In Commissione Attività Produttive intensa mattinata di audizioni che ha visto ancora una volta al centro del dibattito le crisi occupazionali di due importanti realtà industriali lombarde: Electrolux, multinazionale svedese leader nel mondo degli elettrodomestici con una sede nel milanese a Solaro, e BCS, azienda italiana che si occupa di progettazione e produzione di motocoltivatori, motofalciatrici, trattori e attrezzature con stabilimenti ad Abbiategrasso e Cusago, in provincia di Milano.
Entrambe le audizioni sono state convocate d’urgenza a seguito di una richiesta bipartisan, viste le pesanti ripercussioni in termini occupazionali che si potrebbero concretizzare a breve con 217 posti di lavoro a rischio per Electrolux a Solaro (MI) e circa 400 impiegati del Gruppo BCS tra gli stabilimenti di Cusago (MI) e Abbiategrasso (MI).
Electrolux
La vicenda della multinazionale svedese era già approdata martedì nell’Aula del Consiglio regionale nel question time a firma di Michela Palestra (Patto Civico) a seguito dell’annuncio di Electrolux che, a fronte di un ipotetico e limitato rilancio della produzione, prevedeva il licenziamento di 1.700 lavoratori in tutta Italia su circa 4.500 totali (il 40% della forza lavoro nazionale) e la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi (AN) nelle Marche.
Già in quell’occasione l’Assessore regionale allo Sviluppo Economico aveva espresso la netta contrarietà di Regione Lombardia al piano presentato dalla multinazionale, ribadendo di attendere riscontri dal Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) dopo il Tavolo di confronto che si terrà il prossimo 15 giugno.
All’audizione convocata in Commissione Attività Produttive da tutte le forze politiche, non si è presentata la proprietà di Electrolux che non ha dato alcun riscontro all’invito ricevuto dall’istituzione lombarda.
“Siamo profondamente rammaricati per l’assenza ingiustificabile e ingiustificata dell’azienda al tavolo di oggi – hanno commentato la Vice Presidente della Commissione Silvia Scurati (Lega) e il Consigliere Segretario della Commissione Onorio Rosati (AVS) -. Ribadiamo la nostra posizione nei confronti del piano presentato dall’azienda, un piano di tagli e non di riorganizzazione e rilancio. Auspichiamo che all’incontro del Mimit del prossimo 15 di giugno l’azienda ritiri il suo piano attuale e ne presenti uno nuovo. Ci sono migliaia di lavoratori a rischio e ripercussioni per tutto l’indotto con gravi ricadute sul piano occupazionale per tutto il territorio. Le istituzioni, come si è visto anche al tavolo di oggi, fanno fronte comune a tutti i livelli e in maniera trasversale. È una battaglia bipartisan dove in gioco c’è il futuro delle persone e del settore manufatturiero e industriale lombardo”.
Nel corso delle audizioni, anche le sigle sindacali presenti (Fiom Cgil Lombardia, Fiom Cgil Milano, Rsu, Fim Cisl Milano, Uilm Uil Milano e Lombardia) hanno espresso profondo rammarico per l’assenza della proprietà, definita “vergognosa” di fronte ai lavoratori e al territorio. Hanno inoltre evidenziato “la gravità del piano industriale che prevede nei fatti uno smantellamento progressivo dei siti produttivi italiani e il trasferimento delle linee di prodotto, mettendo a rischio circa 200 operai e 700 impiegati a livello nazionale, svuotando così anche il know-how della ricerca e sviluppo”. I sindacati hanno sottolineato “l’incoerenza specifica per lo stabilimento di Solaro, dove a fronte di promesse passate di investimenti e aumento dei volumi, si prospetta in realtà un taglio del 40% della forza lavoro”. È stato infine chiesto a Regione Lombardia “un fronte compatto in vista dell’incontro al Ministero del prossimo 15 giugno per pretendere il ritiro immediato del piano”, oltre alla sollecitazione a una riflessione normativa a livello nazionale per imporre alle multinazionali la restituzione dei finanziamenti pubblici ricevuti in caso di delocalizzazione.
Come ha specificato la Consigliera Michela Palestra (Patto Civico) “il Gruppo Electrolux ha beneficiato negli ultimi anni di ingenti risorse pubbliche, tra cui oltre 12 milioni di euro per ricerca e sviluppo, 131 milioni in agevolazioni per i poli produttivi e un finanziamento BEI di 200 milioni di euro nel 2024”.
Fronte comune e forte preoccupazione per le ricadute territoriali sono state espresse anche dalle istituzioni locali presenti in Commissione. Per il Sindaco di Solaro Nilde Moretti “è necessario bloccare la partenza delle lettere di licenziamento”. Luca Santambrogio, Presidente della Provincia di Monza e Brianza ha ribadito “il pieno allineamento con le altre istituzioni nella ricerca di una soluzione vantaggiosa per i lavoratori”. Giacomo Iametti, Vice Presidente della Provincia di Varese, ha illustrato i dati drammatici elaborati dal gruppo tecnico di crisi: “l’impatto negativo causato dai tagli sull’indotto, sul commercio e sul mercato immobiliare nell’area di Solaro e del varesotto stimano, in uno scenario a 5 anni, perdite economiche comprese tra i 32 e i 60 milioni di euro”.
Presenti anche le Direzioni regionali Istruzione, Formazione e Lavoro e Sviluppo Economico che hanno confermato la presenza degli Assessori competenti al Tavolo di Roma del 15 giugno e l’allineamento con le altre Regioni coinvolte dalla vertenza Electrolux nel rifiutare il piano attuale della multinazionale.
