A due anni dalla scomparsa, per la prima volta esposte al pubblico 17 opere inedite del medico-artista
È stata inaugurata oggi a Palazzo Pirelli la mostra “Uno sguardo pittorico” dedicata ad Aldo Biancardi, in arte Giacinto (1931-2024, Montichiari – BS). L’esposizione, fortemente voluta dalla famiglia dell’artista a due anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 14 giugno 2024, presenta 20 opere focalizzate sui temi dell’attualità e dell’impegno sociale (14 dipinti) affiancate da 6 opere astratte. Di queste, ben 17 escono per la prima volta dallo studio dell’artista.
“Le opere di Biancardi raccontano con delicatezza e forza poetica l’anima del territorio lombardo: i suoi paesaggi, le sue comunità, le atmosfere della quotidianità rurale e urbana. Si tratta di un linguaggio visivo autentico e accessibile, capace di emozionare e far riflettere, con radici profonde nella memoria collettiva. La mostra offre l’occasione di scoprire una voce artistica limpida, intima e potente” ha commentato Claudia Carzeri (Forza Italia) promotrice dell’iniziativa.
L’esposizione inizia idealmente dagli occhi dell’artista con il suo “Autoritratto” che trasforma l’intero percorso in un’indagine antropologica sul mistero dell’esistenza umana. La prima tappa immerge lo spettatore nella natura umana più profonda con tele che raccontano quell’irrequietezza innata che ci spinge da sempre a guardare oltre i nostri confini. Subito dopo, lo sguardo di Giacinto Biancardi si fa più critico e si posa sulle contraddizioni della modernità, offrendo una dura riflessione sull’inquinamento della terra e dell’anima. In questo contesto, l’opera “La catena, internet e povertà” lancia un chiaro monito sui rischi di una tecnologia priva di etica, capace di trasformarsi da strumento di libertà in una gabbia che domina l’uomo.
Il percorso si addentra poi nelle piaghe più dolorose della società contemporanea, scuotendo lo spettatore e suscitando riflessioni sul futuro, sull’indifferenza, sulla vulnerabilità e sulla sofferenza delle migrazioni. Non manca la denuncia della guerra, rappresentata attraverso il dolore straziante di una madre e il sacrificio di un padre che protegge il figlio dai gas tossici.
L’esposizione si conclude con un messaggio di speranza, prima attraverso “La gioia di dedicarsi al prossimo”, che celebra l’opera umanitaria di Marguerite Barankitse che salvò decine di orfani durante il genocidio in Burundi, e infine con “Diffondere la cultura ci unisce”, l’opera-testamento con cui Biancardi indica nella cultura la vera via per la costruzione della pace universale.
“Abbiamo cercato di realizzare un percorso in cui l’autore, attraverso il suo sguardo, conduce il visitatore all’interno del mistero dell’uomo, partendo dalla ricerca di un valore per giungere all’esplorazione del proprio animo. Le opere esposte suggeriscono una riflessione su temi quali l’inquinamento, le atrocità della guerra e le politiche migratorie che portano le persone ad abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro migliore. Il percorso si conclude con uno sguardo di grande speranza dalla gioia del lavorare insieme alla diffusione della cultura che, per Giacinto Biancardi, era lo strumento principale per costruire la pace a tutti i livelli da quello familiare fino alla convivenza tra i popoli” ha spiegato Luca Biancardi curatore della mostra e figlio dell’artista.
All’inaugurazione erano presenti anche il Sottosegretario ai Controlli, Patrimonio e Digitalizzazione di Regione Lombardia Ruggero Invernizzi e l’Assessore alla Pubblica istruzione e Politiche giovanili del Comune di Montichiari Davide Tiraboschi.
La mostra potrà essere visitata fino a giovedì 25 giugno nei seguenti orari: da lunedì a giovedì dalle 9 alle 18 e venerdì dalle 9 alle 13. Ingresso libero.
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Aldo Biancardi, in arte Giacinto, è stato una figura eclettica di medico anestesista, agopuntore, poeta e pittore, animato da una profonda cultura umanistica e da una sincera religiosità. Nonostante la passione per il disegno coltivata fin dall’infanzia, ha anteposto per anni i doveri familiari e l’impegno sociale alla carriera artistica, riuscendo a dedicarsi alla pittura con continuità solo dagli anni Ottanta. Ha vissuto l’arte con assoluta libertà interiore, senza vincoli di mercato o ambizioni commerciali.
La sua vasta produzione di quasi 600 opere – che spazia tra paesaggi, ritratti, arte astratta, soggetti religiosi e dipinti di denuncia sociale contro le atrocità della guerra – si distingue per l’immediatezza dell’impressione, la maestria tecnica del segno e una profonda sensibilità per le tonalità luminose, tese a tradurre in emozione visiva il mistero dell’esistenza quotidiana.