Milano, 10 settembre 2026 – È stata inaugurata oggi a Palazzo Pirelli la mostra d’arte contemporanea “La terra che mi abita” dell’artista Pietro Panza, realizzata in collaborazione con l’Associazione Tramateriarte. Il progetto nasce dal capovolgimento della relazione antropocentrica tra uomo e spazio, offrendo una riflessione sul rapporto profondo e indissolubile tra uomo e natura.
“Ospitare queste opere a Palazzo Pirelli significa riscoprire, attraverso l’arte contemporanea, il nostro legame originario con la natura, invitandoci a ritrovare un equilibrio consapevole e sostenibile con il territorio” ha commentato a margine dell’inaugurazione il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani.
“Non siamo noi a possedere o abitare la Terra, ma è la terra stessa intesa come materia biologica, memoria storica e archetipo emotivo a scorrere e abitare dentro di noi –spiega Pietro Panza –. Questa mostra è una descrizione esistenziale quanto atto consapevole dell’esserci”.
Composta da quattordici opere, l’esposizione propone una profonda riflessione critica sull’attuale modello di sviluppo, invitando a riconsiderare la posizione dell’essere umano all’interno dell’ecosistema globale. Il percorso espositivo decostruisce l’approccio antropocentrico e l’idea predatoria della natura, offrendo una chiave di lettura visiva e concettuale volta a ristabilire un equilibrio etico e sostenibile tra l’uomo e l’ambiente circostante.
“In questo tempo di tardo Antropocene – osserva la curatrice della mostra Claudia D’Angelo – le opere di Panza ci invitano a superare la prospettiva antropocentrica per riscoprire l’indissolubile intreccio tra cultura e natura. L’artista non si limita a osservare la realtà dall’esterno, ma ci spinge a percepirci dal di dentro, come parte viva dell’ambiente, richiamando quella porosità originaria che caratterizza il mondo vegetale, dove tutto è in tutto”.
La mostra potrà essere visitata fino a giovedì 17 settembre nei seguenti orari: da lunedì a giovedì dalle 9 alle 18 e venerdì dalle 9 alle 13. Ingresso libero.
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Pietro Panza, artista autodidatta in continua evoluzione, sperimenta un legame tra pittura e scultura in un complesso linguaggio materico unendo resina, gesso, ferro, catrame, rame, fuoco, cenere e ruggine. I suoi lavori si distinguono per incisioni profonde impresse sulla tavola, capaci di stabilire un contatto diretto ed emozionale con l’osservatore. L’artista trae ispirazione dal legame profondo e quotidiano con la natura, di cui denuncia la fragile bellezza minacciata dall’uomo moderno.