In chiusura di audizioni il Consigliere Luca Paladini (Patto Civico) ha sollecitato “Regione Lombardia a prendere una posizione decisa di fronte a una crisi così impattante”; per la Consigliera Paola Pizzighini (M5Stelle) “il Governo e la Regione devono bloccare politicamente queste multinazionali che depredano l’industria italiana solo per profitto” e il Consigliere Paolo Romano (PD), definendo “gravissima l’assenza di Electrolux all’audizione”, ha chiesto che “il Presidente di Regione Fontana esca con una nota pubblica in cui venga richiamata l’azienda a una risposta dovuta alle istituzioni”.
Gruppo BCS
Non meno critica la situazione che riguarda il Gruppo BCS, azienda italiana leader a livello mondiale nella meccanizzazione agricola e industriale, con il futuro lavorativo di circa 400 persone e famiglie a repentaglio. Una crisi che non riguarda solo gli occupati diretti, ma anche l’intero indotto dell’area dell’Est Ticino.
“Tutelare un marchio storico come BCS significa difendere l’eccellenza del Made in Italy nel mondo – ha sottolineato in apertura delle audizioni la Vice Presidente della Commissione Silvia Scurati (Lega) -. Siamo di fronte a un’azienda con un prodotto vincente e un patrimonio di competenze che va assolutamente rilanciato e valorizzato. BCS non è solo un pilastro occupazionale per l’Abbiatense, ma un motore economico vitale per l’intero indotto. Come Vice Presidente della Commissione Attività Produttive, garantisco il mio massimo impegno: continuerò a monitorare la situazione passo dopo passo, attivando fin da subito i tecnici delle direzioni regionali competenti per trovare le soluzioni più efficaci”.
L’azienda sta affrontando una pesante crisi economico-finanziaria con debiti stimati oltre i 40 milioni di euro che fa temere l’avvio di una procedura di liquidazione giudiziale. Lo scorso 8 giugno è scaduta la procedura di concordato preventivo in atto e il Tribunale di Milano non si è ancora espresso sulla concessione o meno della richiesta di proroga alla procedura per almeno altri sessanta giorni che sarebbero preziosi per esperire i tentativi di rifinanziamento dell’azienda e della ricerca di nuovi possibili acquirenti. Una disponibilità emersa anche nel corso del Tavolo che si è svolto a maggio al Mimit in cui era stata confermata la massima attenzione sul percorso di risanamento avviato, con l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio industriale, il know how produttivo e i livelli occupazionali del gruppo, fiore all’occhiello del comparto metalmeccanico Made in Italy. Il prossimo incontro si terrà il 30 giugno.
I rappresentanti della proprietà presenti alla seduta hanno confermato che “è in corso uno scouting di partner industriali e finanziari, motivo per il quale è stata chiesta una proroga del preconcordato di altri 60 giorni”; hanno comunque evidenziato “la complessa situazione del Gruppo, strutturato su tre divisioni (motocoltivatori ad Abbiategrasso, generatori a Cusago e trattori a Luzzara in provincia di Reggio Emilia), che rende più difficile trovare un investitore che accetti di rilanciare tutti e tre gli stabilimenti”.
A preoccupare ulteriormente le rappresentanze sindacali presenti (Fiom Cgil Lombardia, Fiom Cgil Ticino Olona, Fim Cisl Milano, Rsu), l’affermazione della società, in chiusura di seduta, che parlando della “concreta presenza e dell’interessamento di alcuni investitori per un piano di rilancio necessariamente a medio lungo termine”, hanno precisato che “questo piano richiederà comunque un efficientamento dei costi, con la conseguente e certa previsione di alcuni esuberi”.
I sindacati hanno ricordato che “il Gruppo BCS rappresenta un’eccellenza storica del Made in Italy e della meccanica agricola, con un prodotto vincente sul mercato internazionale e un sistema produttivo e sociale che, tra dipendenti diretti, appalti e indotto nell’hinterland milanese, coinvolge complessivamente tra i 1.300 e i 1.500 lavoratori”. “La vertenza BCS – hanno aggiunto le sigle sindacali – è un ulteriore segnale dell’allarmante processo di deindustrializzazione e di progressivo depauperamento delle competenze professionali del territorio lombardo”.
“Chiediamo con fermezza a Regione Lombardia di fare la propria parte – hanno concluso le rappresentanze dei lavoratori -. L’obiettivo imprescindibile resta la tutela integrale di tutti i posti di lavoro e il mantenimento di tutti i siti produttivi del Gruppo, rifiutando qualsiasi soluzione che non dia piene garanzie occupazionali per l’intera filiera”.
I Sindaci di Abbiategrasso e Cusago si sono uniti alle preoccupazioni dei sindacati sull’impoverimento industriale del territorio e hanno lanciato un appello “affinché la politica eserciti il proprio ruolo per assistere e rilanciare in tempi brevi un marchio storico del Made in Italy come BCS, scongiurando la fuga di professionalità e valorizzando gli impegni di rilancio emersi al tavolo ministeriale”.
I funzionari delle Direzioni Generali regionali Istruzione, Formazione, Lavoro e Sviluppo Economico hanno confermato la massima attenzione sulla vertenza, garantendo la presenza della Regione al prossimo tavolo del Mimit del 30 giugno. Hanno poi sottolineato che “l’eventuale gestione degli esuberi dovrà avvenire tassativamente tramite accordi sindacali e mai con atti unilaterali”.
Nel corso del dibattito sono intervenuti anche i Consiglieri Michela Palestra (Patto Civico), Paola Pizzighini (M5Stelle), Paolo Romano (PD) e Onorio Rosati (AVS).