Question time: emergenza caldo, sanità, caccia, tassa salute e infrastrutture

L'Assemblea lombarda ha discusso 16 documenti: molti i temi affrontati nella seduta dedicata agli atti ispettivi

Nella seduta odierna il Consiglio regionale della Lombardia, presieduto da Federico Romani, ha svolto il question time. Di seguito una sintesi del dibattito.

Criticità nelle strategie regionali di contrasto all’emergenza caldo

Sono due le richieste dell’interrogazione presentata da Lisa Noja (Italia Viva) sulla revisione delle strategie anti-caldo: estendere anche ai riders e ai lavoratori della logistica leggera i divieti dell’Ordinanza regionale 484/2026. Il documento vieta il lavoro all’aperto tra le 12:30 e le 16 nei giorni a rischio “Alto” per i settori agricolo, edile e delle cave e la definizione di un Protocollo strutturale d’urgenza per garantire la continuità elettrica domiciliare ai pazienti dipendenti da apparecchiature salvavita in caso di blackout accidentali, prevedendo l’invio prioritario di generatori di corrente o batterie esterne di lunga durata.

Le forti ondate di calore che stanno colpendo la Lombardia hanno messo a dura prova la rete sanitaria e le infrastrutture energetiche regionali. L’interrogazione ha evidenziato gravi criticità nelle attuali strategie di contrasto all’emergenza climatica e ha chiesto un intervento strutturale immediato per tutelare i lavoratori all’aperto e le fasce più fragili della popolazione.

Accanto alla sicurezza sul lavoro, l’interrogazione ha sollevato l’allarme sulla tenuta della rete elettrica. I picchi nei consumi energetici hanno provocato ripetuti blackout accidentali, in particolare nell’area metropolitana di Milano (con picchi di 16 ore di interruzione a Sesto San Giovanni, Novate Milanese, Cormano e Cologno Monzese).

Non possiamo tollerare che le fasce più esposte della nostra comunità paghino il prezzo di tutele frammentarie o superate. Da un lato, abbiamo i riders, costretti a pedalare sotto il sole cocente senza alcuna protezione obbligatoria nelle ore di picco termico. Dall’altro, i cittadini elettro-dipendenti, per i quali un blackout accidentale non è un semplice contrattempo domestico, ma una minaccia immediata per la vita stessa. L’attuale Piano di Emergenza (PESSE) esenta i pazienti elettro-dipendenti dai distacchi programmati di corrente, ma si sta dimostrando totalmente inefficace contro i guasti accidentali da sovraccarico. La protezione della salute e della vita delle persone fragili e dei lavoratori deve essere la priorità di Regione Lombardia” ha precisato Lisa Noja.

“L’Ordinanza emanata dal Presidente della Regione, la 484 del 9 di giugno, è stata una delle prime ordinanze a livello nazionale per garantire misure di tutela per i lavoratori maggiormente esposti agli effetti del caldo e alle radiazioni solari. Vorrei ricordare che questa ordinanza è il frutto di interazioni e di incontri con quelle che sono le parti sociali, le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati. C’è un’istruttoria in corso per un ampliamento del perimetro delle professioni a seguito della richiesta al Governo, attraverso la Conferenza dei Presidenti, di integrare le categorie da mettere sotto tutela” ha spiegato l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso.

Con riferimento alla tutela delle persone che dipendono, invece, da apparecchiature elettromedicali salvavita, in Lombardia abbiamo un sistema sanitario regionale che mantiene sempre alta l’attenzione su quelli che sono i profili di sicurezza e di continuità assistenziale. Attualmente, le procedure di gestione dell’interruzione dell’energia elettrica prevedono specifiche forme di comunicazione fra i soggetti coinvolti e i gestori delle reti di distribuzione. Regione continuerà a monitorare con la massima attenzione sia l’evoluzione degli eventi climatici e delle relative criticità” ha concluso Bertolaso.

 

Chiarimenti circa l’inoperatività della Cabina di Regia della Rete consultoriale

Nell’interrogazione a firma di Jacopo Dozio (Forza Italia) vengono chiesti chiarimenti sulle ragioni del blocco della Cabina di Regia della Rete consultoriale, che include anche i Centri di Aiuto alla Vita (CAV) e il Terzo settore per il sostegno alla maternità, e sulla data del primo incontro.

La Cabina di Regia della Rete consultoriale lombarda è stata costituita nel dicembre 2025 ma non è mai stata convocata. L’organismo include al suo interno una fitta rete di competenze: rappresentanti di Federvita Lombardia, ANCI, ACI Welfare, gli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e degli Psicologi, la Direzione Generale Famiglia, oltre a esponenti di ASST, ATS e consultori privati accreditati. L’obiettivo centrale è la definizione di percorsi integrati per intercettare e supportare le fragilità sociali, offrendo alle donne alternative concrete e aiuti economici o familiari durante e dopo la gravidanza.

