Question time: sanità, calamità naturali, non autosufficienza, voting machine

Nella seduta sono state discusse 8 interrogazioni e 2 interpellanze

Question time: Sanità, calamità naturali, non auto sufficienza, Voting machine tra gli argomenti trattati

Nella seduta odierna il Consiglio regionale della Lombardia ha svolto il question time: sanità, rimborsi per calamità naturali, non autosufficienza i principali argomenti trattati.
Di seguito una breve sintesi del dibattito.

Pazienti HIV positivi nelle strutture sanitarie lombarde
I Consiglieri del Patto Civico Luca Paladini e Michela Palestra hanno chiesto chiarimenti in merito alle procedure che riguardano i pazienti HIV positivi all’interno dell’Ospedale Buzzi di Milano e delle strutture sanitarie lombarde e se queste rispondano a indicazioni formalmente approvate da Regione Lombardia. La questione era emersa a seguito della segnalazione di una cittadina che ha sostenuto un intervento ginecologico all’Ospedale Buzzi di Milano. Secondo quanto riferito, la paziente sarebbe stata sistematicamente inserita in coda alla lista operatoria della giornata e, alla richiesta di chiarimenti, il personale della struttura avrebbe confermato l’esistenza di una direttiva specifica per le persone con HIV.
“Relegare i malati di HIV a fine giornata fa sorgere dubbi sulla reale capacità della struttura di garantire gli standard ordinari di biosicurezza. I protocolli di igiene e sterilizzazione delle sale operatorie devono garantire la massima tutela per ogni intervento, a prescindere dallo stato di infettività del paziente. Secondo le associazioni del Terzo settore, non si tratterebbe di un caso isolato ma di una prassi segnalata anche in altre strutture del territorio” ha precisato Luca Paladini.
“Esistono regolamenti di sala operatoria che disciplinano l’organizzazione dell’attività chirurgica e che prevedono che siano programmati al termine della seduta solamente alcuni interventi di chirurgia complessa, classificati come Dirty surgery, perché possono comportare l’esigenza di iniziative specifiche per la sala operatoria. Sono casi caratterizzati da particolari condizioni di contaminazione batterica. Le modalità di trasmissione dell’HIV sono note da decenni e il rischio è legato all’esposizione a sangue o ad altri fluidi biologici potenzialmente infetti e viene prevenuta attraverso procedure rigorose che sono applicate indistintamente a tutti i pazienti. Quindi la sola sieropositività non comporta procedure differenti né protocolli aggiuntivi di sanificazione delle sale operatorie. Il caso citato da questa interrogazione rientra solamente nell’ambito della programmazione delle tipologie di interventi in uno specifico momento della seduta operatoria e non possono essere automaticamente ricondotte alla sola presenza dell’infezione dell’HIV” ha spiegato l’Assessore al Welfare, Guido Bertolaso. 

