2 giugno 1946. Alla Costituente Bianchini e Rossi: le due “madri costituenti” lombarde

La data del 2 giugno, giorno in cui si celebra la Festa della Repubblica, è legata alla vittoria dell'opzione repubblicana al referendum Repubblica-Monarchia. La consultazione istituzionale che si tenne domenica 2 e lunedì 3 giugno 1946, era stata indetta per determinare la forma di Stato da dare all'Italia, dopo la Seconda guerra mondiale. Nella stessa data vennero anche eletti i componenti dell' Assemblea Costituente, organo legislativo con il compito di redigere una nuova Carta costituzionale. In tutto vennero scelti, con un metodo proporzionale a liste concorrenti in 32 collegi elettorali plurinominali, 556 deputati, tra cui 21 donne, le " Madri Costituenti". Laura Bianchini da Castenedolo, in provincia di Brescia, e Maria Maddalena Rossi, nativa di Codevilla, paese dall'Oltre Po' pavese sono le due deputate lombarde.
 
Entrambe attive, sia pur in forme e modalità diverse, già durante la Resistenza, non potevano essere più diverse. Basterebbero due sigle, fondamentali per le loro esperienze personali e politiche, per inquadrare non solo le distanze, ma anche la serietà, la dedizione e l'impegno di entrambe la FUCI – Federazione Universitaria Cattolica Italiana, di cui Bianchini diventa Presidente della sezione diocesana bresciana già negli anni universitari e UDI – Unione Donne Italiane di cui che la Rossi fu presidente dal 1947 al 1956. A tali valori entrambe rimasero fedeli lungo tutto il corso delle loro vite.
 
Nata a Castenedolo (BS) nel 1903 da famiglia modesta, Laura Bianchini riuscì, dopo molti sacrifici, a laurearsi in Filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, avvicinandosi al cristianesimo sociale e al personalismo cristiano. Dopo essersi laureata si dedicò all’insegnamento a Brescia prima come maestra elementare poi, presso il Liceo Ginnasio “Arnaldo”, come docente di Storia e filosofia. Infine divenne preside presso l‘Istituto Magistrale della città. La sua passione per le tematiche educative la portò a collaborare con la casa editrice cattolica “ La Scuola” per la quale scrisse e curò le edizioni di diversi libri scolastici.
 
Maria Maddalena Rossi nacque a Codevilla (Pavia) il 29 settembre 1906, in una benestante famiglia numerosa. Laureata in Chimica all'Università di Pavia e sposata con il chimico antifascista Antonio Semproni, si avvicinò ben presto alla politica, impegnandosi nel Partito comunista d’Italia clandestino
 
I loro percorsi corsero paralleli anche durante gli anni della comune lotta al fascismo, svolta sotto sigle diverse: "Fiamme Verdi” per la Bianchini e " Soccorso Rosso" per la pavese.
Emblema della Resistenza cattolica, le Fiamme Verdi sono state delle formazioni partigiane nate a Brescia nel 1943; il nome si riferisce alle mostrine verdi degli Alpini, dai cui reparti proveniva la gran parte degli ex-militari che costituirono le primissime compagini.
 
Diametralmente opposta, l’organizzazione “Soccorso rosso” in cui si impegna Maddalena: connessa all'Internazionale Comunista, fondata nel 1922 per svolgere il compito di "Croce Rossa internazionale politica”.
 
Entrambe di buona cultura prestarono la loro opera sui rispettivi fogli clandestini: Penelope, Don Chisciotte, Battista sono gli pseudonimi adottati dalla Bianchini sul “ Brescia Libera”, giornale del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale e su “ Il Ribelle”; mentre la Rossi firmò nei due periodici italiani Fronte della gioventù per l'Indipendenza, “Libertà” e “L'Italia Libera, e poi per l’Unità.
 
Bianchini venne eletta all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana, nelle file dei cristiano sociali di Giuseppe Dossetti. Durante i lavori della Costituente i suoi contributi si legarono soprattutto ai problemi della scuola, di cui era una profonda conoscitrice. In particolare, si schierò per la difesa della scuola privata in nome del pluralismo sociale, per la necessità di rendere la scuola dell’infanzia un vero e proprio centro di educazione e a favore della formazione professionale.
 
La condizione sociale delle donne, i rapporti internazionali furono, invece i temi delle battaglie della Rossi, eletta all'Assemblea Costituente nel IX Collegio elettorale (Verona-Padova-Vicenza-Rovigo) con 11.842 voti di preferenza, nella lista del Partito Comunista. Fu membro della Commissione per i trattati internazionali, intervenendo circa l’approvazione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Molto si adoperò per il riconoscimento della parità femminile sia nella famiglia sia nel mondo del lavoro, ribadendo la sua ferma contrarietà al principio della indissolubilità del matrimonio, principio che secondo lei non doveva entrare in Costituzione. Condusse con determinazione una battaglia, per l’accesso delle donne alla Magistratura.
 
Terminati i lavori della Costituente, nel 1948 Laura Bianchini entrò in Parlamento continuò il suo impegno politico come deputata nella corrente dei Cristiano sociali di Giuseppe Dossetti. Qui divenne membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia ma, come parlamentare, i suoi sforzi furono dedicati soprattutto al progetto di riforma della scuola proposto dall’allora ministro della Pubblica Istruzione, il democristiano Guido Gonnella. Innovatrici le sue istanze innovatrici, che però non vennero mai tradotte in legge.
 
Dal 1953 Bianchini uscì dalla vita parlamentare, perché non venne più candidata e tornò alla sua prima vocazione, l’insegnamento, che esercitò fino al 1973 sulla cattedra di storia e filosofia presso il Liceo Classico Virgilio a Roma, dove morì nel 1983.
 
Più lunga l’esperienza politica di Maria Maddalena Rossi che proseguì fino alla III Legislatura. Noto alle cronache parlamentari il suo impegno nel 1952 per le donne e le famiglie vittime delle cosiddette “marocchinate”, ovvero le violenze sessuali e fisiche perpetrate dai goumier francesi, membri del Corpo di spedizione francese in Italia, durante la Campagna d’Italia della Seconda guerra mondiale.
Abbandonata la politica romana si trasferì a Porto Venere, in provincia di La Spezia, dove nel 1964 è eletta consigliere comunale e assessore ai Lavori Pubblici, per poi diventare Sindaco dal 1970 al 1975. Nel dicembre 1987 la Provincia di Milano le ha conferito la Medaglia d'oro per il suo impegno sociale, politico e civile. Prima di morire a Milano il 19 settembre 1995 , la Rossi lasciò al Comune di Codevilla la sua ricca collezione di arte contemporanea, libri, dischi e innumerevoli memorie raccolte con passione durante la sua vita e grazie alla frequentazione con diversi artisti, tra cui Guttuso, Carrol, Gentilini, Sassu ed altri, oltre a qualche scultura e a diversi libri antichi. La “Collezione Rossi” è ' attualmente ospitata nel palazzo comunale di Codevilla (PV), visitabile su appuntamento.
 
Un confronto di idee e posizioni diverse, a volte anche molto distanti: le loro battaglie continuano a ricordare l’importanza dell’impegno personale nella costruzione della vita democratica, fatta di pluralismo e mediazione. Allora, nell’Italia del Dopo Guerra, e anche oggi nell’Italia del post Covid.