Una paralisi istituzionale di fronte a un tema delicato come la tutela della maternità e la prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza. A fronte della conferma da parte della Giunta regionale di presidiare i percorsi di sostegno alla maternità, a oggi questo strumento risulta inoperativo. Considerando l’impatto e la rilevanza sociale del tema dell’interruzione volontaria di gravidanza, riteniamo importante dare risposte concrete a situazioni di grave fragilità sociale” ha spiegato Jacopo Dozio.

Nel rispondere all’interrogazione l’Assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha detto che “la mancata convocazione della Cabina di Regia nei mesi successivi alla sua costituzione è stata determinata dall’esigenza di accompagnare la fase di avvio delle nuove disposizioni organizzative, che sono state introdotte nell’ambito consultoriale attraverso un’attività preliminare di monitoraggio. Una fase di preparazione ritenuta utile per consentire all’organismo di operare, fin dal primo incontro, su delle basi informative adeguate e condivise. Oggi abbiamo un quadro più esaustivo sulla nuova riorganizzazione, per questo il primo incontro della cabina di regia è stato fissato nella prima decade del mese di settembre, per la precisione l’8 di settembre. Ricordo l’importanza della Cabina di Regia quale sede di confronto e di coordinamento finalizzato all’individuazione di nuove progettualità, di modelli organizzativi e percorsi di presa in carico integrata, secondo una logica di piena integrazione socio-sanitaria e di risposta a quelli che sono i bisogni delle persone, delle famiglie”.

 

Pio Alberto Trivulzio, scadenza dell’incarico del Commissario straordinario

L’interrogazione della Consigliera Carmela Rozza (PD) intendeva fare chiarezza sul futuro della gestione del Pio Albergo Trivulzio (PAT) e degli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline, alla luce dell’imminente scadenza del mandato dell’attuale Commissario Straordinario.

Nel documento si chiedeva a Regione Lombardia come intende proseguire con l’attuale modello di governance straordinaria o se è previsto il ritorno a un’amministrazione ordinaria; quali sono le tempistiche esatte per la transizione e la nomina dei nuovi vertici e quali linee guida pensa di adottare per garantire la stabilità gestionale e la continuità dei servizi per gli utenti nella fase post-commissariamento.

Il percorso di commissariamento, avviato nell’agosto 2023 per rispondere alla crisi economico-finanziaria dell’ente, ha visto una serie di rinnovi legati a compiti cruciali: il riequilibrio economico della gestione caratteristica, il rilancio delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie in accordo con ATS Milano, e la valorizzazione del ricco patrimonio immobiliare, attraverso un piano di alienazioni programmato per coprire le perdite pregresse.

A seguito delle recenti modifiche alla legge regionale n. 1/2003, introdotte con la legge di revisione normativa, il limite massimo per i commissariamenti è stato fissato a 36 mesi totali per situazioni di eccezionale complessità. L’ultimo prolungamento di 12 mesi per il PAT, disposto nel luglio 2025, sta per giungere al termine naturale.

“Il Pio Albergo Trivulzio e gli Istituti Martinitt e Stelline rappresentano un pilastro fondamentale per il welfare e l’assistenza sociosanitaria. Dopo anni di gestione straordinaria, finalizzata al risanamento economico e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare, siamo ormai vicini alla scadenza naturale fissata dai limiti di legge. È fondamentale che Regione Lombardia esca dall’incertezza e chiarisca quale modello di governance intende adottare per il futuro del PAT” ha detto Carmela Rozza.

Il commissariamento del PAT è intervenuto nel 2023 in una fase molto delicata post COVID con reparti sospesi, ridimensionati, una capacità produttiva non pienamente utilizzata, criticità carenze di organico, fragilità patrimoniale e una fiducia, poi, del pubblico fortemente compromessa. Il mandato era chiaro: riequilibrare la gestione, rilanciare l’attività sanitaria e socio-sanitaria, valorizzare il patrimonio e restituire credibilità istituzionale. Su questi obiettivi il lavoro del Commissario è stato essenziale in quanto non si è limitato a una gestione conservativa dell’ente, ma ha riaperto una prospettiva: il PAT è tornato a produrre cura, a essere parte attiva della rete sanitaria lombarda e a recuperare un ruolo pubblico nella città di Milano. Il mio auspicio è quello che, nel momento in cui il PAT tornerà alla gestione ordinaria, venga mantenuto questo livello”, ha precisato l’Assessore al Welfare, Guido Bertolaso.

Nella replica la Consigliera Rozza ha espresso “forte delusione per la risposta all’interrogazione che chiedeva informazioni in merito al futuro della Governance dell’ente e non sui risultati ottenuti fino ad oggi”.

 

Sostenibilità economica delle RSA e rette ospiti con gravi patologie neurologiche degenerative

Nel question time a firma di Davide Casati (PD) si interrogava la Giunta regionale per sapere come intende affrontare le criticità finanziarie delle RSA connesse al mancato riconoscimento dei saldi di produzione 2025. Inoltre, il question time chiedeva come la Giunta pensa di arginare l’aumento dei contenziosi legali relativi alle rette per gli ospiti affetti da patologie neurodegenerative e come garantire la continuità e la qualità dei servizi regionali, salvaguardando la dignità dei malati e l’equilibrio economico degli enti gestori.

