Seduta pomeridiana di Consiglio regionale dedicata alla discussione di alcune mozioni: di seguito la sintesi.
Taiwan e Lombardia, via libera dell’Aula al rafforzamento delle relazioni istituzionali, economiche e culturali
Approvata dal Consiglio regionale della Lombardia la mozione a prima firma Ivan Rota (Forza Italia) e sottoscritta dai rappresentanti della maggioranza di centrodestra e dell’intergruppo regionale, che impegna il Presidente della Regione e la Giunta a dare continuità agli indirizzi già espressi per consolidare la cooperazione strategica con Taiwan.
“Come legislatori della Regione locomotiva d’Italia dobbiamo compiere scelte giuste e di prospettiva di fronte alle pressioni delle grandi potenze. Questo atto, frutto di un’intesa condivisa – ha dichiarato il primo firmatario Ivan Rota -, rafforza un legame economico di oltre 6 miliardi di dollari con Taiwan e chiede alla Giunta di dare continuità alla mozione 370. Confermiamo la centralità di Taipei come partner strategico per tecnologia, innovazione, università e cultura, valorizzando il lavoro delle missioni consiliari e dell’Intergruppo a beneficio del nostro territorio”.
L’atto approvato si inserisce nel solco della mozione n.370 del 2025 e delle Risoluzioni del Parlamento europeo e della Camera dei Deputati.
L’approvazione è stata preceduta da un dibattito in Aula, nato proprio attorno al testo riformulato per via dell’eliminazione del riferimento formale alle relazioni “istituzionali” e all’autorità di Taiwan. La discussione si è concentrata sul delicato equilibrio tra politica estera, diplomazia e opportunità economiche: da un lato Giulio Gallera (FI) ha contestato fortemente le modifiche ritenendole “umilianti” per l’Aula nel negare l’esistenza del governo legittimo e delle autorità taiwanesi; dall’altro il Sottosegretario Raffaele Cattaneo ha fatto chiarezza a nome della Giunta, precisando che “essendo le competenze di politica estera di livello nazionale, la Regione deve muoversi con la prudenza suggerita dalla diplomazia e mantenere l’accordo entro lo status quo, senza con questo impedire il rafforzamento dei concreti e strategici rapporti economici e scientifici”.
Nello specifico, il documento impegna il Presidente e la Giunta regionale a mantenere alta l’attenzione istituzionale sui rapporti con Taiwan, proseguendo nell’attuazione degli indirizzi della mozione n.370 per favorire le relazioni economiche, commerciali, produttive, scientifiche, tecnologiche e culturali tra le due realtà. L’obiettivo prioritario dell’esecutivo regionale sarà quello di favorire nuove occasioni di incontro e confronto integrato tra istituzioni, università, centri di ricerca e tessuto imprenditoriale lombardo e taiwanese, riservando un’attenzione particolare a tutti quei settori strategici nei quali si individuino concreti interessi ed opportunità commerciali, scientifiche e di sviluppo comune.
Oltre al primo firmatario Ivan Rota e al Sottosegretario Raffaele Cattaneo, nel corso del dibattito consiliare sono intervenuti i consiglieri Marisa Cesana (FI), Giulio Gallera (FI), Nicholas Gallizzi (Noi Moderati), Diego Invernici (FdI), Giovanni Malanchini (Lega), Luca Marrelli (Lombardia Ideale), Riccardo Pase (Lega), Jacopo Scandella (PD), Manfredi Palmeri (Lombardia Migliore) e Marcello Ventura (FdI).
Repressione delle organizzazioni LGBT+ e dei difensori dei diritti umani in Turchia
Approvata dall’Aula del Consiglio regionale la mozione a firma Luca Paladini (Patto Civico) che impegna il Presidente e la Giunta regionale ad attivarsi per la tutela dei diritti umani e delle persone in condizioni di vulnerabilità, con particolare riferimento alla repressione delle organizzazioni LGBT+ e dei difensori dei diritti umani in Turchia.
Un testo che ha recepito le modifiche avanzate dalla Giunta inserite, come ha spiegato il Sottosegretario Raffaele Cattaneo, “per garantire la piena coerenza con le competenze regionali in materia di politica estera”.
Come ha sottolineato in replica il primo firmatario della mozione Luca Paladini (Patto Civico), “la grave operazione condotta in Turchia contro le organizzazioni per i diritti umani e le realtà LGBT+ non può lasciarci indifferenti né trovare giustificazioni. La Lombardia – prosegue Paladini – ha il dovere morale e le possibilità concrete, sancite anche dal proprio Statuto, per farsi interprete della difesa dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto. Non si chiedeva di scavalcare la diplomazia, ma di sollecitare la presenza di osservatori ai processi e di mettere a disposizione le nostre eccellenze universitarie, la rete SAR Italy e le residenze DSU per offrire protezione e borse di studio ad accademici e attivisti perseguitati”.