Accesso al farmaco Daraxonrasib
Il Consigliere Fabrizio Figini (FI) ha chiesto se la Giunta abbia già avviato, o intenda interloquire con il Ministero della Salute e con l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per supportare e accelerare l’attivazione di un programma nazionale di uso gratuito per il Daraxonrasib per il trattamento del tumore al pancreas. Il documento invitava a monitorare il ricorso all’importazione a pagamento del medicinale da parte delle singole strutture ospedaliere lombarde per scongiurare disparità economiche e garantire un equo accesso alle cure per i pazienti affetti da tumore al pancreas metastatico.
“Il tumore del pancreas, con circa 13.600 nuove diagnosi all’anno in Italia e una sopravvivenza a 5 anni ferma all’11-12%, resta una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. Una svolta storica arriva però dalla ricerca scientifica con il Daraxonrasib, un farmaco orale innovativo capace di colpire le mutazioni del gene RAS, presenti in oltre il 90% dei pazienti e finora ritenute incurabili” ha spiegato Fabrizio Figini.
Nel rispondere all’interrogazione l’Assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha specificato che “il farmaco non è ancora autorizzato né commercializzato nell’Unione Europea e il percorso regolatorio è ancora in corso. La Lombardia è direttamente coinvolta nello sviluppo clinico di questa molecola e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano oggi è l’unico centro lombardo già operativo in questo studio. Condividiamo pienamente l’esigenza di favorire l’interlocuzione amministrativa e sanitaria con l’AIFA ed è stato avviato il confronto con l’azienda produttrice, la Revolution Medicines. L’uso compassionevole, disciplinato dalla normativa nazionale, presuppone tuttavia la disponibilità dell’azienda a fornire gratuitamente il medicinale. Regione Lombardia, AIFA e il Ministero non possono imporre unilateralmente l’attivazione di un programma di uso compassionevole e, purtroppo, la Revolution Medicines, che evidentemente pensa soprattutto al business più che ad altri aspetti, si è rifiutata di poter portare avanti questa procedura. Regione Lombardia continuerà a seguire gli sviluppi delle sperimentazioni cliniche attive sul territorio lombardo”.
Il documento illustrato da Figini riportava lo studio clinico pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha dimostrato che nei pazienti con tumore metastatico già trattati, il farmaco raddoppia la sopravvivenza globale mediana (13,2 mesi contro i 6,6 della chemioterapia standard), riducendo il rischio di morte del 60%. A fronte di questi dati, la FDA statunitense ha approvato il medicinale a fine agosto 2026, mentre in Europa l’iter di autorizzazione è ancora in corso. Attualmente, l’azienda produttrice permette l’accesso al farmaco solo a pagamento, con un costo di circa 39.000 dollari al mese a carico di pazienti o ospedali.

Presunti danni da vaccino
Sapere se Regione Lombardia consideri i dati ufficiali di AIFA non affidabili o poco chiari, e se risponda al vero che i pazienti con reazioni avverse certificate da una commissione medica si trovino oggi privi di una corretta presa in carico e di adeguate offerte di carattere sociosanitario sul territorio lombardo. Questa la richiesta dell’interrogazione presentata da Carmela Rozza (PD), a seguito del convegno “Il cammino nella luce” che si è svolto lo scorso settembre a Palazzo Pirelli. L’evento, dedicato al sostegno di persone che hanno riportato danni da vaccini (pediatrici, obbligatori e anti-Covid) e delle vittime dei protocolli ospedalieri 2020-2026, è stato promosso dal Presidente della Commissione Sostenibilità sociale, Emanuele Monti (Lega) attuale membro del CdA di AIFA, in collaborazione con diverse associazioni e comitati.
“Le affermazioni sulla carente preparazione dei medici sono l’ennesima delegittimazione del personale sanitario, già bersaglio di crescenti attacchi nel post-Covid, e sottolinea la mancanza di risposte assistenziali e sociosanitarie da parte della Regione per i pazienti con effetti avversi certificati” ha detto Carmela Rozza.
“Regione Lombardia riconosce piena affidabilità al Centro Regionale Farmacovigilanza che collabora con AIFA per monitorare la sicurezza dei farmaci e dei vaccini. I dati utilizzati per le valutazioni di sicurezza sono raccolti secondo procedure standardizzate e condivise a livello sia nazionale che europeo e non vi sono elementi che debbano indurre in dubbio l’affidabilità, la chiarezza o la tempestività. Per quanto riguarda eventuali danni permanenti da vaccinazione, la legge 210 del 1992 prevede specifiche forme di tutela economica per i soggetti che abbiano riportato una menomazione permanente riconducibile a vaccinazioni, trasfusioni o somministrazione di emoderivati. Questa tutela è stata successivamente estesa anche ai danni permanenti dalla vaccinazione anti-SARS-CoV-2. L’accertamento del nesso causale è demandato alle commissioni medico-ospedaliere, che sono organismi statali che valutano la documentazione clinica e verificano sia l’esistenza della menomazione permanente, sia la sua eventuale riconducibilità all’evento segnalato. La gestione degli indennizzi è regolarmente assicurata a tutto il territorio regionale, con specifico riferimento alle vaccinazioni anti-SARS, dal 2022 a oggi sono state presentate 277 istanze di indennizzo” ha affermato l’Assessore al Welfare Guido Bertolaso.