L’interrogazione aveva l’obiettivo di pianificare interventi a tutela delle strutture, delle famiglie e degli ospiti più fragili a fronte della crisi per le oltre 700 RSA della Lombardia, strette tra ritardi burocratici regionali e l’esplosione dei contenziosi legali sulle rette.

I fattori di instabilità economica riguardano, da un lato il mancato riconoscimento dei saldi di produzione 2025 per le unità d’offerta sociosanitarie (RSA, CDI, CDD, RSA Aperta), dall’altro il blocco dei pagamenti causato dai contenziosi sulle rette degli ospiti affetti da Alzheimer in fase avanzata, stato vegetativo permanente o gravi patologie neurologiche degenerative. Le strutture sono obbligate a garantire la continuità assistenziale, pur trovandosi a sostenere costi non coperti e con le rette spesso congelate in attesa dei giudici.

Secondo il Consigliere Casati “la sostenibilità economica delle RSA lombarde è a forte rischio. Siamo di fronte a un combinato disposto micidiale: i ritardi della liquidazione del saldo 2025 tolgono ossigeno finanziario ai gestori, mentre il vuoto normativo sui rimborsi per le gravissime patologie neurodegenerative scarica i costi sulle famiglie o sulle strutture stesse. Non possiamo permettere che l’eccellenza e la tenuta del nostro sistema sociosanitario vengano compromesse, lasciando soli gli Enti gestori e le famiglie che affrontano il dramma di malattie devastanti come l’Alzheimer. Serve chiarezza sulle coperture e sul futuro delle tariffe”.

“Siamo consapevoli della rilevanza della questione, sia per l’equilibrio economico degli enti gestori, sia per la continuità dei servizi erogati e seguiamo gli aspetti legati ai contenziosi sulle rette degli ospiti che sono affetti da Alzheimer e da altre patologie neurodegenerative.

La normativa nazionale vigente prevede la compartecipazione alla spesa, con una quota a carico del Servizio Sanitario Nazionale e una quota a carico dell’utente. Regione Lombardia ritiene che un chiarimento definitivo debba essere affrontato a livello nazionale attraverso un intervento normativo condiviso fra Stato e Regioni che noi, come Regione Lombardia, abbiamo più volte promosso e sollecitato nell’ambito della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. L’obiettivo resta quello di garantire la sostenibilità del sistema, la qualità dell’assistenza, il sostegno alla famiglia e la tutela delle persone più fragili” ha spiegato l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso.

 

Stato di avanzamento della realizzazione e dell’attivazione delle Case di Comunità

Qual è lo stato di attuazione e completamento delle Case di Comunità finanziate esclusivamente con fondi regionali alla scadenza del termine del 30 giugno 2026, fissata dal PNRR, per la consegna delle strutture e a che punto sono gli obiettivi e gli standard previsti dalla riforma dell’assistenza territoriale per la presa in carico dei pazienti. Questo è il contenuto del question time, illustrato da Massimo Vizzardi (Gruppo Misto), in cui si chiedeva anche se l’Assessore regionale al Welfare intende presentare alla Commissione Sanità una relazione dettagliata sul livello di operatività delle strutture.

L’interrogazione muoveva sulla base dei dai dati recentemente diffusi dai vertici di Regione Lombardia, secondo cui 186 delle 187 Case di Comunità finanziati con fondi europei risultano completate dal punto di vista infrastrutturale, con la sola eccezione di Cornaredo in via di ultimazione. La programmazione regionale prevede, però, un piano più ampio da 199 strutture totali, che include anche 12 Case di Comunità interamente finanziate con risorse autonome della Regione. Secondo il Piano Sociosanitario Regionale 2024-2028, queste strutture devono rappresentare il fulcro della medicina di prossimità e l’integrazione tra cure sanitarie, sociosanitarie e sociali per i pazienti cronici e fragili. Da qui la necessità di verificare che alle strutture completate corrispondano servizi effettivamente funzionanti.

“Il raggiungimento dei target infrastrutturali del PNRR al 30 giugno è un passo avanti importante, ma la vera sfida comincia adesso. Il focus sulle Case di Comunità in Lombardia si sposta dai cantieri edili alla reale operatività dei servizi sanitari per i cittadini. Abbiamo, quindi, il dovere di verificare non solo il completamento dei cantieri, ma anche lo stato di attuazione delle 12 Case di Comunità finanziate con fondi regionali, escluse dai conteggi del PNRR. Vogliamo conoscere il reale livello di operatività di ogni singola struttura e il personale effettivamente in servizio, per garantire che la medicina di prossimità diventi una realtà concreta per tutti i lombardi” ha affermato Massimo Vizzardi.

