Questo pomeriggio le Commissioni “Agricoltura” e “Valorizzazione e tutela dei territori montani e di confine” si sono riunite per analizzare insieme i risultati emersi dalla ricerca di Polis Lombardia sulla presenza dei grandi predatori e delle specie invasive in Lombardia.
Obiettivo dello studio, promosso dal Consiglio regionale, è quello di fotografare la presenza di lupi, orsi, cinghiali e nutrie sul territorio lombardo, di fare un bilancio dei danni arrecati alle attività economiche e ambientali e di fornire una ricognizione sulle misure di prevenzione e le policy adottate.
“Il report – ha detto Carlo Bravo, Vice Presidente della Commissione Agricoltura (FdI) e proponente la ricerca – offre un quadro utile ma i dati appaiono chiaramente sottostimati rispetto a quanto osserviamo quotidianamente sul territorio. Per lupi e orsi, le informazioni disponibili si basano su stime e monitoraggi incompleti, e per cinghiali e nutrie i numeri presentano intervalli molto ampi, con margini di incertezza significativi”.
La ricerca
I dati – L’indagine mostra un progressivo ritorno dei grandi predatori, lupi e orsi, nelle aree alpine lombarde, fenomeno positivo per la biodiversità ma fonte di conflitti con le attività zootecniche locali. Parallelamente, la diffusione delle specie invasive, cinghiali e nutrie, evidenzia criticità crescenti in termini di danni all’agricoltura, rischi sanitari (esempio, la peste suina africana, PSA) e per la sicurezza pubblica.
I dati raccolti mettono in luce l’importanza di strategie di gestione integrate, fondate su monitoraggio costante, prevenzione efficace, formazione degli operatori e strumenti di compensazione tempestivi e trasparenti.
Stando ai dati del documento, sul territorio lombardo vivono 8 giovani orsi maschi e una cinquantina di lupi, questi ultimi con branchi identificati nelle province di Sondrio, Brescia e Bergamo.
150mila sarebbe il numero dei cinghiali, specie che negli ultimi anni ha conosciuto una forte espansione territoriale, favorita da ripopolamenti venatori e dall’abbandono delle aree rurali.
Per quanto riguarda le nutrie, che costituiscono un’emergenza ambientale e infrastrutturale nelle aree di pianura, la stima varia tra 700.000 e 2,3 milioni di individui, con impatti gravi sulla stabilità degli argini fluviali e sulle colture agricole lombarde.
Gli indennizzi – Nel 2024 sono stati liquidati indennizzi per circa 78.000 euro, relativi a 123 eventi predatori, in larga parte attribuiti al lupo. Episodi legati al passaggio di orsi sono più sporadici anche se dall’altissimo impatto negativo sia sul piano emotivo che turistico ed escursionistico.
I danni procurati dai cinghiali alle colture sono stati stimati da Coldiretti in oltre 6 milioni di euro annui, concentrati nelle province di Pavia, Brescia e Mantova.
Alle conseguenze sulle attività agricole (riso, mais e vigne), vanno poi aggiunte quelle di carattere sanitario e gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica: nel 2024 sono stati quasi 200 i sinistri e 14 le vittime.
La peste suina africana, comparsa in Lombardia nel 2023, rappresenta una minaccia rilevante per la filiera suinicola regionale: nel 2025 sono stati registrati oltre 30.000 casi nei suini domestici, concentrati tra Lodi, Pavia e sud Milano.
L’analisi di Polis Lombardia sollecita, inoltre, nuove policy per il futuro: per il lupo si suggerisce di passare gradualmente da politiche di indennizzo a quelle di protezione attiva e per l’orso di incentivare la prevenzione del condizionamento alimentare (per esempio, conversione ai cassonetti anti-orso in particolare nelle aree turistiche).
Quanto ai cinghiali, si pone l’accento sull’importanza di applicare la legge regionale, con l’eradicazione assoluta nelle zone limitrofe ai focolai PSA e un adeguato monitoraggio, e per le nutrie sull’implementazione del Piano triennale di eradicazione, controllo e contenimento.
“Le migliaia di segnalazioni e lamentele ricevute da cittadini, agricoltori e gestori del territorio – ha osservato Carlo Bravo – indicano che il fenomeno è ben più diffuso e impattante di quanto documentato ufficialmente. Risulta perciò necessario proseguire nel lavoro di analisi per costruire un quadro chiaro e sistematico della situazione, intervenire tempestivamente con misure efficaci di prevenzione e contenimento, guardare ai modelli europei, come quello svizzero, che prevedono una maggiore flessibilità nel contenimento dei branchi quando la prevenzione non è sufficiente a garantire la sicurezza del bestiame”.
La presenza di lupi e orsi rappresenta un successo per la biodiversità ma genera conflitti locali con gli allevatori, hanno spiegato i ricercatori durante la seduta congiunta, sottolineando come gli strumenti di prevenzione adottati, come recinzioni elettrificate e cani da guardiania, sono efficaci tanto quanto la formazione degli operatori agricoli, capace di ridurre i conflitti sociali con questi animali.
Durante la seduta sono intervenuti anche il Presidente della Commissione speciale Montagna Giacomo Zamperini (FdI) e i Consiglieri Pietro Macconi (FdI), Marisa Cesana (Forza Italia), Matteo Piloni e Marco Carra entrambi del PD.