Dall’Italia è in atto una vera e propria “fuga dei cervelli” e il fenomeno sociale dell’emigrazione qualificata è in continua crescita. Istat nel nuovo report su Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente relativo al 2016 indica che i laureati italiani expatriates sono in aumento: quasi 25 mila (+9% sul 2015), anche se tra chi emigra restano più numerosi quelli con un titolo di studio medio-basso (56 mila, +11%). Nel 2016 il Regno Unito si conferma il Paese preferito da chi lascia l'Italia, seguito dalla Germania (16,5%), dalla Svizzera (9,9%) e dalla Francia (9,5%). Non è facile stimare il costo del fenomeno dal punto di vista numerico: la fuga dei cervelli è infatti soprattutto una perdita di conoscenze e potenzialità che danneggia le prospettive di crescita future e si può quantificare solo con difficoltà. L’Italia (dati Eurostat 2016) ha uno dei tassi di occupazione più bassi d’Europa nella fascia 15-24 anni, con appena il 16,6% di occupati: peggio di noi c’è solo la Grecia (13%) con la media comunitaria lontanissima al 33,9%. La crisi ha colpito duramente l’occupazione dei giovani che era sopra il 24% nel 2007-2008. La conseguenza di questa scarsità di opportunità è l’emigrazione. Tra il 2008 e il 2015 si è trasferito all’estero mezzo milione di italiani. I dati Istat confermano l’aumento: si è passati dai 39.536 del 2008 ai 114.512 del 2016, per un totale nel 2008-2015 di 509.373. La metà è nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni a conferma che sono soprattutto i giovani nell’età della formazione e dell’ingresso nel mondo del lavoro ad andarsene. Considerando che la spesa familiare per la crescita e l’educazione di un figlio fino ai 25 anni può essere stimata attorno ai 165 mila euro, è come se l’Italia, con l’emigrazione dei giovani in questi anni, avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano, di cui 8,4 miliardi solo nel 2015. In Italia i laureati under 35 sono il 16,6% e considerando quella percentuale anche per gli emigrati si può stimare che il costo per formare i giovani emigrati nel 2015, dalla scuola primaria all’università sia stato di 5,6 miliardi. In totale, quasi 23 mila laureati hanno lasciato il Paese nel 2015 e quasi 25 mila l’anno successivo. Il Centro Studi Confindustria (CSC) somma la spesa dello Stato per formare tutti gli emigrati e quella delle famiglie arrivando a un totale di 14 miliardi per il 2015. Riassumendo: il fenomeno dell’emigrazione qualificata dall’Italia esiste ed è in crescita. Nel 2016, 107.529 italiani hanno lasciato l'Italia e di questi 20.088 (8.566 donne e 11.522 uomini + 6,5%) sono lombardi. Un dato che indica nella Lombardia la prima regione per numero di cittadini che hanno lasciato l'Italia, portando a quota 422.556 il numero complessivo di cittadini partiti dalla Lombardia che vivono all'estero. E' quanto evidenzia il rapporto Migrantes 2016 "Italiani nel mondo". Il rapporto segnala anche gli espatri per provincia: Milano 121.996; Varese 50.319; Bergamo 47.332; Como 44.154; Brescia 38.473; Pavia 26.037; Sondrio 22.458; Monza e Brianza 20.499; Mantova 21.630; Cremona 14.213; Lecco 11.776 e Lodi 3.699. Nelle altre regioni, il Veneto (10.374) supera la Sicilia (9.823), seguita da Lazio (8.436), Piemonte (8.199) Emilia Romagna (7.644). Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito in Europa che si conferma l'area continentale maggiormente presa in considerazione in oltre confine.
Maurizio Pavani