Nel rispondere all’interrogazione l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso, ha sottolineato che “la Direzione Generale Welfare ha completato, entro i tempi previsti, tutti gli interventi necessari ai fini anche dell’attestazione del PNRR del 30 giugno passato. Il completamento della 187ma Casa di Comunità è previsto nei prossimi giorni. In aggiunta a questi interventi, la programmazione regionale prevede la ricezione di ulteriori 16 Case di Comunità finanziate con risorse regionali all’interno del POR, Programmi Operativi Regionali, per un totale complessivo di 203 Case di Comunità, a cui se ne aggiungeranno altre 20. Le Case di Comunità censite in fase di programmazione si trovano in una fase meno avanzata del percorso attuativo. La Direzione Generale Welfare sta completando le attività di monitoraggio e verifica dello stato di avanzamento, in modo da avere il quadro più preciso di questa riorganizzazione. È stata avviata una serie di verifiche di controlli nell’ambito delle 187 Case di Comunità per assicurarci, anche come struttura centrale di coordinamento, il pieno rispetto di quanto previsto per i servizi. Confermo la piena totale disponibilità a riferire, quando sarà ritenuto opportuno, in Commissione Sanità con un’informativa sullo stato di avanzamento degli interventi, sul livello di operatività delle Case di Comunità e sull’assistenza territoriale”.

 

Condizioni igieniche e assistenza sanitaria presso la Casa di reclusione di Opera

Nel question time a firma di Luca Paladini (Patto Civico) si chiedeva alla Giunta quali verifiche sono state effettuate tramite l’ASST in merito alle criticità igienico-sanitarie e assistenziali emerse nella Casa di reclusione di Opera e quali saranno le iniziative di Regione Lombardia per ripristinare standard sanitari accettabili e prevenire il ripetersi di simili situazioni emergenziali.

L’interrogazione fa seguito alle denunce dei familiari dei reclusi e ai successivi riscontri emersi durante un’ispezione dei Consiglieri regionali del Partito Democratico, Paolo Romano e Paola Bocci. Le testimonianze raccolte a fine giugno hanno descritto celle roventi con temperature vicine ai 40 gradi, un intero piano rimasto senza acqua corrente per circa dieci giorni, muffa nei letti, scarafaggi e cumuli di spazzatura. A questo si aggiunge un quadro allarmante per l’assistenza medica: i continui problemi all’impianto elettrico bloccano il funzionamento dei macchinari sanitari, a fronte di un solo medico di guardia incaricato di gestire quasi 1.400 persone. I dati ufficiali del Ministero della Giustizia, aggiornati al 30 giugno 2026, confermano la pressione insostenibile sulla struttura: a Opera sono presenti 1.384 detenuti a fronte di soli 918 posti regolamentari. Una carenza strutturale che si riflette drammaticamente sui servizi essenziali, con soli 625 bidet e 235 docce totali disponibili per l’intera popolazione carceraria.

Secondo Luca Paladini “quello che sta accadendo nel Carcere di Opera è indegno di un Paese civile e configura una vera e propria emergenza umanitaria e sanitaria. Non possiamo accettare che la pena si trasformi in una tortura quotidiana fatta di celle a 40 gradi, assenza di acqua per lavarsi e condizioni igieniche degradanti. La salute è un diritto costituzionale che deve essere garantito anche dietro le sbarre. È spaventoso che ci sia un solo medico per quasi 1.400 persone e che i guasti elettrici fermino le apparecchiature mediche. Regione Lombardia, che ha la competenza diretta sulla sanità penitenziaria, deve attivare subito l’ASST, e intervenire prima che la situazione diventi irrimediabile per i soggetti più fragili e malati”.
“Regione Lombardia ha fatto tutte le verifiche nell’ambito delle rispettive competenze istituzionali. Stiamo parlando di strutture in cui l’attività sanitaria è un’attività parallela a quelle di cui sono responsabili altre istituzioni. Cerchiamo di garantire la migliore assistenza possibile, ma non è possibile attribuire alla Regione tutta una serie di competenze e di responsabilità che vanno ben oltre quello che è ruolo regionale. L’ATS Città Metropolitana svolge vigilanza igienico-sanitaria anche all’interno dell’Istituto con visite ispettive periodiche durante l’anno, i cui esiti vengono trasmessi anche all’Amministrazione penitenziaria. Non abbiamo alcuna possibilità di verifica sulle decisioni degli Istituti di pena. Continueremo a garantire, attraverso, sia la ATS, sia la ASST competenti, un costante monitoraggio delle condizioni sanitarie dei detenuti non solo nella Casa Circondariale di Opera ma in tutte le Carceri lombarde, mantenendo alta l’attenzione sulle segnalazioni che riceviamo”
ha precisato l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso.