Richiesta di Stato di emergenza a seguito degli eventi meteorologici avversi di maggio-settembre 2026
Conoscere lo stato di avanzamento dell’istruttoria governativa per la dichiarazione dello Stato d’Emergenza richiesto lo scorso agosto e quali iniziative Regione Lombardia pensa di intraprendere per accelerare lo sblocco dei fondi. Nell’attesa dell’iter nazionale, l’interrogazione chiedeva inoltre come la Regione intenda stanziare nuove risorse autonome per coprire il reale e drammatico fabbisogno dei territori devastati dagli eventi meteorologici avversi di maggio-settembre 2026. Sono queste le richieste illustrate nell’interrogazione a firma Lisa Noja (Italia Viva).
Rispondendo all’interrogazione Mauro Piazza, Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Regionale, ha ricordato che “il Presidente Attilio Fontana ha richiesto e poi integrato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per gli eventi meteorologici avversi che hanno colpito varie province lombarde tra il 20 e il 28 agosto 2026. La relazione trasmessa al Dipartimento della Protezione Civile segnala danni per oltre 376 milioni di euro in 200 Comuni, più di 500 evacuati e circa 50 milioni in spese urgenti di soccorso”.
Sono in corso fino al 9 ottobre sopralluoghi dei funzionari ministeriali e regionali nei luoghi più colpiti per completare l’istruttoria, che passerà poi al Consiglio dei Ministri per la delibera finale. Nel frattempo, Regione Lombardia ha già attivato prime misure di sostegno, tra cui oltre 2,7 milioni per il reticolo idrico a Brescia, 350.000 euro per un ponte provvisorio a Sonico e 500.000 euro destinati ai pronti interventi dei Comuni.
Nel documento del question time si ricordava che le ondate di maltempo della passata stagione estiva hanno coinvolto ampie porzioni del territorio regionale, causando frane, esondazioni e danni per decine di milioni di euro. Le situazioni più critiche si sono registrate in Valle Camonica (con 45 milioni di danni nel solo Comune di Sonico), Valle Brembana, Valtellina, sul Lario e nel cremonese, dove un devastante nubifragio ha scoperchiato tetti e lesionato edifici storici come la Cattedrale e il Municipio, provocando 32 milioni di euro di danni complessivi. Il quadro emergenziale ha imposto l’evacuazione cautelativa di circa 440 persone e ha colpito duramente anche il patrimonio di edilizia residenziale pubblica gestito da ALER Milano nell’Alto Milanese, nel Legnanese e a Rozzano (MI).
“Nonostante la gravità della situazione, i 300.000 euro stanziati da Regione Lombardia lo scorso 28 settembre per i risanamenti degli stabili di Edilizia Residenziale Pubblica nei 9 Comuni colpiti sono stati palesemente e totalmente insufficienti, traducendosi in una media di soli 33 mila euro per singolo Comune. A oltre un mese dalla prima richiesta formale di Stato di emergenza Nazionale inviata al Governo il 24 agosto 2026, e nonostante il successivo annuncio di un’integrazione per includere i danni di Cremona, da Roma non è ancora arrivato il via libera e l’istanza risulta tuttora in fase di valutazione presso il Consiglio dei Ministri e il Dipartimento della Protezione Civile” ha precisato Lisa Noja.

