Leonardo lombardo: Milano ma non solo

Milano e la regione Lombardia si preparano a celebrare il 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519), che ricorrerà il prossimo 2 maggio. Per quanto, come noto, la vicenda del grande uomo del Rinascimento non abbia conosciuto confini (così come i prodotti del suo genio non hanno conosciuto limiti di tempo e spazio), alcune tracce della sua vita si possono rinvenire in diversi luoghi della nostra regione, a partire da Milano ovviamente.

Quando Leonardo arrivava nell’allora capitale del Ducato era il 1482: si presentava alla corte degli Sforza come una sorta di “ambasciatore culturale” di Lorenzo il Magnifico, che era intenzionato a mostrare il predominio artistico e culturale di Firenze sulle signorie italiane. Per quanto proponesse progetti avanguardistici di ingegneria civile e militare e di architettura, e per quanto fosse affascinato da una città apertura alle novità scientifiche e tecnologiche (di cui le continue campagne militari necessitavano), l’accoglienza di Leonardo nell’ambiente milanese fu piuttosto tiepida. L’artista dovette aspettare un anno prima di ottenere la sua prima commissione: era la celeberrima Vergine delle Rocce, una pala d’altare da collocare nella chiesa, oggi distrutta, di San Francesco Grande (il dipinto poi finì in vendita al re di Francia Luigi XII, a causa di questioni economiche con i committenti).

Però, gli anni milanesi – passati sotto la protezione di Ludovico il Moro – divennero ben presto fecondi di molte sue opere artistiche: la Belle Ferronnière, dipinto di una dama (forse legata alla corte sforzesca) dall’intenso sguardo; la cosiddetta Dama con l’ermellino; le decorazioni nel Castello Sforzesco e il colossale monumento equestre a Francesco Sforza, opera progettata, iniziata ma mai completata, a causa di alterne vicende. Non tutti sanno, poi, che Leonardo fu consulente anche per il progetto del tiburio del Duomo di Milano.

Proprio su richiesta dei fabbricieri del Duomo si recò anche a Pavia, per una consulenza, e qui dovette concludere gli studi sul corpo umano che portarono alla realizzazione del celebre disegno dell’Uomo vitruviano. Tra una festa di corte e l’altra (per le quali era chiamato a ideare grandiose scenografie), seguì Bianca Maria Sforza, che era in viaggio verso la Germania, e poté visitare altre terre lombarde: il Lago di Como (i cui paesaggi montuosi sono, secondo alcuni, quelli dello sfondo dell’Ultima cena), la Valsassina, la Valtellina e la Valchiavenna.

Tornato a Milano, nel 1494 ricevette in commissione il lavoro che, se al momento lo sollevava da problemi economici, nei secoli lo iscriverà all’albo dei più grandi artisti di sempre: l’Ultima cena, affresco nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, un luogo che il Moro intendeva destinare alla memoria della propria famiglia. Nell’opera Leonardo applicò tutti gli studi da lui compiuti in quegli anni, attingendo alla tradizione fiorentina dei cenacoli, ma reinterpretandola in maniera originale.

E molto ancora si potrebbe dire di Mantova, dove Leonardo riparò in seguito alla conquista francese di Milano (1499) e di Como e Vaprio d’Adda (MI), dove l’inventore soggiornò in occasione di un suo secondo periodo milanese (1508-1513): a questa stagione vanno ricondotta  la famosa Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino e alcuni progetti di collegamento tra Adda e Ticino (alcuni lo vorrebbero addirittura ideatore dei Navigli, che però hanno origini diverse).

Una vita sempre in viaggio, dunque, con il cuore anche “lombardo”. È naturale quindi che la nostra regione dedicasse al grande genio diversi luoghi della cultura e della scienza. Simbolico, in tal senso, il monumento (non è l’unico) in piazza della Scala a Milano che guarda verso il Piermarini, e il Museo Nazionale della Scienza e Tecnica che porta il suo nome (immerso nei chiostri di un monastero olivetano del ‘500, è uno dei più grandi musei tecnico-scientifici d’Europa, il più grande del genere in Italia, con l’esposizione di modelli storici costruiti a partire dai disegni di Leonardo e un notevole patrimonio storico). A custodire la diretta memoria dell’artista ci sono poi la Vigna di Leonardo (sempre nel capoluogo in corso Magenta, 65), un museo che sorge sul luogo dove era piantata (e ora ripiantata) la vigna che Ludovico il Moro donò all’artista nel 1498, e ancor più la Pinacoteca Ambrosiana. È qui che dal 1637 sono conservati molti Studi di ingegneria, architettura e anatomia e diversi progetti in quel grande tesoro che è il Codice Atlantico, la più ampia collezione di oltre 1100 fogli leonardeschi (di formato grande, atlantico appunto), 2000 disegni, appunti, note autobiografiche e studi su varie discipline, che abbraccia l’intera vita intellettuale dell’uomo per un periodo di oltre quarant’anni.

Anche l’Ecomuseo dell’Adda di Leonardo, che attraversa le terre di Milano, Monza e Brianza fino a Lecco, onora il rapporto tra l’artista e la natura nei luoghi in cui Leonardo approfondì i suoi studi e si ispirò (è a Paderno d’Adda che si trova il paesaggio che da cui si ritiene sia tratto lo sfondo della Vergine delle Rocce). Nel pavese, a Vigevano, si incontrano invece il Castello Sforzesco, la piazza Ducale, il Mulino di Mora Bassa dell’Est Sesia legati al soggiorno di Leonardo in quelle terre. In città si può visitare anche il Leonardiana, un museo con una “pinacoteca impossibile”, in cui sono esposti tutti i 26 dipinti attualmente attribuiti al genio. Per i più piccoli, infine, c’è Leolandia (a Capriate San Gervasio, BG), un parco divertimenti con un’area completamente dedicata a Leonardo per scoprire la sua vita e le sue invenzioni in maniera interattiva.

Dario Romano