 

Compartecipazione alla spesa sanitaria, presa in carico e identificazione dei soggetti fragili con obesità

Accelerare l’attuazione del piano sperimentale per garantire l’accesso equo e calmierato alle terapie innovative contro l’obesità, partendo dalle fasce di popolazione più fragili e svantaggiate dal punto di vista socioeconomico. Questo è l’obiettivo del question time a firma di Alessia Villa (FdI) con cui si interrogava la Giunta sulle modalità e sulle tempistiche del programma di compartecipazione alla spesa sanitaria per la popolazione fragile, delle

iniziative di screening precoce e della presa in carico territoriale e monitoraggio degli esiti clinici. Il documento chiedeva, inoltre, chiarimenti sull’esatto ruolo della rete ospedaliera, delle strutture di prossimità e dei medici di medicina generale all’interno del percorso integrato di cura. Poiché i farmaci innovativi per l’obesità non sono attualmente coperti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e restano interamente a carico dei pazienti (out of pocket), Regione Lombardia ha previsto una progettualità sperimentale che introduce meccanismi di co-pagamento, acquisti a prezzi calmierati e percorsi ad accesso gratuito o agevolato per chi vive in condizioni di forte fragilità sociale, dove l’incidenza della patologia è statisticamente più alta. L’interrogazione puntava a tradurre queste linee programmatiche in strumenti operativi concreti, definendo un sistema di screening precoce, il ruolo dei medici di medicina generale e l’integrazione tra la rete ospedaliera e le strutture sanitarie del territorio.

“L’obesità non è un problema estetico, ma una patologia cronica e progressiva che rappresenta una vera e propria sfida per la sanità pubblica. Le evidenze scientifiche dimostrano che le difficoltà economiche incidono pesantemente sull’accesso alle cure, creando inaccettabili disuguaglianze della salute. Fino ad oggi, il costo totale di queste terapie innovative ha gravato interamente sulle tasche dei cittadini, escludendo chi ne ha più bisogno e finendo per pesare indirettamente sul bilancio regionale a causa delle mancate cure e del conseguente allungamento delle liste d’attesa. Come gruppo di Fratelli d’Italia abbiamo fortemente voluto questo programma sperimentale di compartecipazione alla spesa. Ora è fondamentale definire rapidamente le modalità operative e i tempi di attivazione: dobbiamo dare risposte immediate ai pazienti fragili, strutturando un percorso che unisca screening precoci, supporto nutrizionale e terapie farmacologiche appropriate” ha precisato Alessia Villa.

“Per l’attuazione del Piano sperimentale stiamo portando avanti una serie di passaggi tecnici, organizzativi, economici e finanziari sulla programmazione delle risorse regionali. Vogliamo individuare modalità operative efficaci per garantire equità di accesso alle cure, identificazione precoce dei soggetti fragili, il monitoraggio degli esiti clinici e l’integrazione fra rete ospedaliera e rete territoriale. L’obiettivo è quello di superare la logica basata sulla semplice prestazione sanitaria e lavorare sulla prevenzione, attraverso una presa in carico multidisciplinare che comprenda, oltre alle attività di prevenzione, anche educazione a corretti stili di vita, supporto nutrizionale, attività fisica e terapie farmacologiche appropriate.

Con interventi preventivi si va non solo a intervenire su una problematica sanitaria estremamente seria, ma si riesce anche a ridurre tutta una serie di conseguenze patologiche derivanti dall’obesità che, tra l’altro, impongono una spesa sanitaria ingente” ha spiegato l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso.

 

Stato di avanzamento del Piano faunistico venatorio regionale

Nel question time a firma di Giacomo Zamperini (FDI) si chiedevano aggiornamenti sul Piano Faunistico Venatorio Regionale e sulle tempistiche previste per la conclusione della fase istruttoria e per la successiva adozione formale da parte degli organi regionali. Il documento si proponeva di conoscere lo stato di avanzamento e i tempi di approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR) e di avviare una programmazione organica basata su dati scientifici aggiornati e capace di garantire il giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente, attività agricola e mondo venatorio.

“Il definitivo completamento del Piano Faunistico Venatorio Regionale non è più rimandabile se vogliamo dare stabilità e certezze a chi vive e lavora sul territorio. Questo strumento non serve solo a regolare l’attività venatoria, ma è l’asse portante per una gestione strategica della fauna selvatica e per la difesa del nostro comparto agricolo, troppo spesso penalizzato dagli squilibri ambientali. Oggi Regione Lombardia garantisce la continuità grazie ai calendari annuali, ma serve un salto di qualità. L’approvazione del Piano permetterà di snellire la burocrazia, ridurre i contenziosi e pianificare gli interventi con dati scientifici alla mano. Abbiamo il dovere di unire la tutela della biodiversità alla valorizzazione delle tradizioni e delle attività economiche rurali” ha detto Giacomo Zamperini.

Il Piano rappresenta lo strumento fondamentale per la gestione della fauna selvatica e del territorio agro-silvo-pastorale lombardo. Attualmente, Regione Lombardia sta portando avanti il complesso iter di aggiornamento, che richiede passaggi tecnici cruciali come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Valutazione di Incidenza (VIncA) e la revisione delle mappe cartografiche. Nell’attesa del nuovo testo, la gestione faunistica è assicurata dalle norme vigenti e dal Calendario Venatorio annuale, ma il definitivo via libera al PFVR consentirà di superare la frammentazione stagionale, offrendo una visione di lungo periodo e semplificando i passaggi burocratici futuri.