Programma operativo regionale per la non autosufficienza 2025-2027
Nell’interrogazione a firma del Consigliere Davide Casati (PD), e sottoscritta anche da Lisa Noja (Italia Viva), si chiedeva alla Giunta se nell’ambito delle prestazioni finanziate attraverso i voucher sociosanitari è previsto l’impiego dell’Educatore professionale socio-pedagogico anche dopo il 31 dicembre 2026 e, in caso contrario, quali misure urgenti si intendano adottare per tutelare i lavoratori in servizio e garantire il diritto alla continuità delle cure per le persone con disabilità.
“Il nuovo Programma Operativo Regionale per la non autosufficienza 2025-2027 rischia di creare una grave carenza di personale e di compromettere la continuità assistenziale dei pazienti fragili. La delibera riserva l’erogazione delle prestazioni dei voucher sociosanitari “Misura Servizi” esclusivamente alla figura dell’Educatore professionale sociosanitario, escludendo di fatto l’Educatore professionale socio-pedagogico. Il provvedimento prevede una fase transitoria fino a dicembre 2026. A partire da gennaio 2027, l’esclusione degli Educatori socio-pedagogici diventerà definitiva. Gli enti erogatori denunciano però una forte carenza di Educatori sociosanitari sul mercato. Un’applicazione così restrittiva dei requisiti rischia di bloccare l’attivazione dei servizi e di interrompere i percorsi di presa in carico già avviati, minando il rapporto di fiducia tra operatori e pazienti disabili” ha spiegato Davide Casati.
Nel documento viene precisato che la normativa nazionale riconosce agli Educatori socio-pedagogici la possibilità di operare nei servizi sociosanitari per gli aspetti socio-educativi, relazionali e di sostegno alle autonomie. Interventi che rappresentano la fetta principale delle prestazioni previste dai nuovi voucher regionali.
Rispondendo all’interrogazione Elena Lucchini, Assessore alla Famiglia e solidarietà sociale, ha precisato che l’intervento che riguarda la previsione dell’Educatore sociosanitario per l’erogazione dei voucher risponde sia alle indicazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze sul fondo sanitario regionale, sia alla nuova programmazione triennale avviata con la Delibera 6320/2026. “Tale riforma – ha dichiarato Lucchini – mira a offrire maggiore stabilità, continuità e sostenibilità al sistema dei servizi. In questo quadro, Regione Lombardia intende riordinare i voucher sociosanitari e potenziare gli interventi integrativi sociali, distinguendone chiaramente finalità e fonti di finanziamento”.
Per garantire un’adeguata transizione organizzativa e tutelare i beneficiari, è stata prevista una fase transitoria che consente l’impiego dell’Educatore socio-pedagogico per i servizi offerti dai voucher sociosanitari fino al 31 dicembre 2026. “Parallelamente – ha aggiunto l’Assessore – è stato avviato un monitoraggio con le ATS per analizzare l’uso dei voucher e le figure impiegate che potrebbero portare ad ulteriori azioni anche oltre il termine di fine anno. L’Assessorato – ha affermato Lucchini – valuta tutte le soluzioni possibili per mantenere il valore dell’Educatore socio-pedagogico per l’inclusione delle persone con disabilità, confermando l’impegno a valorizzarne il ruolo nel rispetto del quadro normativo vigente”.

