia): “La Lombardia è stata la prima Regione ad approvare una legge importante sulla qualità della formazione nel mondo del lavoro. Dobbiamo andare avanti su questa strada”.
Luca Marrelli (Lombardia Ideale): “Formazione, informazione, prevenzione, politiche regionali: sono tante le direttrici da percorrere. La Lombardia deve essere un modello in questa direzione”.
Pierfrancesco Majorino (PD): “Ora è arrivato il momento di trasformare le parole in fatti e fare in modo che i fondi già stanziati siano davvero utilizzati. Dobbiamo andare avanti in questa direzione e non fermarsi alla Relazione di oggi”
Lisa Noja (Italia Viva): “Tra i vari dati contenuti nella Relazione sottolineo il contributo importante che potranno dare le nuove tecnologie e l’Intelligenza Artificiale per la riduzione dei rischi nel mondo del lavoro, la produzione di DPI intelligenti e il monitoraggio. Siamo in un momento storico di opportunità ed evoluzioni che dobbiamo saper cogliere”.
Luca Paladini (Patto Civico): “La sicurezza sul lavoro incide sulla qualità del sistema produttivo e in una Regione come la Lombardia, la prevenzione richiede programmazione e coordinamento tra enti. La sicurezza si costruisce col tempo e su questo tema si misura la qualità anche delle politiche pubbliche”.
Paola Pizzighini (Movimento 5 Stelle): “La Relazione predisposta dalla Commissione d’inchiesta deve diventare un piano di azione concreto. Tra i punti fermi dobbiamo considerare lo smartworking, un sistema fondamentale per disabili e caregiver, e la mediazione linguistica poiché i numeri ci ricordano che oltre il 30% degli incidenti sul lavoro coinvolgono cittadinanza stranieri”.
Paolo Romano (PD): “Credo che ci sia necessario concretizzare gli esiti di questa Relazione con investimenti importanti”.
Onorio Rosati (AVS): “Per dare un contenuto concreto alla Relazione della Commissione d’Inchiesta è necessario istituire una Commissione speciale che abbia durata della legislatura e possa proseguire il percorso iniziato con il documento approvato dall’Aula”.
Roberta Vallacchi (PD): “La prevenzione salva la vita e permettere di abbattere i costi sociali. Per farla funzionare servono investimenti e formazione, come indicato dalla Relazione: in Lombardia con la costituzione delle Ats si è andato nella direzione opposta, tagliando le Asl. La carenza di personale compromette l’attività di prevenzione e controllo”.
Massimo Vizzardi (Gruppo Misto): “Con la Relazione abbiamo fatto un primo passo, cioè un cambio di approccio: la sicurezza non deve più essere considerata un costo o adempimento burocratico. L’azienda sicura è quella che tutela i lavoratori e il ‘Safety by design’ è un quadro strategico per pensare gli spazi e gli strumenti diversamente. Si deve costruire una nuova cultura”.
Romana Dell’Erba (Fratelli d’Italia), Jacopo Dozio (Forza Italia), Nicolas Gallizzi (Noi Moderati) e Silvia Scurati (Lega) hanno espresso soddisfazione per l’approvazione della Relazione che dimostra la priorità di questi temi per il governo regionale.
L’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Simona Tironi ha sottolineato che “l’investimento sulla prevenzione è un tema alto e prioritario per Regione Lombardia perché tutti i proventi delle sanzioni vengono rinvestiti in sicurezza. Dobbiamo continuare a lavorare in sinergia per arrivare a zero morti e zero malattie sul lavoro”.
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I dati
Il lavoro svolto dalla Commissione d’inchiesta è stato supportato anche dalle attività di ricerca commissionata a Polis Lombardia.
Nel 2024 si è registrato un leggero aumento dei decessi rispetto al 2023, con maggiore concentrazione nell’area dell’ATS di Brescia, seguita dalla Città Metropolitana di Milano, dalla Brianza, da Bergamo, dalle ATS Montagna, Valpadana e Insubria e da Pavia.
In netta prevalenza gli uomini (60 su 61), con maggiore incidenza nella fascia d’età tra i 41- 55 anni, seguita dalla fascia 56-65 anni. Poco meno di un terzo (il 31,1%) aveva cittadinanza straniera. In ordine ai settori, nel 2024 vi è una tendenza al decremento nel settore metalmeccanica ed un aumento nel settore costruzioni. Poco più della metà (il 57,4%) era dipendente a tempo indeterminato o determinato, il 21,3% era lavoratore autonomo.
In Lombardia ogni 1000 addetti ci sono stati circa 11 infortuni sul lavoro sia nel primo semestre 2023 sia nel 2024 (la variazione percentuale risulta essere pari a – 1.8%).
Nel 2023 sia gli infortuni gravi sia gli infortuni non gravi sono in diminuzione rispetto a quelli avvenuti nel 2018; nel complesso si registra un calo anche nel confronto tra gli ultimi due anni della serie, il 2022 e 2023.
La distribuzione degli infortuni gravi per età, dimostra che poco meno di un infortunio su due abbia riguardato un lavoratore nella fascia 40-55 anni (in diminuzione); uno su quattro tra i 55 e 64 anni (in leggero aumento). Sulla nazionalità degli infortuni gravi gli stranieri sono in costante aumento (dal 19,6% del 2019 al 25,5% nel 2023), con prevalenza per Marocco, Albania, Romania, Egitto, Senegal, India, Pakistan e Perù. Per genere, uno su quattro è donna.