Il Sottosegretario con delega all’Autonomia e Rapporti con il Consiglio Regionale, Mauro Piazza, ha risposto all’interrogazione illustrando il crono programma.

“La stesura del Piano Faunistico è stata ultimata e il prossimo 13 luglio verrà illustrato ai Consiglieri regionali della Commissione Agricoltura. Nei giorni successivi si avvierà la predisposizione dei documenti: il rapporto ambientale, la sintesi non tecnica e lo studio d’incidenza che verranno redatti entro la fine di agosto. La seconda settimana di settembre è previsto lo svolgimento della procedura di evidenza pubblica che si concluderà entro la seconda settimana di dicembre. Il Piano verrà, quindi, adeguato in relazione alle prescrizioni e osservazioni recepite da questi atti, sottoposto all’approvazione della Giunta Regionale intorno alla metà di gennaio 2027 e trasmesso al Consiglio per l’approvazione. Ill Comitato Tecnico di Coordinamento REACH ha previsto il bando, entro sette anni, dell’utilizzo del piombo nelle munizioni spezzate, mentre ne consente l’uso nelle munizioni a palla unica. Sono in corso degli approfondimenti circa l’opportunità o meno di un posticipo di poche settimane dalla messa a disposizione del Piano per la procedura di evidenza pubblica, per poter acquisire indicazioni definitive circa l’utilizzo del piombo nelle munizioni”.


Piano Nazionale di Ripristino della Natura e sostegno al bacino del Seveso
Il Consigliere Gigi Ponti (PD) ha chiesto a Regione Lombardia di chiarire la propria posizione sul Piano Nazionale di Ripristino della Natura, il programma operativo dell’Italia per attuare il Regolamento europeo sulla Nature Restoration Law. In particolare, il Consigliere suggeriva di valutare il bacino del Seveso come area prioritaria e progetto pilota nazionale, in attuazione dell’Ordine del Giorno approvato dall’Assemblea lombarda il 25 luglio 2024.
Rispondendo al question time, il Sottosegretario con delega Autonomia e Rapporti con il Consiglio Regionale, Mauro Piazza, ha descritto la procedura di consultazione per la bozza del Piano Nazionale Ripristino. “I portatori di interesse inviano le loro proposte di nuove misure al MASE tramite un’apposita scheda. Il MASE le inoltra poi ai soggetti attuatori, Regioni, Province autonome, Autorità di bacino per la validazione. Al 6 luglio 2026, la Regione Lombardia ha ricevuto 24 proposte ancora da valutare, mentre la misura per il “Parco fluviale integrato della Valle del Seveso” non è ancora pervenuta”.

Criticità di sicurezza e gestione delle emergenze nel polo infrastrutturale e industriale di Mantova
Quali interventi urgenti intende adottare Regione Lombardia, in coordinamento con Prefettura ed Enti locali, per verificare l’adeguatezza e l’aggiornamento dei Piani di Emergenza Esterna del polo industriale e delle tratte merci? Il tema è stato posto dalla Consigliera Paola Bulbarelli (FdI) che ha chiesto, in particolare, se sia stata valutata la compatibilità dell’attuale viabilità, modificata dal cantiere del sottopasso di Porta Cerese, con le vie di fuga della popolazione. La Consigliera ha chiesto, inoltre, quali misure siano previste per garantire la rapidità dei soccorsi e dei trasferimenti sanitari verso l’Ospedale “Carlo Poma” in caso di emergenza.
L’Assessore alla Sicurezza e Protezione civile, Romano La Russa, specificato che Regione Lombardia svolge solo un ruolo di vigilanza, “non gestendo la viabilità del sottopasso. La Provincia di Mantova – ha specificato La Russa – è l’Ente direttamente responsabile della stesura dei Piani di protezione civile sul territorio, ma risulta in grave ritardo, essendo ferma al 2016-2017 nonostante i fondi regionali ricevuti per l’aggiornamento”. Per quanto riguarda il Comune di Mantova, La Russa ha spiegato che “ha la responsabilità diretta sulla gestione locale del territorio e della viabilità e sarà oggetto di imminenti sollecitazioni da parte della Regione”.