A seguito della repressione di Stato, degli arresti e delle cacce all’uomo avvenute a metà settembre in Turchia contro le realtà LGBT+ e le organizzazioni per i diritti umani, il documento approvato dal Consiglio Regionale chiede alla Giunta di invitare il Governo a mantenere alta l’attenzione sugli sviluppi di tutte le situazioni che mettano a rischio i diritti inviolabili della persona — inclusa la repressione in Turchia — nel rispetto delle competenze dello Stato. Chiede inoltre di valutare l’attivazione, tramite gli assessorati competenti, di forme di raccordo con gli atenei lombardi, la rete Scholars at Risk Italy (SAR Italy), gli enti di ricerca e il Terzo Settore per eventuali misure di sostegno, accoglienza temporanea, studio o ricerca a favore di persone in situazioni di comprovata vulnerabilità o limitazione delle libertà fondamentali. Si richiede infine di valutare il sostegno, nell’ambito dei programmi regionali di cooperazione e inclusione sociale, a progetti promossi da università e Terzo Settore per l’assistenza, la tutela legale e il supporto psicologico alle persone coinvolte in emergenze umanitarie o violazioni dei diritti fondamentali.
Nel corso del dibattito sono intervenuti i Consiglieri Maira Cacucci (FdI), Matteo Forte (FdI), Nicholas Gallizzi (Noi Moderati), Michela Palestra (Patto Civico), Manfredi Palmeri (Lombardia Migliore), Paola Pizzighini (M5Stelle), Silvia Scurati (Lega) e Roberta Vallacchi (PD).
Misure di contrasto ai fenomeni di radicalizzazione di matrice islamica e a tutela dei principi della Costituzione Italiana
Contrastare ogni forma di radicalizzazione, rafforzare la prevenzione nelle scuole e difendere i principi di libertà e uguaglianza sanciti dalla Costituzione. È questo l’obiettivo della mozione dedicata alle “misure di contrasto ai fenomeni di radicalizzazione di matrice islamica e a tutela dei principi della Costituzione Italiana”, presentata da Christian Garavaglia (Fratelli d’Italia) e approvata a maggioranza dall’Aula.
Il documento prende le mosse da alcuni recenti episodi di violenza fisica e psicologica ai danni di donne, richiamando in particolare i casi di matrimoni combinati e l’ingresso a scuola con il niqab.
“Non si tratta di mettere in discussione la libertà religiosa, che va pienamente rispettata, o l’importanza del dialogo con il mondo musulmano, ma di impedire che venga utilizzata per giustificare pratiche incompatibili con i principi della nostra Costituzione – sottolinea Christian Garavaglia -. La dignità e la libertà delle donne, l’uguaglianza e la legalità non possono essere negoziabili. Per questo chiediamo che anche in Lombardia si rafforzino le azioni di prevenzione e i progetti educativi nelle scuole, perché è proprio dalla cultura e dalla formazione che dobbiamo partire per contrastare radicalizzazione, estremismi e pratiche che negano i nostri valori”.
La mozione sottolinea la necessità di affrontare i fenomeni di illegalità e di radicalizzazione attraverso strumenti di prevenzione, educazione e controllo del territorio.
Il testo richiama anche il disegno di legge contro il separatismo islamico, che prevede, tra le altre misure, il divieto del velo integrale nei luoghi pubblici, lo stop ai certificati di verginità per motivi non sanitari, pene più severe per i matrimoni combinati e maggiore trasparenza sui finanziamenti alle moschee e all’islam, il recente divieto del Governo di entrare a scuola con burqa e niqab sulla linea di quanto già proposto nel 2025 dal Consiglio regionale e la delibera della Giunta Maroni che nel 2015 vietò l’ingresso negli edifici di proprietà di Regione Lombardia a persone con copricapi a sfondo religioso.
Con il documento, il Consiglio regionale impegna, infine, il Presidente della Regione e la Giunta a ribadire il sostegno a un modello di società fondato su integrazione, legalità e rispetto dei valori costituzionali, riconoscendo la libertà culturale e religiosa ma contrastando ogni forma di estremismo e radicalizzazione.
Nel corso del dibattito sono intervenuti:
Maira Cacucci (Fratelli d’Italia) ha evidenziato l’importanza di “educare per evitare che soprattutto i giovani abbracciano i principi e i valori del fondamentalismo islamico che comprime i diritti delle donne. La questione al centro della mozione non è la religione, ma la difesa dei valori occidentali e la possibilità di introdurre strumenti per favorire l’integrazione”.
Alessandro Corbetta (Lega) ha ricordato “la necessità di fronteggiare l’islamismo e contrastare la concezione della donna all’interno del mondo musulmano. La società multietnica è fallita perché ci sono culture, come l’islam politico, che non possono essere integrate. Questa situazione non è tollerabile”.
Jacopo Dozio (Forza Italia) ha affermato che “il principio fondamentale: al centro della mozione è la persona. La sua libertà non è negoziabile. Nessuna appartenenza religiosa può limitare la libertà delle persone. Integrarsi significa riconoscersi tutti nella nostra Costituzione”.