Dispositivi elettronici utilizzati durante la consultazione referendaria regionale del 2017
Qual è la situazione relativa alla destinazione delle 24.760 Voting Machine, i tablet acquistati da Regione Lombardia in occasione della consultazione referendaria del 2017 e quale destinazione Regione Lombardia intende dare alle oltre 8700 di dispositivi elettronici che resteranno privi di assegnatario? Questo è la domanda contenuta nel question time a firma di Emilio Del Bono (PD) in cui viene sollecitato un censimento aggiornato sulla destinazione finale di tutte le apparecchiature acquistate nel 2017 e si sollecita la Giunta regionale a chiarire quali contromisure intenda adottare per evitare che gli oltre 8.700 dispositivi elettronici rimasti esclusi dal bando rimangano nei depositi.
Dopo la consultazione, la quasi totalità dei tablet era stata distribuita in comodato gratuito quinquennale a scuole ed enti per scopi didattici. Tuttavia, alla scadenza dei contratti, moltissimi dispositivi sono stati restituiti alla Regione. Per liberare i magazzini, nel novembre 2025 la Giunta ha avviato una manifestazione d’interesse per cedere lo stock rimanente, composto da circa 9.000 Voting Machine, 1.200 kit di auditing e altrettanti contenitori.
“L’acquisto delle Voting Machine, i tablet comprati da Regione Lombardia per il referendum sull’autonomia del 22 ottobre 2017, rischia di trasformarsi definitivamente in un enorme spreco di risorse pubbliche. Un’operazione costata all’epoca circa 23 milioni di euro è tornata al centro della discussione a causa del fallimento dell’ultimo bando per lo smaltimento dei dispositivi elettronici inutilizzati. Le procedure si sono rivelate un flop. Dato che il primo soggetto in graduatoria – a cui era stata assegnata l’intera fornitura – è decaduto per non aver mai ritirato la merce” ha detto Emilio Del Bono.
Nel suo intervento, Ruggero Invernizzzi, Sottosegretario con delega Controlli, Patrimonio e Digitalizzazione ha ricostruito il contesto politico che portò all’adozione delle Voting Machine, introdotte dalla Regione Lombardia in occasione del referendum consultivo del 22 ottobre 2017. “L’adozione del voto elettronico nacque da un accordo politico con l’opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle, per raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria a indire la consultazione – ha spiegato Invernizzi. Terminato il referendum, le apparecchiature furono cedute in comodato d’uso gratuito a scuole ed enti per scopi didattici e sociali”. Invernizzi ha poi dichiarato che delle 24.760 macchine complessive, circa 15.760 sono state assegnate a titolo definitivo a inizio 2025 agli Enti che ne hanno fatto richiesta. “Per le circa 9.000 rimanenti – ha concluso Invernizzi – la Regione ha promosso una manifestazione d’interesse per incentivarne il recupero dei componenti secondo principi di economia circolare, ma l’assegnatario non ha poi ritirato i dispositivi. Si tratta, infatti, di dispostivi elettronici ormai desueti e non più in grado di operare, essendo basate su tecnologie del 2016, le macchine risultano oggi tecnicamente obsolete e superate dai nuovi modelli di noleggio e aggiornamento periodico della Regione; di conseguenza, i dispositivi residui non sono più utilizzabili”.
Nell’interrogazione si precisava che lo scorrimento della graduatoria ha evidenziato una domanda minima: gli altri 17 richiedenti rimasti hanno avanzato richieste per appena 229 tablet. Di conseguenza, ben 8.771 Voting Machine (oltre il 97% dello stock in magazzino) rimarranno invendute e nella piena disponibilità della Regione, prive di garanzia e senza alcuna certezza sul loro reale funzionamento.
“Si chiude così una pagina non edificante nella gestione da parte di Regione Lombardia della risorse pubbliche”, ha replicato Del Bono.

Tutela delle attività di gommista in Lombardia
Il Consigliere Diego Invernici (FdI) ha sollecitato l’Assessore all’Ambiente ad attivarsi presso il Governo e il Ministero dell’Ambiente per rivedere i criteri di gestione degli pneumatici fuori uso (PFU), riconoscendo il contributo ambientale a chi effettua concretamente lo smaltimento, come i gommisti. Il documento proponeva, inoltre, l’introduzione di un sistema nazionale obbligatorio di tracciabilità digitale dei PFU, in grado di monitorare anche gli pneumatici acquistati online, importati o venduti da terzi. L’interrogazione sollecitava, infine, campagne informative rivolte ai cittadini per promuovere acquisti responsabili e il corretto conferimento dei PFU, accompagnate da un monitoraggio sistematico del fenomeno.
Rispondendo all’interrogazione Mauro Piazza, Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Regionale, ha precisato che la gestione degli pneumatici fuori uso è regolata a livello nazionale secondo il principio della responsabilità estesa del produttore, che impone a produttori e importatori di gestire i quantitativi immessi sul mercato. “A livello regionale – ha dichiarato Piazza -, il piano di gestione rifiuti punta a una raccolta equilibrata sul territorio. In passato, di fronte a criticità di settore, il Ministero è intervenuto disponendo raccolte aggiuntive del 15%”.
Secondo i dati 2022 forniti da Piazza, in Lombardia gli impianti regionali hanno gestito circa 52.000 tonnellate di PFU a fronte di una produzione locale di 39.800 tonnellate, garantendo una copertura del 132% (con un 16% giunto da fuori regione e il 32% inviato fuori regione). Ribadendo l’esigenza di una gestione efficace ed equilibrata, Piazza ha espresso la disponibilità a rappresentare le criticità segnalate dagli operatori lombardi presso il Ministero dell’Ambiente.

