L’assessore Mantovani in Commissione Sanità. I temi trattati: SIDS, HIV, TBC

SIDS: attivata Commissione di studio. I dati provinciali
Tra il 2006 e il 2012 in Lombardia si sono registrati 33 casi di morte improvvisa del lattante (SIDS, Sudden Infant Death Syndrome): 2 nelle ASL della provincia di Bergamo, 11 a Brescia, 6 a Como, 1 a Lecco, 1 a Milano, 3 a Milano 1, 3 a Milano 2, 1 a Mantova, 1 a Pavia, 4 aVarese.
Sono i dati comunicati dall’assessore alla Salute Mario Mantovani in Commissione Sanità (presieduta da Fabio Rizzi, Lega Nord) in risposta ad una interrogazione di Umberto Ambrosoli (Patto Civico) sulle iniziative di Regione Lombardia per la prevenzione, la rilevazione e la conoscenza di casi di SIDS e della morte inaspettata del feto dalla 22^ settimana di gestazione.
Le attività poste in essere dalla Direzione Generale in questi anni, ha detto l’assessore, hanno riguardato l’attivazione di una Commissione di studio per un programma di iniziative ed interventi; convenzioni con l’Istituto di Anatomia patologica di Milano su progetti articolati; la definizione di linee guida sulla prevenzione e l’individuazione di casi a rischio; la sperimentazione di un protocollo diagnostico per l’indagine anatomo-patololgica e medico legale sulle vittime nelle Aziende Ospedaliere di Varese, Crema, Lodi, Fatebenefratelli e S.Gerardo di Monza. Inoltre, ha aggiunto, sono stati organizzati sul tema   congressi e convegni e realizzate numerose pubblicazioni così come nel Piano Socio Sanitario 2007/2009 un intero punto è dedicato alla sperimentazione e alla prevenzione della SIDS.

 

Tubercolosi (TBC): all’ospedale Niguarda di Milano la “ceppoteca” regionale
Miglioramento della sorveglianza e della prevenzione (con i tre centri di riferimento alla Pneumologia del Niguarda, la Tisiologia di Sondalo e all’Azienda ospedaliere della Valtellina e Valchiavenna) e l’avvio di un database di tutti i ceppi al Niguarda. Queste le principali misure illustrate oggi in Commissione Sanità dall’assessore regionale alla Sanità, Mario Mantovani, in risposta ad un question time della consigliera Maria Teresa Baldini (Maroni Presidente) sulla situazione della tubercolosi in Lombardia. 
L’assessore ha posto in evidenza come Regione Lombardia ponga particolare attenzione alle misure di prevenzione e diagnosi precoce sui soggetti a rischio (anziani ricoverati, immigrati anche irregolari, carcerati e senza fissa dimora) con screening in collaborazione con le associazioni no profit, le strutture di prima accoglienza e i dormitori. Dal Rapporto del ministero della salute 2008 sulla tubercolosi in Italia, emerge che le Regioni del Nord hanno un maggior numero di casi di TBC rispetto alla media decennale e che il 73% proviene daLombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. La provincia di Milano, insieme a quella di Roma, totalizza il 25% dei casinotificati a livello nazionale. Nell’ultima decade in Italia il numero di casi di TBC in perone straniere è più che raddoppiato e la frequenza sui casi totali si avvicina al 50%.

 

HIV: confermati i progetti cofinanziati per miglioramento sorveglianza e prevenzione
Sempre alto il grado di controllo di Regione Lombardia sull’infezione da HIV. Pur se diminuisce gradualmente il numero di casi (in media di 278 notifiche per anno nel periodo 2008-2012) continua l’aumento del numero di segnalazioni di nuove infezioni, dato che però risente del recupero di diagnosi di anni precedenti. Questo il quadro delineato dall’assessore regionale alla Salute, Mario Mantovani, in risposta ad un question time del consigliere Stefano Buffagni (M5S).

Nel 2012 Regione Lombardia ha ricevuto un finanziamento statale vincolato di 262.937.680 euro, di cui 2.751.390 euro per la realizzazione degli obiettivi in ambito HIV.

Nel 2012 le nuove diagnosi HIV segnalate in Lombardia sono state 1.062, di cui 1.023 a carico di soggetti residenti con un tasso di incidenza del 10,5 per 100mila abitanti (la media nazionale è del 6,5). L’infezione è più frequente negli uomini con un picco nella fascia d’età dai 30 ai 44 anni. Per le donne, il 73% dei casi dichiara di aver acquisito l’infezione per via eterosessuale, gli uomini nel 50% per via omosessuale e nel 30% per via eterosessuale. Il 18% dei soggetti con nuove infezioni HIV è di nazionalità straniera.
Dal 2009 è attivo in Lombardia il sistema di sorveglianza che prevede il potenziamento dello screening e della diagnosi precoce attraverso la somministrazione di test nei presidi territoriali, la formazione degli operatori e dei medici di Medicina generale.

 

Attività Ospedale Oglio Po di Cremona

L’assessore Mantovani ha anche risposto ad una interrogazione del consigliere Andrea Fiasconaro (M5S) sulle attività dell’Ospedale Oglio Po di Cremona, rassicurando che “non è messo in discussione il fatto che la struttura rimanga presidio per acuti”. Solo le Unità Operative di Ortopedia e di Pediatria sono state ridotte a “struttura semplice” per concentrare l’omogeneità delle prestazioni (“struttura complessa”) nell’Azienda Ospedaliera di Cremona.