Peli sui divani, ciotole all’ingresso, palline che ricompaiono da sotto i mobili.
È una carica di zampe e vibrisse quella che giorno dopo giorno conquista le nostre case, ridefinendo la demografia del Paese e il concetto stesso di famiglia.
Un’invasione pacifica e allegra, che vede cani e gatti al centro della nostra quotidianità, affiancati da una silenziosa ma vastissima pet population.
Secondo il report Assalco-Zoomark, realizzato dall’associazione che riunisce le imprese per l’alimentazione e la cura degli animali domestici, sarebbero ben 53,6 milioni tra cani (9,1mln; 1,2 a famiglia), gatti (11mln;1,5 a famiglia), piccoli mammiferi (1,4mln; 2,4 a famiglia), rettili e anfibi (2,7mln; 3,9 a famiglia), uccelli (4,1mln; 3,0 a famiglia) e pesci (25,3 mln; 17,5 a famiglia). Un numero enorme, che tallona quello della popolazione umana, che si aggira intorno a 59 milioni di persone.
La loro economia esplode di salute, viaggiando a una velocità quasi otto volte superiore rispetto alla media dei consumi tradizionali. Nel 2026, il solo mercato italiano di pet food e pet care ha superato i 5,3 miliardi di euro. E da una recente ricerca di Confartigianato emerge che in dieci anni la spesa complessiva per gli animali da compagnia, incluse visite veterinarie e servizi come il pet sitting, è aumentata del 76%, mentre quella per tutti gli altri prodotti del carrello si è fermata al 9,4%.
Una stima, però, quella di mercato, distante dai dati ufficiali emersi all’inizio di quest’anno dall’anagrafe degli animali d’affezione gestita dal Ministero della Salute. Nel SINAC (Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia), che fotografa la popolazione dei pet regolarmente registrata, il numero si ferma a circa 16,5 milioni, di cui 14,9 cani.
Un apparente paradosso statistico che si ritrova anche nel censimento Istat 2024 che restituisce un quadro intermedio con 25,5 milioni di animali domestici. Sono oltre 10 milioni le famiglie, quasi 4 su 10 (il 37,7%), che ne accolgono almeno uno. La loro presenza tra le mura domestiche è più diffusa nelle case con figli ormai grandi, in quelle senza figli e tra gli under 65, mentre risulta più contenuta nei nuclei con figli piccoli (che più spesso preferiscono pesci, uccelli e tartarughe), tra gli over 65 (32,4%) e i single: il 30,8% per chi ha meno di 64 anni e il 22,7% per i più anziani.
Se da un lato i pet sono sorprendentemente più diffusi nei piccoli comuni (oltre il 47%), dall’altro i grandi centri urbani si rivelano meglio attrezzati. Il rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, che mette a confronto i maggiori capoluoghi, premia Milano per servizi offerti e numero di aree cani: oltre 400, circa una ogni 3.400 cittadini.
Spostando il focus sul genere, il quadro dell’Istat è inequivocabile: dietro alla scelta di accogliere un animale batte il più delle volte un cuore femminile. Le donne si confermano pilastro assoluto delle adozioni, con una spiccata tendenza ad aprire le porte di casa a un quattro zampe e a farsi carico della sua gestione quotidiana. Lo dice anche l’Osservatorio Quattrozampeinfiera, nato nell’ambito della più importante manifestazione dedicata ai pet lover: il 26,6% delle donne si dichiara impegnata nella cura giornaliera del proprio pet e quasi l’80% manifesta il forte desiderio di vivere con un animale domestico.
In questo scenario a fare la parte del leone sono fido e micio, ospitati, sempre secondo il censimento Istat 2024, dal 33,9% delle famiglie: il 22,1% sceglie la compagnia canina e il 17,4% preferisce quella felina. Complessivamente, nel giro di 10 anni, la loro presenza è aumentata di 1,5 punti percentuali, traducendosi in una media per nucleo familiare di 1,3 cani e 1,8 gatti.
Un trend che si riflette anche nella nostra regione, che schiera una carica di 2,5 milioni di pelosi: un gatto ogni 35,6 cittadini e un cane ogni 5,6 oltre poche centinaia di furetti.
Dati riferiti al 2025 e che includono anche i gatti in libertà registrati all’interno delle colonie feline: circa 14mila con la Città metropolitana di Milano in testa con 3.600 colonie, seguita dalle provincie di Como e di Brescia con entrambe oltre 2000 colonie.
Numeri, che pur sottostimati a causa del sommerso e di un obbligo di microchip scattato per i gatti solo a partire dal 2020, fanno comunque della nostra regione la realtà italiana più virtuosa in fatto di regolarizzazione.
Leader per animali microchippati, davanti a Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, la Lombardia scivola al secondo posto per volume assoluto di abbandoni e rinunce di proprietà.
Un fenomeno che in Italia coinvolge 80mila gatti e 50mila cani, in prevalenza cuccioli o animali sotto l’anno di età (tra il 27 e il 39%). In Lombardia parliamo di oltre 8000 ingressi all’anno nei canili. Tra i motivi più comuni ci sono sempre più spesso le difficoltà economiche e di gestione.
Anche per questo il Consiglio regionale si sta attivando per votare una legge che istituisca un elenco regionale per i pet sitter. La norma punta a qualificare la figura professionale di chi si occupa di un animale domestico per conto del proprietario e a supportare le famiglie nella gestione, offrendo strumenti concreti per prevenire rinunce e abbandoni.
I pilastri del progetto di legge sono proprio la formazione e un elenco regionale per aiutare a scegliere a chi affidare il proprio “migliore amico”.
A oggi manca una rilevazione puntuale sulla consistenza della forza lavoro dei pet sitter. È un mercato che sfugge alle statistiche ufficiali, essendo un’attività priva di riconoscimento giuridico e fiscale univoco, con un altissimo tasso di lavoro informale e occasionale, costruito soprattutto sul passaparola on line e tra conoscenti. Sono però diverse decine le persone che offrono servizi di dog e cat sitting e la stragrande maggioranza si muove attraverso piattaforme e applicazioni digitali, che coprono circa il 70% del fabbisogno.
A livello globale, l’Italia rappresenta circa il 3% del mercato totale dei pet sitter, posizionandosi tra i paesi europei con la crescita più rapida in questo settore.
La relatrice del progetto di legge Maira Cacucci (FdI), nel presentare il provvedimento attualmente in discussione in Commissione Attività produttive, ha sottolineato che “in attesa di un riconoscimento a livello nazionale di questa professione, la Lombardia intende votare un testo capace di rispondere alle esigenze delle famiglie valorizzando le competenze e promuovendo il rispetto per gli animali. A fronte dei ritmi delle nostre vite, la gestione quotidiana di cani e gatti rende centrale e necessaria la figura del pet sitter”.