Fabrizio Figini (Forza Italia) ha sottolineato che “il senso della mozione è la costruzione di un modello di società basata su integrazione, legalità e difesa dei valori occidentali, contro ogni forma di radicalizzazione che va arginata”.
Matteo Forte (Fratelli d’Italia) ha affrontato il tema del “fallimento della società multiculturale come dimostra il dato che l’Europa è diventata oggi il più grande esportatore di radicalismo islamico nel mondo attraverso i foreign fighters”.
Gian Mario Fragomeli (PD) ha parlato di “mozione al di fuori di ogni ordine istituzionale perché mette al centro una guerra alle religioni. Il testo strattona la Costituzione parlando solo di doveri e non di diritti per gli stranieri che vivono e lavorano e in questo Paese”.
Nicolas Gallizzi (Noi Moderati) ha ricordato che “la dignità delle persone, la libertà di genere e la tutela delle donne non sono negoziabili. Questa mozione propone un modello di integrazione che si basa sul rifiuto di regole incompatibili con il nostro sistema sociale giuridico”.
Paola Pizzighini (Movimento 5 Stelle) ha spiegato il voto contrario del suo Gruppo alla mozione perché “la difesa dei diritti delle donne non può essere utilizzata per alimentare una contrapposizione contro intere comunità religiose. Dobbiamo dare alle donne strumenti e aiuti per scegliere e su questo la mozione non si misura”.
Silvia Scurati (Lega) ha parlato dell’”incompatibilità della religione islamica con la nostra Costituzione” e della “necessità che libertà religiosa non può essere in contrasto con il nostro sistema giuridico”.
Riccardo Vitari (Futuro Nazionale) ha parlato di “assimilazione come parola chiave, non multiculturalismo. L’Italia ha principi, regole, identità e chi sceglie di vivere nel nostro Paese deve assimilarsi ai nostri valori. In Italia non possono esistere società parallele”.
Massimo Vizzardi (Gruppo Misto) ha sottolineato l’importanza della mozione per sostenere un “modello di società basato su integrazione, legalità difesa dei valori occidentali”.
Revisione organica della disciplina regionale delle misure del Fondo Nazionale per le non autosufficienze in coerenza con il “Progetto di Vita” di cui al d.lgs. 62/2024 e superamento delle incompatibilità automatiche con la frequenza dei servizi semiresidenziali per le platee già Misura B1 e B2
Respinta dalla maggioranza la mozione a prima firma Davide Casati (PD) e Lisa Noja (Italia Viva) che chiedeva la revisione della DGR n. XII/6320/2026 e l’eliminazione dei vincoli rigidi e automatici di incompatibilità per le persone con disabilità e non autosufficienti della platea B1 e B2 che frequentano i servizi semiresidenziali (CDD, CDI, CSE) per oltre 18 ore settimanali.
“Con questa mozione chiedevamo un atto di civiltà e coerenza con la normativa nazionale sul Progetto di Vita (d.lgs. 62/2024), superando un automatismo contabile e burocratico che penalizza le famiglie e le persone con disabilità grave e anziani non autosufficienti. La frequenza di un centro diurno non azzera il carico assistenziale e di cura che permane a casa nelle ore serali, nei festivi e nei fine settimana e quindi, sospendere in questi casi il contributo economico, non lascia alcun margine di flessibilità, non tenendo conto delle singole esigenze individuali” ha spiegato il primo firmatario Davide Casati.
La maggioranza di centrodestra ha espresso parere contrario, respingendo l’atto e confermando l’impianto attuale, che condiziona il mantenimento delle misure di sostegno o il contributo caregiver a valutazioni derogatorie o a limiti orari rigidi.
I firmatari dell’opposizione hanno espresso profondo rammarico per la bocciatura: “Spiace prendere atto che la maggioranza si sia ancora una volta messa sulla difensiva, non capendo il reale obiettivo di questa mozione: sburocratizzare le misure e personalizzarle per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Hanno preferito difendere rigidi paletti burocratici anziché accogliere una proposta concreta, volta a garantire sostegni personalizzati, continuità assistenziale e la piena tutela dei caregiver e delle persone con disabilità. Noi riconosciamo il valore del programma triennale sulla disabilità, chiedevamo semplicemente di aggiustare il tiro su alcune misure e rigidità contenute nella delibera che avrebbero permesso di mettere ancora più al centro il progetto di vita di queste persone”.
Per l’Assessore regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini “per la prima volta Regione Lombardia ha messo in campo una programmazione triennale con oltre 700 milioni di euro per dare certezze alle famiglie delle persone con disabilità. Un risultato frutto del lavoro dell’Assessorato e della Direzione Generale che rivendichiamo con orgoglio. Pur in un contesto complesso, terremo conto delle sollecitazioni emerse nel costante monitoraggio e nella fase attuativa della misura”.
Nel corso del dibattito sono intervenuti i Consiglieri Alessandro Corbetta (Lega), Diego Invernici (FdI), Pierfrancesco Majorino (PD), Lisa Noja (Italia Viva), Luca Paladini (Patto Civico), Michela Palestra (Patto Civico) e Paola Pizzighini (M5Stelle).