Industria, segnali positivi del sistema produttivo nel primo trimestre 2026

Produzione e fatturato delle imprese lombarde si confermano i principali punti di forza del sistema economico regionale

La manifattura lombarda conferma la propria capacità di tenuta e rilancio anche in uno scenario internazionale ancora segnato da instabilità geopolitiche e rallentamento economico globale. I dati del primo trimestre 2026, elaborati dall’analisi congiunturale realizzata da Unioncamere Lombardia in collaborazione con Confindustria Lombardia e REF Ricerche, evidenziano infatti un quadro di sostanziale tenuta del sistema produttivo regionale.

La Lombardia si conferma così il principale motore industriale del Paese e una delle aree industriali più competitive d’Europa. Dopo i segnali positivi registrati nel corso del 2025, il comparto industriale lombardo continua a mostrare indicatori incoraggianti, sostenuti dalla capacità delle imprese di innovare, esportare e mantenere elevati livelli di competitività nonostante le difficoltà del contesto internazionale.

Restano tuttavia aperte alcune criticità legate ai costi energetici, all’accesso al credito e alle tensioni commerciali internazionali, fattori che potrebbero influenzare l’andamento dei prossimi mesi. Il consolidamento della ripresa resta legato soprattutto all’evoluzione dello scenario geopolitico internazionale e alla capacità di mantenere condizioni favorevoli agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla competitività delle filiere produttive lombarde.

Nel dettaglio, l’industria lombarda ha consolidato il percorso di crescita avviato nei trimestri precedenti, accompagnata da un incremento del fatturato e da un miglioramento del clima di fiducia delle imprese.

Particolarmente significativo il dato relativo alla competitività delle imprese lombarde sui mercati internazionali, elemento che continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del sistema economico regionale. In questo quadro, il comparto manifatturiero si conferma centrale per la crescita della Lombardia, contribuendo in modo determinante alla produzione di valore, all’occupazione e alla capacità di attrazione di investimenti.

La produzione industriale registra un incremento congiunturale dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, accompagnato da una crescita del fatturato pari allo 0,1% e da un aumento dell’occupazione dello 0,5%. Positivo anche il dato relativo agli ordini esteri, in crescita dello 0,4%, mentre gli ordinativi interni segnano una lieve flessione dello 0,3%.

Anche il comparto artigiano conferma la tenuta del sistema manifatturiero lombardo. Produzione e fatturato registrano variazioni contenute (-0,3%), mentre gli ordini risultano in lieve crescita sia sul mercato interno sia su quello estero (+0,2%). Sul fronte occupazionale il saldo tra ingressi e uscite resta positivo (+0,5%), mentre diminuisce il ricorso alla cassa integrazione, ancora concentrato nei comparti maggiormente in difficoltà come siderurgia, tessile e abbigliamento.

I dati tendenziali mostrano una sostanziale stabilità dei livelli produttivi, con lievi flessioni annuali pari al -0,4% per l’industria e al -0,3% per l’artigianato. Più dinamico, invece, il fronte degli ordinativi industriali, trainati soprattutto dalla domanda internazionale: +3% gli ordini dall’estero contro il +0,3% del mercato interno.

Tra i settori più performanti spiccano alimentari (+3,7%), chimica (+2,8%), carta-stampa (+2,3%) e abbigliamento (+1,5%). Sostanzialmente stabili legno-arredo (+0,2%), minerali non metalliferi (+0,2%) e siderurgia (0%). In contrazione, invece, meccanica (-1,2%), gomma-plastica (-1,4%) e manifatturiere varie (-1,6%), mentre risultano più marcate le difficoltà nei comparti tessile (-3,7%), pelli-calzature (-4,7%) e mezzi di trasporto (-5,6%).

L’indagine evidenzia, inoltre, una crescente attenzione delle imprese verso i temi della sostenibilità: l’80% delle aziende industriali considera il tema strategico per il proprio business, quota che si attesta al 66% tra le imprese artigiane. Nelle grandi aziende l’attenzione supera il 90%, mentre tra le microimprese resta sotto il 60%, evidenziando un divario ancora significativo.