Lo scenario non è fra i più confortanti: tra il 2008 e il 2015 si è trasferito all’estero mezzo milione di italiani. I dati Istat confermano l’aumento: si è passati dai 39.536 del 2008 ai 114.512 del 2016, per un totale nel 2008-2015 di 509.373. La metà è nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni a conferma che sono soprattutto i giovani nell’età della formazione e dell’ingresso nel mondo del lavoro ad andarsene.
Un’indagine statistico-economica del 2017 a cura della Fondazione internazionale bancaria HSBC Expat su un campione di 27.500 persone residenti in 159 Paesi, evidenzia la mappa dove gli expatriates guadagnano di più. La Svizzera è il “paradiso” più ricercato. Gli stranieri che lavorano nel Paese a nord delle Alpi guadagnano in media 193mila dollari (il 54% in più di quello che guadagnerebbero in patria). Il salario medio degli espatriati, dati in migliaia di dollari, vede la Norvegia e Germania piazzate rispettivamente al secondo e terzo posto della graduatoria economica (che non include solo gli stipendi ma anche altri indici come la qualità della vita e i servizi per la famiglia). Da segnalare infine il calo del Regno Unito (dal 22° al 35° posto nella classifica generale), penalizzato dalle incerte prospettive della Brexit. Salgono invece di tre posizioni gli Stati Uniti, (27° posto). In generale espatriare premia in termini di retribuzione con un incremento medio del reddito del 25%.
Per porre rimedio a questo esodo intellettuale, Regione Lombardia si è dotata della legge n. 29 del 23 novembre 2016 “Lombardia è Ricerca e Innovazione”, voluta per prevenire la fuga di cervelli all’estero e con il desiderio di imprimere un’accelerazione all’uso delle informazioni contenute negli Open Data della Regione. In sostanza, valorizzare il patrimonio costituito dai ricercatori che solo in Lombardia ha generato 7 miliardi l’anno di investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione e consentito l’apertura di 1.369 start up innovative (1/5 del totale nazionale) e creato 191.000 brevetti nell’ultimo decennio. Il cuore del tema (5 mln di euro costo del progetto finanziato al 50% max 4,5 milioni) è favorire l’incontro tra impresa (sempre più protesa a innovare) e il mondo accademico fornito del know-how e del capitale umano e culturale. Il meccanismo può funzionare anche a doppio senso: se un'impresa ha bisogno che un proprio addetto venga formato, potrà rivolgersi alle Università lombarde trovando la specializzazione giusta fra le tante offerte.
Maurizio Pavani