La Lombardia è apripista nella regolamentazione dei data center. Oggi la Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità presieduta da Jonathan Lobati (Forza Italia), ha approvato a maggioranza il primo progetto di legge che disciplina a livello normativo un settore, quello dei centri elaborazione dati, strategico per lo sviluppo digitale italiano.
“E’ un progetto che è stato avviato per colmare un vuoto normativo, sia nazionale che regionale, per un settore di crescente importanza – ha sottolineato il Presidente della Commissione Jonathan Lobati -. Nonostante l’elevata rilevanza economica, tecnologica e strategica del settore, i centri di elaborazione dati, i cosiddetti Data Center, non risultano ancora oggetto di una disciplina normativa unitaria né a livello nazionale né regionale. Questo disegno di legge è frutto di un confronto lungo e proficuo con tutti gli operatori e soggetti interessati che ha dato vita a un quadro normativo in grado di rispondere il più possibile a tutte le esigenze emerse dando coordinate certe a questo settore in una Regione che ne registra a livello nazionale il più alto numero di richieste di insediamento. Nei prossimi giorni– aggiunge Lobati – lavoreremo ulteriormente per portare migliorie al testo”.
Un progetto di legge che approderà nell’Aula del Consiglio regionale nel prossimo mese di maggio e che mira a dare una definizione univoca a questi centri sempre più presenti sul territorio lombardo, oltre che a dettare alcune linee guida precise sui criteri di localizzazione, sulle procedure di autorizzazione, sulle aree individuate per la loro realizzazione e sul consumo energetico.
Finalità nate dalla forte concentrazione di data center in Lombardia, dall’importanza degli impatti significativi su suolo, energia e ambiente e dalla necessità di fornire orientamenti uniformi ai circa 1.500 comuni lombardi: la Lombardia, infatti, con i suoi 67 dati center funzionanti al 2024 (su 168 in Italia), è il territorio che più di altri ha fatto registrare il maggior sviluppo di queste infrastrutture fisiche.
Finora su questo fenomeno non esiste una normativa organica nazionale. A livello ministeriale, nel 2024 e 2025, sono stati pubblicati dei documenti: le ‘Linee guida Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di agosto 2024’ per garantire l’uso dell’energia anche in caso di blackout e la ‘Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del luglio 2025’“. Il Decreto legge 21, noto anche come Decreto Bollette, è tuttora all’esame del Parlamento.
Il disegno di legge approvato in Commissione definisce i data center come insediamenti produttivi ai fini del calcolo del contributo di costruzione e individua e persegue precisi obiettivi tra cui garantire il governo regionale delle procedure autorizzatorie (in particolare: le AIA), mediante il coordinamento tra i diversi attori istituzionali e l’individuazione di tempi certi.
Uno degli obiettivi prioritari è accelerare il regime delle autorizzazioni, quali l’agevolazione delle procedure di Autorizzazione unica ambientale (Aua) provinciale e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) regionale.
Viene prevista l’istituzione, inoltre, dello Sportello regionale dei data center e una task force, composta da tecnici degli enti coinvolti, con il compito di indicare le linee di indirizzo tecnico-amministrativo per guidare e agevolare i procedimenti Aia e Aua.
In merito ai criteri di localizzazione, il progetto di legge indica le priorità di insediamento dei dati center e le individua prioritariamente nelle aree di rigenerazione urbana e territoriale, nelle aree dismesse (cosiddette brownfield), in quelle contaminate, degradate, inutilizzate, sottoutilizzate e potenzialmente contaminate.
Lo scopo è disincentivare il consumo di suolo agricolo nello stato di fatto, prevedendo un maggior contributo di costruzione da destinare a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale.
Agli enti coinvolti è affidato il compito di predisporre una mappatura aggiornata delle aree comunali dismesse che costituiscono priorità insediative di data center.
Le altre priorità insediative riguardano l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, per governare l’elevato consumo energetico limitando operazioni speculative, favorendo pertanto il riutilizzo del calore prodotto per teleriscaldamento e per comunità energetiche rinnovabili e tecnologie alternative all’utilizzo dell’acqua.
La proposta di legge prevede infine il monitoraggio dell’attuazione della futura legge regionale, con la predisposizione di una relazione periodica a cura della Cabina di regia composta da tutti i principali attori pubblici coinvolti nell’analisi del “fenomeno centri dati”.
Nel corso della seduta sono stati respinti la maggior parte degli emendamenti presentati dalle minoranze che, pur apprezzando il tentativo di regolamentare un settore strategico per la Lombardia e sottolineando il proficuo percorso svolto in Commissione, hanno manifestato la loro insoddisfazione evidenziando “che il fenomeno dei data center sta cambiando drasticamente i territori poiché si sta assistendo alla nascita di veri e propri cluster gestiti da gruppi prevalentemente americani che espongono la nostra Regione a rischi enormi. È necessario contrastare questo fenomeno che si sta diffondendo senza tenere conto delle esigenze dei territori. Un progetto di legge che arriva in Aula così è una sconfitta”.
Durante il dibattito sono intervenuti i Consiglieri Nicola Di Marco (M5Stelle), Gianmario Fragomeli (PD), Simone Negri (PD), Michela Palestra (Patto Civico), Martina Sassoli (Lombardia Migliore) e Michele Schiavi (FI).