Potenziamento del personale regionale addetto all’istruttoria e all’evasione delle richieste di risarcimento danni conseguenti a eventi calamitosi
Il Consigliere del Gruppo Misto Massimo Vizzardi ha chiesto all’Assessore competente se sia stata effettuata una valutazione del fabbisogno di personale necessario per gestire le pratiche legate ai danni causati da eventi calamitosi, in considerazione dell’aumento degli eventi meteorologici estremi.  Secondo il bilancio dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente nel 2025, in Italia, sono stati registrati 376 eventi meteorologici estremi, con un incremento del 5,9% rispetto al 2024. La Lombardia, con 50 eventi, è risultata la Regione maggiormente colpita; nell’ambito del quadro lombardo, la provincia di Brescia in particolare risulta tra i territori maggiormente interessati da questi fenomeni. Nei primi sette mesi del 2025, in cui in Lombardia sono stati censiti 30 eventi estremi tra alluvioni, frane, trombe d’aria, grandinate e ondate di calore. Brescia viene indicata, insieme alle province di Bergamo, Como e Sondrio, tra le province più colpite, con centinaia di segnalazioni di danni a infrastrutture, reti viarie e stabilimenti produttivi. Inoltre, ricordando che tra le possibili nuove competenze regionali derivanti dall’autonomia differenziata l’interrogazione intendeva conoscere se sia previsto un potenziamento delle risorse tecniche e amministrative dedicate a queste attività, al fine di accelerare le procedure e garantire risposte più tempestive a cittadini, imprese ed enti locali colpiti.
Nel suo intervento Mauro Piazza, Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Regionale, ha spiegato le modalità della risposta organizzativa della Regione di fronte all’aumento degli eventi calamitosi sul territorio. “Per gestire l’incremento delle procedure amministrative relative ai danni subiti da cittadini, imprese ed Enti locali, sono state adottate misure volte a ottimizzare le risorse, rafforzare il coordinamento tra le strutture e razionalizzare i processi – ha illustrato Piazza-. È stato impegnato straordinariamente il personale dedicato alle verifiche pre-erogazione e all’istruttoria delle pratiche di immediato sostegno e ripresa. Le azioni puntano a monitorare i carichi di lavoro e valutare, nella programmazione regionale, il rafforzamento della capacità amministrativa della Protezione Civile, compreso il sistema UTR, per il 2026 e gli anni successivi, anche nel contesto dell’autonomia differenziata a invarianza di spesa”.
Per quanto riguarda la gestione delle ordinanze per i contributi di ripristino a favore dei privati e delle attività economico-produttive, il Sottosegretario Piazza ha citato una recente ordinanza collegata a eventi precedenti, che riguarda oltre 600 pratiche mentre un’altra imminente ordinanza di riparto correlata agli eventi del 2022, riguarderà un totale di 829 domande.