Stabili ALER di via Fratelli di Dio 175 a Sesto San Giovanni (MI)
Il question time del Consigliere Onorio Rosati (AVS) ha riguardato gli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza già programmati sugli stabili Aler di via Fratelli di Dio a Sesto San Giovanni. Il question time ha evidenziato le gravi criticità manutentive degli immobili ALER che incidono sulla sicurezza e sulla qualità abitativa, soprattutto per le persone più fragili. “Pur essendo stati programmati interventi di manutenzione straordinaria e adeguamento impiantistico per oltre 1,6 milioni di euro, questi sono stati più volte rinviati nei successivi programmi triennali di ALER – ha spiegato Rosati -. Gli interventi finora avviati riguardano principalmente l’adeguamento delle vie di esodo per la prevenzione incendi e non risolvono le problematiche strutturali e manutentive più rilevanti. Si sottolinea infine il rischio che ulteriori rinvii aggravino la vivibilità”.
Durante l’intervento, il Sottosegretario Mauro Piazza ha esposto la risposta di ALER Milano riguardo ai lavori di manutenzione straordinaria dell’immobile in questione. “Si tratta di un’operazione che coinvolge anche edifici a Sesto Sanità Giovanni e a San Giuliano Milanese. Il progetto prevede la riqualificazione dell’involucro esterno, tra cui facciate, balconi, coperture, per la messa in sicurezza e il miglioramento conservativo dello stabile”. Per quanto riguarda le tempistiche, “i lavori più volte posticipati”, il Sottosegretario Piazza ha dichiarato che “sono emerse criticità legate alla necessità di sopralluoghi complessi, anche tramite l’uso di droni che hanno richiesto specifiche autorizzazioni di volo, allungando i tempi. Ad aprile 2026 ALER ha ricevuto il progetto aggiornato, attualmente in fase di verifica per la successiva validazione. Infine, è stato confermato che nel 2025 si sono conclusi i precedenti lavori per l’ottenimento dei certificati antincendio e la sostituzione delle caldaie”.

Tassa salute e ristorni fiscali
Il controverso tema della “tassa della salute” a carico dei circa 70.000 “vecchi frontalieri” lombardi è stato al centro del question time proposto dalla Consigliera Paola Pollini (M5S) a fronte della decisione assunta dal Consiglio di Stato del Canton Ticino che ha annunciato formalmente lo scorso 1° luglio 2026 la decisione unanime di sospendere in via cautelativa il versamento dei ristorni fiscali spettanti all’Italia, quantificati in circa 50 milioni di franchi svizzeri (oltre 54 milioni di euro). “Per il Canton Ticino, l’introduzione di questo contributo integrativo rappresenta una palese violazione dei patti bilaterali – ha spiegato Pollini –, configurando una doppia imposizione fiscale illegittima sui redditi dei vecchi frontalieri, la cui potestà impositoria esclusiva spetta alla Svizzera in virtù degli accordi di transizione”. L’esponente pentastellata ha chiesto, quindi, se la Giunta regionale, alla luce delle gravissime conseguenze economiche per i Comuni di frontiera lombardi e preso atto della differente linea d’azione adottata dalla Regione Piemonte, intenda sospendere l’applicazione e la riscossione del contributo per la salute previsto per settembre, al fine di ripristinare il corretto dialogo bilaterale con le autorità svizzere e sbloccare immediatamente i 50 milioni di franchi trattenuti dal Canton Ticino.
Rivendicando la doppia classificazione tra “vecchi” e “nuovi” transfrontalieri introdotta da Regione Lombardia, l’Assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica Massimo Sertori, ha chiarito che la norma sul versamento del contributo sulla salute per i frontalieri in Svizzera “non è una facoltà, ma un obbligo è previsto da una legge nazionale che va applicata. Le Regioni possono solo stabilire la percentuale del contributo, tra il 3% e il 6%; la Lombardia ha applicato il minimo del 3%”. Riguardo alla “sospensione cautelativa” dei ristori ventilata dal Canton Ticino, l’Assessore ha dichiarato che si tratta di una decisione giuridicamente infondata e in contrasto con gli Accordi internazionali gestiti da Berna e Roma. “Il Cantone Ticino – ha detto – contesta la tassa italiana ritenendola contraria agli accordi sulla fiscalità del 1974. Sertori ha evidenziato, inoltre, che i ristorni di quest’anno si riferiscono fiscalmente ai gettiti di due anni fa, rendendo la questione attuale un “non problema” e garantendo il tempo necessario per risolverla attraverso i canali diplomatici già attivati.

Tempi e cronoprogramma della TRMI10 nell’ambito del sistema viabilistico di Pedemontana Lombarda
Quali sono i tempi previsti per la realizzazione della TRMI10, previsto nell’ambito della Autostrada Pedemontana Lombarda per collegare l’Ospedale San Gerardo di Monza attraverso i Comuni di Biassono, Lissone, Macherio, Sovico e Vedano al Lambro, e quale il cronoprogramma ufficiale sullo stato di attuazione dell’intervento? Lo ha chiesto in un question time la Consigliera Martina Sassoli (Lombardia Migliore).
Nella sua riposta Claudia Terzi, Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche, ha specificato che “la variante Dbreve di Pedemontana è stata recentemente approvata, mentre proseguono i lavori sui cantieri delle tratte B2 e C”. Per quanto riguarda la TRMI 10, “i cantieri preliminari, tra cui indagini geologiche e bonifiche militari, sono già stati avviati per mitigare i futuri disagi alla viabilità nel 2026. Il cronoprogramma effettivo prevede l’inizio dei lavori strutturali a gennaio 2027, con la fine dei lavori stabilita per novembre 2028”.

Decoro trasporto pubblico ferroviario
Il tema del decoro del trasporto pubblico ferroviario è stato al centro dell’interpellanza promossa dalla Consigliera Paola Pollini (M5S) che ha domandato alla Giunta quali azioni intenda intraprendere di concerto con Trenord e gli Enti competenti per migliorare la pulizia e il decoro dei treni regionali, con misure di contrasto degli atti vandalici, migliorando la qualità del servizio e della vita di viaggiatori e pendolari.
L’Assessore ai Trasporti e Mobilità sostenibile Franco Lucente ha assicurato il costante impegno di Trenord nella pulizia, sia nelle soste sia in deposito e nella rimozione dei graffiti “che – ha detto – sono stati pari a 276.000 metri quadrati, rimossi nel 2025”. L’Assessore ha, inoltre, ricordato che è attivo un monitoraggio costante. Sono state, inoltre, rafforzate le attività di controllo e monitoraggio per migliorare la pulizia dei treni e ridurre i tempi di intervento. Per contrastare il fenomeno, Trenord ha installato pellicole antigraffio su circa 40 convogli e ha potenziato il servizio dei “Pulitori Viaggianti”. Infine, la Regione monitora il rispetto delle condizioni minime di qualità, applicando penali in caso di inadempienze.
Il documento presentato dalla Consigliera Pollini ha riportato i dati della Relazione sulla Qualità dei Servizi di Trenord 2025 in cui si evidenzia un forte aumento degli atti vandalici sui treni nel 2024, con una crescita di circa il 20% dei graffiti rispetto all’anno precedente e costi di rimozione pari a circa 2 milioni di euro e un maggiore consumo di acqua.

Lavori sulla tratta Giussano – Civate sulla SS 36
Il Consigliere Gian Mario Fragomeli (PD) è tornato sui lavori per la messa in sicurezza della SS36 nel tratto Giussano–Civate: circa 17 km e attraversante 14 comuni, che prevede opere di adeguamento della carreggiata, sostituzione di barriere e ponti, miglioramento degli svincoli e realizzazione di nuove aree di sosta. L’opera, affidata ad ANAS e finanziata con oltre 74 milioni di euro, rientra tra quelle strategiche per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Tuttavia, è stato accertato un ritardo nell’esecuzione dei lavori, inizialmente previsti per febbraio 2026 e ora rinviati al 2027. Considerata l’importanza dell’arteria, percorsa da circa 100.000 veicoli al giorno, e le segnalazioni di una presenza discontinua di personale nei cantieri, l’interpellanza ha chiesto di conoscere lo stato di avanzamento degli interventi, le tempistiche previste per la conclusione dei lavori, l’organizzazione delle attività durante il periodo estivo e i dati sugli incidenti registrati nel tratto interessato nel 2024, 2025 e nei primi mesi del 2026.
Nella sua riposta Claudia Terzi, Assessore alle Infrastrutture e Opere pubbliche, ha spiegato che “i lavori di manutenzione straordinaria sulla tratta Giussano-Civate puntano a migliorare la sicurezza e ad ammodernare l’infrastruttura, senza variarne la portata”. Il progetto, dal valore di quasi 75 milioni di euro e affidato ad ANAS tramite Accordo quadro, ha subìto ritardi “a causa di numerose interferenze con sottoservizi non segnalati e aree da bonificare. Il completamento dell’opera è confermato per la seconda metà del 2027”. Infine, l’Assessore ha riportato che, secondo i dati di ANAS, “i cantieri non hanno causato un aumento dell’incidentalità sul tratto”.

Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana
Il Consigliere Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha interpellato l’Assessore competente per sapere se la Giunta regionale ritenga opportuno riconoscere anche agli appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, in quanto Corpo Ausiliario delle Forze Armate dello Stato, le medesime agevolazioni previste per il personale delle Forze Armate, introdotte lo scorso aprile.
L’Assessore ai Trasporti e Mobilità sostenibile, Franco Lucente, ha chiarito che l’esclusione del personale della Croce Rossa dalle agevolazioni per i trasporti pubblici “non è stata una svista. I Protocolli d’intesa per le Forze Armate e le Forze dell’Ordine seguono criteri definiti dalla legge regionale n. 6/2012, finalizzati ad aumentare la sicurezza sui mezzi pubblici attraverso la presenza di personale in servizio permanente, effettivo o in ferma volontaria. Il personale della Croce Rossa Italiana, pur svolgendo compiti di interesse pubblico e di supporto, fa parte di un corpo speciale volontario ausiliario e non possiede i requisiti giuridici richiesti dalla norma, come lo status di militare in servizio effettivo. Pertanto, non è possibile estendere a loro tale agevolazione”.

(Testi a cura di B. Caruso e T. Arena)