Iniziative regionali a tutela dei soggetti danneggiati da talidomide
Paola Pizzighini (Movimento 5 Stelle) ha chiesto alla Giunta regionale se intenda sollecitare il Governo e il Ministero della Salute per superare le criticità nell’applicazione delle norme sugli indennizzi alle persone danneggiate dalla talidomide, principio attivo che, se assunto durante la gravidanza, ha causato nei primi Anni Sessanta gravissime malformazioni congenite a migliaia di persone. Nel 2007, lo Stato ha riconosciuto un indennizzo in favore dei soggetti affetti da sindrome da talidomide nati tra il 1959 e il 1965 per poi successivamente, estendere tale tutela ai soggetti nati nel 1958 e nel 1966, nonché ai soggetti nati al di fuori di tale arco temporale, previa verifica medico-legale della compatibilità delle malformazioni. Tuttavia, nella concreta applicazione della normativa, sono emerse significative criticità nei criteri valutativi adottati nei confronti dei soggetti aventi diritto, prevedendo requisiti probatori particolarmente stringenti e spesso difficilmente soddisfacibili a distanza di oltre cinquant’anni dai fatti. “L’obiettivo – ha spiegato Pizzighini – sarebbe quello garantire valutazioni medico-legali uniformi ed eque e consentire il riesame delle domande caratterizzate da valutazioni contraddittorie, nuovi elementi scientifici o problemi istruttori”.
Il documento riportava che la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana hanno recentemente approvato all’unanimità atti finalizzati a impegnare il Governo ad adottare criteri equi, uniformi e coerenti per il riconoscimento degli indennizzi ai soggetti danneggiati da talidomide.
Nella sua risposta Mauro Piazza, Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Regionale, ha sottolineato come “la tragedia della talidomide richieda adeguate tutele e il massimo rispetto per le vittime di esposizione prenatale”. È stato, tuttavia, chiarito che la gestione degli indennizzi, l’accertamento medico-legale e la verifica dei requisiti sono di esclusiva competenza statale, gestiti dal Ministero della Salute tramite apposite Commissioni Medico-Ospedaliere. “Regione Lombardia non possiede dunque poteri di intervento, riesame o modifica dei provvedimenti. Nonostante la complessità probatoria di eventi risalenti a diversi decenni fa e la necessità di un’applicazione uniforme delle norme a livello nazionale, la Regione si dichiara disponibile a farsi portavoce delle istanze dei cittadini nei tavoli di confronto istituzionali con il Governo, pur ricordando che eventuali modifiche ai criteri o riaperture dei termini spettano unicamente al legislatore statale”, ha comunque garantito Piazza.

Sistemi informatici delle farmacie e continuità dei servizi digitali sanitari
Il Consigliere del Gruppo Misto Massimo Vizzardi ha interpellato l’Assessore sullo stato di attuazione dell’integrazione tra il Sistema Informativo Sociosanitario (SISS) e i sistemi informatici delle farmacie lombarde, evidenziando eventuali criticità ancora irrisolte e le iniziative previste per superarle. Il tema era già stato evidenziato nel 2025, “ma ad un anno di distanza le criticità risultano non ancora pienamente risolte, e continuano a generare disagi operativi per gli operatori sanitari e per i cittadini” ha spiegato Vizzardi.
L’interpellanza intendeva, inoltre, verificare l’efficacia delle misure adottate da ARIA S.p.A. e dalla DG Welfare nel ridurre i problemi ricorrenti per migliorare i tempi di risoluzione dei guasti e garantire il rispetto degli standard di servizio.
In Lombardia operano circa 3.300 farmacie distribuite capillarmente nei centri urbani, nei piccoli Comuni e nelle aree interne, garantendo continuità nell’erogazione di servizi sanitari e sociosanitari di prossimità.
Rispondendo all’interpellanza Mauro Piazza, Sottosegretario ai Rapporti con il Consiglio Regionale, ha confermato che “l’interoperabilità tra il sistema informativo sociosanitario (SISS) e le farmacie lombarde garantisce servizi essenziali come prenotazioni CUP, scelta/revoca del medico, esenzioni e telemedicina”. L’attività mostra un trend in crescita nel biennio 2025-2026: nei primi sei mesi del 2025 sono state registrate oltre 229.000 prenotazioni CUP, distribuiti quasi 349.000 kit di screening colon-retto, erogate più di 9.500 prestazioni di telemedicina e somministrate oltre 517.000 vaccinazioni. Nello stesso periodo del 2026, i volumi sono ulteriormente aumentati raggiungendo oltre 284.000 prenotazioni CUP, 370.000 kit distribuiti, quasi 19.000 prestazioni di telemedicina e oltre 592.000 vaccinazioni. “Per superare i rallentamenti tecnici dell’infrastruttura, il 27 settembre 2026 i servizi gestionali sono stati trasferiti al Polo Strategico Nazionale – ha proseguito Piazza -. Regione Lombardia ne monitorerà attentamente le performance per garantire massima efficienza e continuità operativa”.

(Testi a cura di T. Arena e B. Caruso)